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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Gay in punta di Penn
Gay in punta di Penn
Saggio di bravura del grande Sean nei panni di Harvey Milk, pioniere e martire dei diritti omosessuali, assassinato a San Francisco nel 1978
Venerdì 17 Ottobre 2008
di L'Espresso
in Spettacoli

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di Silvia Bizio

La sua vita ha cambiato la storia. Il suo coraggio ha cambiato intere vite. Lo slogan con cui il 28 ottobre verrà lanciato a San Francisco 'Milk', il nuovo film di Gus Van Sant, 56enne regista autore di 'Elephant' (Palma d'Oro a Cannes), 'Paranoid Park', 'Belli e dannati', 'Will Hunting - Genio ribelle', non è solo una trovata pubblicitaria. Harvey Milk è stato il primo politico americano dichiaratamente omosessuale eletto a una carica pubblica. Era consigliere comunale a San Francisco negli anni '70. È stato ucciso dal rivale collega Dan White, assieme al sindaco George Moscone, il 27 novembre 1978. Girato a San Francisco il film segue Milk da quando, a 40 anni, si trasferisce in questa città. Per il suo ruolo, Van Sant, ha scelto un interprete eccezionale: Sean Penn. Lo affianca un cast di tutto rispetto: James Franco è Scott Smith, il compagno di Milk, Diego Luna interpreta il suo giovane amante, Emile Hirsh, un attivista gay, e Josh Brolin recita nel ruolo dell'assassino Dan White (scontò solo cinque anni di prigione in quanto un uso eccessivo di dolci l'avrebbe portato a una temporanea perdita di senno).



Milk, a San Francisco e in tutti gli States è un personaggio mitico: nessun uomo politico sie era battuto con tanta energia ed efficacia per i diritti dei gay. Il 22 maggio, giorno del suo 78esimo compleanno, un piccolo monumento in suo onore è stato posto in cima alla scalinata del municipio di San Francisco. E la sua vita è stata raccontata (oltre che in spettacolo teatrali, libri e canzoni), 24 anni fa in 'The Times of Harvey Milk', Oscar come miglior documentario. "Quel film è molto bello e corrisponde a degli standard di qualità altissimi", riflette Van Sant, quando gli viene chiesto se non avesse paura di girare un'altra pellicola sullo stesso tema, "ma ho sentito che una versione romanzata, anche se fedele alla biografia del personaggio e alla storia del Paese, sarebbe stato un importante passo per raccontare questo uomo e i suoi tempi".



Anche Van Sant è un gay dichiarato, e tanta della sua carriera cinematografica è stata dedicata all'esplorazione dell'omosessualità. Ecco perché, ammette, non è stato facile affrontare la storia di un uomo, considerato una specie di martire della causa. Ci sarà chi troverà 'Milk' troppo sbilanciato sul lato pubblico e chi lo troverà troppo intimista, invece. Lui, come per prevenire ogni attacco, dice: "Avevo presenti le difficoltà nel raccontare la storia di Milk in tutte le sue sfumature. Ma il copione che mi è stato sottoposto parlava più del lato pubblico e politico di Harvey che della vita di tutti i giorni". Insomma, si tratta alla fine di un film che non violerebbe l'intimità di colui che Van Sant definisce "un santo del mondo gay".



Harvey Milk era un personaggio poliedrico, un uomo politico, un gay che viveva con un partner e aveva anche un amante, era fotografo di mestiere ed è diventato popolare presso l'elettorato grazie alle proprie capacità quasi teatrali. Venne assassinato all'apice della carriera, il giorno dopo che le sue proposte di leggi sulla parità dei diritti vennero approvate, dopo anni di battaglie. Non è quindi un ruolo facile per un attore, perfino per uno bravo e camaleontico come Sean Penn.



In genere, a Hollywood, quando si chiede a un attore perché ha accettato un ruolo difficile, spesso la risposta tira in ballo la bravura del regista. Penn, invece, da attivista da sempre di ogni battaglia per i diritti umani, risponde: "Per me la cosa più importante era che il copione fosse autentico non solo per quanto riguarda i rapporti personali di Milk e il suo lato intimo, ma soprattutto per l'aspetto politico. È finita che mi sono innamorato del mio personaggio, del suo spirito. Interpretarlo è stato qualcosa di più del normale lavoro da attore". Aggiunge Van Sant, in sintonia con questo ragionamento politico: "Uno dei motivi per cui è valsa la pena di fare questo film è tramandare la memoria di un eroe americano ai giovani che, all'epoca, non c'erano. È una pellicola che vuole far capire quanto bisogno abbiamo di figure di questo tipo". E perché la scelta di Penn per il ruolo? Non era meglio un attore omosessuale? Van Sant risponde candidamente che intanto conosceva da anni Sean Penn. E poi che lo stesso Penn conosce bene San Francisco, dato che vive nella Bay Area. E poi confessa: "A questo film ci tenevo più di tutto. Avevo offerto il ruolo di Harvey a Sean nel '98, dieci anni fa. Pensavo che se fossi riuscito a convincere qualche star a fare la pellicola, oltre a Sean nei panni di Milk, Tom Cruise in quelli di Dan White, il suo assassino, sarei riuscito a farcela, già allora". Ci sono voluti dieci anni per realizzare il sogno, anche se senza Cruise.



A vedere le scene della pellicola stupisce con quanto realismo Penn si sia calato nel personaggio di Milk. La scommessa di Van San è stata vincente. Dice il regista: "Ogni giorno sul set quelli che conoscevano bene Milk erano sconvolti dalla trasformazione di Sean nel suo personaggio. C'era sempre qualcuno che piangeva quando ascoltava Penn che recitava i suoi famosi interventi". Era anche importante, continua Van Sant, che spesso nei suoi film utilizza tecniche da documentario, l'uso di materiale d'archivio in certi passaggi dell'opera. Per esempio l'annuncio dell'assassinio di Milk e del sindaco Moscone dato da Dianne Feinstein, oggi senatrice, allora presidente del Board of Supervisors di San Francisco, sulla scalinata della City Hall. "È un'immagine così iconografica che non volevo nemmeno tentare di ricrearla". Infatti uno degli aspetti più straordinari di questo lavoro è il mescolarsi di verità e finzione.



San Francisco, capitale mondiale dei gay, si è mobilitata: ha aiutato la troupe e ha tirato fuori le memorie. In uno degli ultimi giorni di riprese oltre 3 mila comparse volontarie si sono presentate per ricreare la Gay Freedom Day Parade, che celebrò l'appena eletto Milk, e che segnò il debutto della bandiera arcobaleno, una bandiera che da allora sventola sulle finestre di ogni casa di Castro, il quartiere gay. n



Da Broadway con furore

La sorprendente carriera di un divo che Hollywood sottovalutò

Negli anni '80 Sean Penn era l'attore più sottovalutato



di Hollywood. Appassionato di recitazione e regia fin



da giovanissimo, aveva un passato teatrale che lo aveva



visto a Broadway, ma la sua immagine rimaneva



quella del debuttante nell'antimilitarista 'Taps' (1981)



di Harold Becker e icona di cattivo ragazzo in 'Bad Boys' (1983) di Rick Rosenthal. Una immagine riduttiva, amplificata dal matrimonio con Madonna nel 1985, di cui si ricordano le liti e le risse con i paparazzi. La rinascita di Penn si deve a Brian De Palma che, in 'Vittime di guerra' (1989) e in 'Carlito's Way' (1993), ne contiene il potenziale distruttivo, mostrandolo come attore completo. Penn diventa il beniamino dei migliori registi, il paladino dei diritti civili e un tenace oppositore dei Bush. Tim Robbins in 'Dead Man Waking' (1996) lo porta alla nomination per l'Oscar, Nick Cassavetes in 'She's So Lovely' (1997) gli offre una parte che vale la Palma d'Oro come miglior attore a Cannes. Penn recita per Oliver Stone in 'U-Turn' (1997), David Fincher in 'The Game - Nessuna regola' (1997), Terrence Malick in 'La sottile linea rossa' (1998), Woody Allen in 'Accordi e disaccordi' (1999) che gli vale la seconda nomination all'Oscar, prima di conquistare la statuetta (e il Golden Globe) con l'incredibile interpretazione nel doloroso 'Mystic River' (2003) di Clint Eastwood. O. C.

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