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| Milk, il gay di Gus Van Sant |
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| Milk sta per Harvey Milk, uno dei martiri del movimento per i diritti civili, il primo attivista per i diritti gay ad avere una carica elettiva negli Stati Uniti |
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| Giovedì 30 Ottobre 2008 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Spettacoli |
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di Ferdinando Cotugno
Gus Van Sant non è Ang Lee: come il regista di Brokeback Mountain, Van Sant punta agli Oscar con una storia di omosessualità. Il suo nuovo film, Milk, non è un melò con i due protagonisti gay ma un lavoro apertamente politico, e la Focus Film, che dovrà distribuirlo, è di fronte a un bel dilemma: presentarlo come una Grande Storia Americana, per non compromettere botteghino e corsa agli Academy Awards, o insistere sul taglio militante della vicenda, accontentando attivisti e sostenitori? Milk sta per Harvey Milk, uno dei martiri del movimento per i diritti civili, il primo attivista per i diritti gay ad avere una carica elettiva negli Stati Uniti, come consigliere comunale (supervisor) del municipio di San Francisco. Milk era affettuosamente soprannominato il "sindaco di Castro", lo storico quartiere della comunità gay, per la quale rimane una sorta di MLK: un leader assassinato per le sue idee. Il film esce a 30 anni esatti dal suo omicidio: il 27 Novembre del 1978, Harvey Milk fu ucciso insieme al sindaco della città, George Mascone, da un altro supervisor, l'omofobo Dan White. Van Sant segue Milk in tutto il suo percorso, dall'arrivo in città per aprire un negozio di macchine fotografiche, alle sue battaglie per dare voce alla comunità di cui ben presto divenne il simbolo, fino alla storica elezione. A prestare volto e carisma al protagonista, uno degli attori più impegnati di Hollywood, Sean Penn, trionfalmente accolto alla prémière, proprio in un teatro di Castro. La serata di gala cade in un momento più adatto, nella città simbolo per la lotta dei diritti degli omosessuali: la California è in fibrillazione per una legge che abolirebbe le unioni tra persone dello stesso sesso, quella Proposition 8 contro la quale anche Hollywood si è mobilitata. Il film esce mentre una delle più grandi conquiste del movimento di Harvey Milk rischia di essere persa. Motivo in più per far dichiarare a Neal Giuliano, presidente della Gay and Lesbian Alliance Against Defamation: «Non permetteremo ai pubblicitari di avere la meglio sulle idee per le quali un uomo ha sacrificato la sua vita». Tra l'anteprima di Castro e l'uscita in sala ci saranno quattro settimane, durante le quali la febbre politica toccherà il picco. Gli analisti di mercato della Focus non vogliono sacrificare l'Oscar al plausibile declino della passione politica. Dovranno vedersela però con i custodi della memoria di Harvey Milk. Questo articolo ha ricevuto 214 visite.
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