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Molti hanno visto I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee. C'è chi lo ha amato, chi ne è rimasto deluso, chi lo ha osteggiato. Per questi e altri motivi la storia d'amore tra i giovani mandriani Ennis e Jack nata nel rurale Wyoming merita di essere rivista. Stasera il film è presentato in versione originale in Piazza Maggiore (con sottotitoli) introdotto da Rita Monticelli, studiosa di letteratura anglofona.
Una domanda a caldo: a lei il film piacque?
«Mi piacque molto, ma ricordo le lunghe discussioni con chi ebbe reazioni diverse dalla mia. Perché Brokeback Mountain è un filmone che si inserisce a pieno titolo nel filone hollywoodiano, come Via col vento
o Titanic, ma infrange un tabù. Come disse una giovane critica, qui il mito del cowboy non solo viene demolito, ma dissacrato».
Si aspettava quella prova da due attori protagonisti così hollywoodiani?
«Fu una sorpresa. Sia Gyllenhall che il povero Ledger prematuramente scomparso, giovani da copertina su Vanity Fair, sono riusciti ad essere trasgressivi senza aderire allo stereotipo dell'attore-tipo gay».
Al di là della storia omosessuale, è stato evidenziato quanto questo sia un film sulla difficoltà di amare. Qual è la sua posizione?
«È così. Due persone si incontrano, vivono un grande amore e non ci importa più se sia etero o omosessuale. Piuttosto, partecipando al grande rimpianto racchiuso nel finale, il pubblico non può che reagire augurandosi che in futuro gli amori non finiscano così. Il rimpianto diventa poi doppio pensando a quella società repressiva, chiusa, omofobica».
Il film inizia nel 1963: un tempo lontano?
«Uno dei motivi per cui vale la pena di vedere o rivedere questo film sta nella maggiore omofobia, a mio avviso, della società italiana di oggi».
Piazza Maggiore. Stasera, ore 22. Ingresso gratuito.
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Martedì 09 Dicembre 2008
Rai2 censura Brokeback Mountain
Grillini: "Quando l'arte, la cultura, il cinema, la letteratura vengono brutalmente censurate, vuol dire che l'autoritarismo è alle porte"
di Franco Grillini
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