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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Al festival di Roma scandalo Murino: bacio saffico e scene di nudo
Al festival di Roma scandalo Murino: bacio saffico e scene di nudo
«È la storia di un triangolo ma niente imbarazzo sul set»
Mercoledì 15 Ottobre 2008
di Corriere.it
in Spettacoli

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ROMA — Sarà il film dello scandalo al Festival del cinema di Roma. «È la prima volta che accetto scene di nudo ma la sceneggiatura è meravigliosa », racconta Caterina Murino, protagonista con Mena Suvari e Jack Huston di The Garden of Eden (con partecipazioni di Matthew Modine e Carmen Maura, il produttore è Lome Thyssen). Sicura che è la prima volta? «Anche nel Seme della discordia di Pappi Corsicato si vede il mio lato B, perché è quello di cui mi vergogno di meno». Film bastonato dai critici. «Devo rivederlo. Sono rimasta scioccata dall'estrosità di Pappi. È una soap opera sotto acido, io non recito così normalmente ». E nel Giardino dell'Eden è il serpente che si insinua... «Sono orgogliosa di questo film. È bello agli occhi, ha un segno estetico forte. Dividerà, ci saranno discussioni, lo so. Parliamo di un film estremamente disturbante, nella perversione, nei giochi erotici. Che poi si veda o non si veda un nudo integrale poco importa. È il clima malsano che si impone».





La storia di un triangolo amoroso, dal romanzo di Hemingway d'ispirazione autobiografica pubblicato nel 1986, 25 anni dopo dopo la morte dell'autore. Ambientato nel '26, un giovane scrittore di successo e sua moglie, viziata, capricciosa, fascinosa che durante la luna di miele in Costa Azzurra lo spinge al di là della sua immaginazione. Caterina è l'amante: di lui, di lei... Si tagliano i capelli corti corti tutti e tre, cercano complicità sempre più border line. Caterina stampa un bel bacio sulle labbra di Mena Suvari (la ricordate come ragazzina viziosa in American Beauty?). «Tutti mi parlano di questo bacio saffico... Con Mena ci siamo divertite. Quel bacio non lo trovo forte ma dolce ». Nessun imbarazzo insomma. «Se devo baciare sullo schermo un uomo o una donna non c'è alcuna differenza. Il pudore m'è rimasto riguardo al nudo. Il regista, John Irvin, guardando il monitor continuava a dire: ancora, ancora. A un certo punto gli ho detto che se non la smetteva me ne sarei andata. La moglie dello scrittore è curiosa, sono io la lesbica, quando mi incontra sto con la mia compagna. Lei dice: insegnami come si fa». Mena ha detto che oggi sarebbe una storia quasi normale. «La donna è più bella fisicamente di un uomo, ho sempre adorato le modelle, ne sono ammirata. Col mio ex, non mi importava che le guardasse, sono io la prima».



Mai attratta da una donna? «Qualche donna si è innamorata di me». Come le dissuade? «Non le dissuado, cerco di trasformare l'ambiguità in amicizia. Non sono mai brusca: lo sono solo quando finisce male una storia d'amore». Dopo tante delusioni maschili cadrebbe in tentazione? «Ci potrei pensare». Da piccola era un maschiaccio? «Ero più femminile di quanto lo sia ora. Un'attrice francese, Melanie Thierry, mi ha detto che sono estremamente sensuale ma ho un viso maschile. Lo trovo un complimento fantastico. Quanto al film, bisogna pensare al contesto storico. Poco prima della Depressione, in Usa, le donne hanno smesso di portare i corsetti rifiutando tutto ciò che costringe il corpo e la mente, c'era una grande apertura, un desiderio di portarsi socialmente allo stesso livello dell'uomo».



Come comincia il triangolo? «Io sono attratta da questa coppia con i capelli corti tagliati allo stesso modo. Mi avvicino. Mi ritrovo al parrucchiere di lei». E in un battito di ciglia la porta a casa, «regalandomi al marito». A leggere lo script, sembra un fesso nelle mani delle due donne. «È fesso quando è manipolato dalla moglie, io mi adopero con dolcezza per cercare di salvarlo. La moglie lo spinge a scrivere la loro vita quotidiana, per alimentare la fantasia del marito si inventa giochi erotici e trova me, l'aristocratica italiana che rompe l'equilibrio. Lui smette di scrivere e inizia la catastrofe. Il bello è che ho cominciato la mia carriera come lesbica, nel tv movie Le ragazze di Miss Italia di Dino Risi». Anche lei ha dovuto tagliare la sua bella chioma. «Sul copione non c'era scritto. Un giorno il regista s'è avvicinato, che bei capelli che hai, peccato che li taglieremo. Gli risposi che non se ne parlava. Poi ho capito che era una necessità».



Il Festival di Roma sarà molto italiano. «Ma ci saranno delle star straniere. Sarò cattiva, però le cose da noi restano sempre a metà. Se vuoi farlo italiano, lo devi fare fino in fondo. Ora mi massacreranno come sempre». Ma è una irredentista sarda fiera e schietta, lo sappiamo. «Ogni volta che apro bocca...Come quando sul sito del vostro giornale ho detto che i francesi sono più galantuomini degli italiani, le donne mi hanno risposto su Internet un sacco di volgarità. Io poi alla fine mi innamoro sempre degli italiani...». Sul nostro sito ha pure detto che ormai è una gallina vecchia. «È che le frasi fuori contesto...



Mi hanno chiesto se faccio ancora la modella. E per quel mestiere sono una vecchia gallina». Un buon momento per lei. «Non seguo un percorso logico, in Italia dovete vederne tanti che ho girato in Francia, dove vivo. C'è XIII con Van Kilmer che su Canal Plus ha fatto il pieno d'ascolti. Sono una ragazzaccia della periferia di New York piena di piercing e tatuaggi». Lei tatuaggi niente? «No, non mi piace tutto ciò che mi costringe a qualcosa di definitivo, in genere sono la follia di un momento». Il 30 ottobre su Fox Crime con Giuseppe Battiston è in una puntata di Donne Assassine. La ribellione femminile, le storie viste dal carnefice. «Cerco di uccidere mio marito, Giuseppe Battiston, tre volte, ma Battiston è tosto, non muore mai, come si dice a Roma, e chi l'ammazza, quello?».





Valerio Cappelli

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