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| Da Capocotta a Venezia il film costato mille euro |
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| "Un altro pianeta" di Tummolini sarà proiettato domani alla Mostra del Cinema |
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| Martedì 02 Settembre 2008 |
| di la Repubblica - Roma |
| in Spettacoli |
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Il regista: "Rifiutato dai produttori, realizzato grazie al volontariato di attori e tecnici"
di FRANCO MONTINI
Andare a Venezia con un film costato meno di un abito firmato: mille euro. È l´incredibile sfida riuscita a Stefano Tummolini, 39enne romano, laureato in storia e critica del cinema, un passato da sceneggiatore con Ozpetek per Il bagno turco e con Maurizio Ponzi per Besame mucho e A luci spente. Il suo Un altro pianeta, che sarà proiettato domani a Venezia nella sezione Giornate degli Autori, racconta una giornata sulla spiaggia di Capocotta e l´incontro fra un solitario bagnante e un gruppo di ragazze in cerca di compagnia.
«L´idea del film - racconta Stefano Tummolini - risale a una decina d´anni fa, quando, incontrandomi con Antonio Merone, protagonista e coautore della sceneggiatura, scoprimmo di avere vissuto analoghe esperienze nell´elaborazione di un lutto. Insieme abbiamo scritto il copione, inutilmente proposto a una miriade di produttori. L´iter produttivo è pertanto risultato rocambolesco e dopo un primo tentativo naufragato, il progetto si è realizzato grazie al volontariato di attori - Lucia Mascino, Francesco Grifoni, Chiara Francini, Tiziana Avarista - e tecnici disposti a lavorare gratis».
Dopo un paio di settimane di prove a tavolino e altrettanti weekend a Capocotta per verificare i movimenti di macchina, le riprese, ovviamente in digitale, di Un altro pianeta si sono svolte e concluse in cinque giorni, al ritmo di 10-15 scene quotidiane, come si trattasse di una soap opera. «Terminato il montaggio, realizzato sul mio computer personale - prosegue Tummolini - abbiamo portato il film ad Angelo Draicchio, titolare della Ripley Film, che ha deciso di investire la somma necessaria per completare la post-produzione e trasferire il tutto su pellicola».
Non è strano che un film nato dall´idea dell´elaborazione di un lutto sia interamente girato su una spiaggia? «No - risponde il regista - perché Un altro pianeta è volutamente spiazzante: vuole dimostrare come le apparenze possano ingannare e la forte presenza della natura, ovvero il mare, il sole, la sabbia, diventano per il protagonista occasioni per riaffacciarsi alla vita. Naturalmente, per questioni di budget, dovevamo anche scegliere un´ambientazione in unità di luogo e l´idea di girare tutto in esterni, proprio per il cambiamento di luce, era un elemento decisivo per sottolineare il rapido trascorre del tempo».
«Quanto alla scelta di Capocotta» dice il regista, «è perché, fin dagli anni settanta, è stata la meta abituale di naturisti, gay, figli dei fiori. Nel film ci sono anche nudi integrali, scene di sesso un po´ forti, anche se non si vede nulla, e certe cose possono accadere solo lì».
Ed ora cosa si aspetta dal lancio in una vetrina così prestigiosa come quella di Venezia? «Mi auguro che possa suscitare un po´ di attenzione su un film che non possiede immediati elementi di richiamo, ma soprattutto spero che il pubblico riconosca la sincerità di un film nato solo ed esclusivamente per passione". Questo articolo ha ricevuto 417 visite.
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