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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
kd lang: fiera di essere un'icona gay
kd lang: fiera di essere un'icona gay
Ma ora mi batto con la mia musica
Domenica 06 Luglio 2008
di Corriere della Sera
in Spettacoli

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MILANO — Le definizioni spesso ti incastrano. E quando sei un artista ne soffri. Negli anni 90 kd lang («senza lettere maiuscole perché io lo scrivevo così ed è diventato un marchio » dice lei) è stata un simbolo, un'icona per la comunità gay. Dichiaratamente omosessuale, la cantante canadese che sarà domani a Villa Arconati di Bollate (Milano), era esplosa grazie a un brano delicato come «Constant Craving». Parte della popolarità veniva anche dal suo aspetto androgino, dalle sue dichiarazioni aperte e dalle foto provocatorie come quella copertina di Vanity Fair del 1993 in cui, vestita in smoking, si faceva fare la barba da Cindy Crawford.

«È stato come essere in una gabbia dorata — racconta al telefono —. Era qualcosa di cui andavo molto fiera e sapevo che era l'atteggiamento socialmente più responsabile che potessi tenere per dare un contributo alla causa. È vero che ha tolto attenzione dalla mia musica, ma sapevo che sarebbe passato ». Ora è passato. Ma per qualche anno kd è stata come un giunco sotto la corrente. Quest'anno ha pubblicato «Watershed » (non a caso vuol dire spartiacque) primo disco di sue canzoni inedite dal 2000. In mezzo si è ricostruita una carriera con un album di duetti con Tony Bennett, uno di cover di grandi autori canadesi e uno di rivisitazioni dei suoi primi lavori country. Mancanza di ispirazione? «Piuttosto una revisione di quello che volevo fosse il mio contributo al mondo in termini di parole. Da allora sono successe tre cose fondamentali che hanno influenzato la mia scrittura: l'11 settembre, sono diventata buddista nel 2000 e nel 2001 ho incontrato la mia partner ».

Vive a Los Angeles, ma è rimasta legata al suo Paese. Nel 2004 ha dedicato «Hymns of the 49th Parallel» a cover di artisti canadesi come Neil Young e Leonard Cohen (le ripropone anche in tour) e Joni Mitchell. Oggi con Arcade Fire, Michael Bublé, Feist e altri, il Canada è tornato di moda. Lei se lo spiega così: «Abbiamo una storia e una cultura ricche. L'attenzione ora è sul Canada forse perché è una combinazione tra America ed Europa, perché è rimasto fuori dalla guerra in Iraq, perché è un melting pot, perché è un Paese progressista e infatti i matrimoni gay sono legali».

Anche se non dobbiamo aspettarci proclami dal palco («Nei concerti mi piace che sia la musica a parlare. Nelle interviste mi sento più libera » sottolinea), Lang è attenta all'attualità. Da buddista che ne pensa delle tensioni fra Tibet e Cina? «Assistiamo al genocidio di un patrimonio globale». Critica con i governi occidentali che non mettono pressione sulla grande Cina, ma anche realista: «Se fossi una sportiva buddista non andrei alle Olimpiadi, se fossi cristiana forse sì». Lungo la sua carriera, kd lang ha incontrato e collaborato con i giganti della musica. Ecco i suoi ricordi: Roy Orbison? «Il suo modo di scrivere era incredibile e quando cantava si sentiva l'influenza dell'opera spagnola». Tony Bennet? «Lavorare con una leggenda che ha creato il canzoniere americano è stato più educativo di tutto quanto abbia mai fatto». Annie Lennox? «Siamo amiche a distanza da anni. La rispetto per gli sforzi che fa nella musica».

Andrea Laffranchi

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