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| CORAZONES DE MUJER, TRANS COMMEDIA AL CINEMA |
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| Per ritornare a km zero a Casablanca |
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| Venerdì 13 Giugno 2008 |
| di Il Manifesto |
| in Spettacoli |
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di Silvana Silvestri
Un travestito marocchino e una promessa sposa, on the road appassionato verso la scoperta del cuore femminile: Corazones de mujer di Kiff Kosoof: è arrivato il momento della commedia sui temi sessuali e dell'emigrazione, dopo tanti documentari, interventi televisivi e lungometraggi a sfondo drammatico. La sigla Kosoof è lo pseudonimo di Davide Sordella (il suo esordio era Fratelli di sangue con Gifuni) e Paolo Benedetti (Bluemist, sul campione del mondo di apnea Gianluca Genoni), entrambi provenienti dalla London International Film School diretta da Mike Leigh. Un film italiano dunque (era a Berlino Panorama), per trattare tematiche che nel cinema maghrebino non avrebbe posto, raccontato così in prima persona e senza filtri, senza personaggi simbolici a fare da tramite fra il pubblico e la storia che narra del tabù dell'omosessualità maschile, della verginità femminile. Il bambino, personaggio simbolo spesso utilizzato dal del cinema marocchino (A Casablanca gli angeli non volano, Ali Zaouaua) c'è anche qui, ma resta in posizione defilata, mentre a prendere la scomoda parola sono gli adulti.
Si parte dall'avanzatissima Torino, luogo emblematico, città dell'emigrazione, della Film Commission e della moda. Il protagonista è infatti «una sarta» Shakira (Aziz Amehri), sarto marocchino «casco d'oro», incaricato di confezionare l'abito nuziale per Zina (Ghizlane Waldi) che però ha un problema, non è più vergine. La soluzione la trova Shakira: porterà Zina in Marocco, dove un medico può farla tornare «a km zero». In una clinica di Casablanca, non solo si taglia ma anche si cuce. Shakira dal canto suo, non ha potuto mettere in atto l'opportunità perché ha un figlio laggiù, cresciuto dalla sua famiglia, che crede che lui sia il fratello maggiore e ha sempre saputo che il padre è morto. Le sovrastrutture che si portano dietro i due protagonisti, cadono via via durante il viaggio, lasciando il posto a una difficile ricerca di se stessi. Va via la bionda parrucca già sul traghetto e ne emerge un uomo determinato, anche se il suo rapporto con il figlio fa fatica ad emergere. Ben più difficile il percorso di Zina che apparentemente sa quello che vuole, innanzi tutto ubbidire sempre e comunque, sposare un uomo anche se non lo ha scelto lei, avere una parvenza di verginità. Poi comincia a tirare fuori tutti i suoi demoni e una persona nuova riuscirà a emergere grazie alla magia della musica ipnotica, della danza che in tutto il mediterraneo produce trance e liberazione. Il film, raccontano i registi, è nato da un incontro con Shakira in un locale marocchino torinese. È lui a raccontare la storia e nel film si ritrova un po' dell'andamento documentaristico con il viaggio (sulla Fiat Duetto), camera a mano alla scoperta di luoghi e cerimonie. Anche la musica è italiana, di Enrico Sabena. Questo articolo ha ricevuto 191 visite.
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