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Il festival Teatro dei Cantieri presenta tre storie dure tratte da Fassbinder, Koltés e dallo stesso autore-interprete "Metto a nudo le loro anime"
di LAURA NOBILE
Il dramma dell´emarginazione, esistenziale e sociale, attraverso gli occhi di un matto, di un transessuale e di un extracomunitario. Tre esistenze ai bordi della vita, tre diversi percorsi individuali, nel dramma del mondo contemporaneo. Racconta i risvolti di mondi lontani, ma comunque ai margini, "Tre studi per una crocifissione", lo spettacolo di Danio Manfredini, che stasera alle 21 debutta in una nuova edizione al complesso Montevergini per il Teatro dei cantieri festival curato da Paolo Cinquemani.
Lo spettacolo, premio Ubu nel ´92, è liberamente ispirato a "Three studies for a Crucifixion" del 1962 di Francis Bacon, tre pannelli con immagini potenti e mostruose di mattatoi e carne macellata, che il pittore legava fortemente al tema della morte e della Crocifissione. «In realtà il dipinto è solo un´ispirazione strutturale per la suddivisione in tre monologhi - dice Manfredini, che a Palermo era venuto nel ?99 ai Cantieri culturali della Zisa con lo spettacolo "Al presente" - il riferimento diretto invece parte da una riflessione su "La brutalità delle cose", la conversazione - intervista che Bacon fece con David Sylvester dedicata al modo in cui guardava i soggetti da dipingere: partendo da qui, nel nostro spettacolo il Crocifisso è l´attore, che accetta di attraversare i destini di tre personaggi del nostro tempo, indagandone la condizione. Il lavoro è il frutto dell´incontro con questo tre figure, il tentativo di entrare nel loro mondo e ascoltare la loro anima». Così il primo quadro è quello di Luciano, un personaggio che vive in un contesto psichiatrico e vagando tra sedie vuote, dà voce, con fragilità e simpatia, ai fantasmi della memoria. Il secondo è la drammaturgia ispirata al film "Un anno con tredici lune" di Rainer Werner Fassbinder: qui va in scena l´ultima mezz´ora di vita del transessuale Elvira, colto nel momento del bilancio definitivo prima dell´ultimo, tragico gesto. E poi c´è la storia di un extracomunitario inserito nel contesto di una metropoli europea, che vive la sua condizione di estraneità, dopo un´aggressione: il riferimento, stavolta, è al monologo "La notte prima della foresta" di Bernard Marie Koltès.
«Cos´hanno in comune questi tre soggetti? Vivono come cancellati, in una condizione di annullamento - continua l´attore - La loro marginalità è prettamente interiore, prima ancora che sociale, una ferita e una condizione che appartiene a tutti ma che queste tre figure non hanno più alcun motivo di nascondere».
«È importante che autori come Danio Manfredini, che torna a Palermo dopo nove anni, abbiano sposato la nostra causa, proponendosi al pubblico palermitano con la sfida del botteghino - dice Paolo Cinquemani a nome delle altre compagnie, Sutta Scupa, i Quartiatri, la compagnia del Tratto, la Nave dei folli, Ananke e C. Art teatro Palermo - Il nostro obiettivo, però, chiuso il sipario sulla rassegna, resta quello di ottenere uno spazio dove far nascere e crescere i nostri spettacoli».
Il biglietto costa 7 euro, il ridotto 4,50.
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