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| Brachetti. Io, le mie acrobazie e il tip tap dei ciccioni |
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| L'intervista Il grande trasformista il 21 ottobre inaugura la stagione del Teatro Verdi di Firenze |
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| Mercoledì 15 Ottobre 2008 |
| di Corriere fiorentino |
| in Spettacoli |
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di GHERARDO VITALI ROSATI
È il trasformista da guinness dei primati per i suoi rapidissimi cambi di personaggi.
Con «L'uomo dai 1000 volti » ha fatto il giro del mondo e fra poco ripartirà per Shangai e per Londra. Ma se il suo one man show continua a trionfare ovunque, in Italia propone adesso uno spettacolo corale, da lui scritto, diretto e interpretato, che lo vede sul palco insieme a 21 artisti di diverse nazionalità.
Il «Gran varietà Brachetti », al Verdi di Firenze dal 21 al 26 ottobre, racconta la storia di «gruppo di turisti imprigionati in un palcoscenico da un fantasma deciso a liberarli solo se riescono a divertirlo con uno spettacolo », ci dice Brachetti. «Ognuno si ingegna come può per dar vita a scene straordinarie, ottenendo la libertà. Ma si scopre poi che il fantasma non esiste perché, come dice il sottotitolo, è la realtà immaginata che ci rende più felici».
Secondo l'artista è un po' quello che succede a tutti: «Ci inventiamo una realtà parallela che ci serve a sopravvivere, c'è chi va dallo psicologo o dal cartomante, chi dice che ha vent'anni e ne ha cinquanta, chi vanta mille donne e resta solo o la madre che chiede al figlio gay ‘‘quando ti sposi?''».
Nello show ci saranno molti pezzi del trasformista. «Sarò in scena quasi sempre e circa mezzora da solo: farò una parodia della Butterfly (in pochi minuti divento Madama Butterfly, Pinkerton, Puccini, etc); una parodia della Bottega delle Meraviglie (dove la bottega è quella che sta in mezzo ai pantaloni), un pezzo ispirato al racconto di un vecchio comico, ‘‘Con nulla si fa tutto'', dove si mima il nulla e si creano 20 oggetti differenti». Ma in più di due ore di spettacolo spazio anche ad «artisti unici: ballerini, ballerine, acrobati, 2 ciccioni che ballano il tip tap, due polacchi che fanno un numero di forza, un mago francese, una trapezista italiana, un'equipe internazionale».
Dovrebbe essere un varietà, «ma è piuttosto un musical, perché non ci sono scenette, ma solo numeri, bal-letti, cose stravaganti». Uno spettacolo «poetico, surrealista, sorprendente», che si conclude con un finale «molto kitsch: da lontano sembra una grande rivista, da vicino invece si vede che tutto è fatto con materiali di recupero: sulle tette delle ragazze ci sono delle rotelle da passeggino. Il senso è che in un teatro abbandonato si può fare di tutto con quel che c'è».
Ci saranno molti balletti, ma «sono tutti comici oppure coerenti ad una situazione », ad esempio «un rapper, che inizia a ballare, poi cambia la musica e si capisce che è stato chiamato alle armi; muore e arrivano le ballerine, vestite da giornali: sono i mass media che gli fanno il funerale». Oppure «c'è qualcuno che dimentica una sigaretta accesa e il teatro prende fuoco, inizia un can can e a danzare sono le fiamme dell'incendio». E di Firenze che ne pensa? «L'ultima volta che ci sono venuto era il '97 e presentavo lo spettacolo ‘‘Technicolor''. È una città che a me piace molto, e apprezzo molto anche il pubblico fiorentino; alcuni miei colleghi possono pensare che sia difficile, ma dipende da quanto si conosce l'artista: una volta che si è riconosciuto, l'intesa viene da sola ». E poi, «visto che noi non facciamo Strindberg e nessuna ‘‘pirandellata'', lo spettacolo tiene bene».
Perché in realtà, confessa Brachetti, «io a teatro mi annoio tanto, dormo tanto, soprattutto in Italia. È un teatro fatto spessissimo da sovvenzioni, da soldi che devono girare per ‘‘far girare la cultura''; una cosa che costa un milione di euro non è cultura ma è spreco di soldi. Shakespeare, Molière, Goldoni, De Filippo scrivevano per mangiare, cercavano di affascinare la gente. Ma, se uno ha un bar che non funziona, lo chiude, perché allora se uno fa uno spettacolo che non funziona si deve costringere il pubblico a vederlo? Così facendo la gente non andrà più a teatro e penserà sempre che sia bruttissimo».
Per Brachetti ci sono però anche delle compagnie «che fanno cose meravigliose», come la Compagnia della Rancia, di Saverio Marconi, «che crea spettacoli popolari, ma intelligenti». Oppure la toscana compagnia della Fortezza di Armando Punzo: nel carcere di Volterra propone «lavori indirizzati a un certo tipo di pubblico e di cultura, non costano miliardi, eppure continuano a parlare attraverso i libri».
Ma queste, conclude Brachetti, «sono soltanto delle chicche in mezzo a tanto grigiume ».
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Cultura
Domenica 31 Dicembre 2000
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INCONTRI Straordinario successo all’estero dell’artista, che ha ottenuto il Premio Molière per il migliore «one man show». Nelle sue trasformazioni omaggi anche a Fellini. Dal Corriere della Sera di domenica 31 dicembre 2000
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