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| Altromondo il fim di Fabiomassimo Lozzi |
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| Anticlericale, certo. Ma non è forse la Chiesa la prima nemica dell’Omo-amore? |
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| Venerdì 06 Giugno 2008 |
| di Enrico Oliari |
| in Spettacoli |
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Altromondo è un film forte che con un linguaggio diretto e a volte crudo descrive l’omosessuale nelle diverse espressioni, con un interessante e sottile crescendo che passa dall’essere gay pur non riconoscendosi gay all’omofobia generata da omosessuali stessi e quindi da una fallo-filia insaziabile a quel supremo rapporto che si basa sul sentimento e che è l’omoaffettività.
Fabiomassimo Lozzi non dimentica nessuno: c’è il maschio a cui piace essere sottomesso da un altro maschio, la marchetta da strada che tanto piaceva a Pasolini, il ragazzo che spera di lasciare la provincia per vivere pienamente la sua libertà, quello che vuole essere la latrina del macho e chi lo dice al padre, scoprendo in questi una risorsa; e dalla ricerca della propria identità si arriva al desiderio di emancipazione ed alla voglia di quei diritti civili che oggi mancano nel nostro Paese e che rappresentano un vuoto ingiustificabile nell'Europa Unita di oggi.
Anticlericale, certo. Ma non è forse la Chiesa la prima nemica dell’Omo-amore? Non è forse il Vaticano, così ben radicato nella struttura politica italiana a presentarsi come liberticida e ostacolo allo sviluppo sociale di milioni di omosessuali?
In un mondo impostato sul vagino-centrismo, etero-sessista per forza, con donne mezze nude sui cartelloni pubblicitari da 6 metri per 3 delle nostre città e con i film italiani che, siano essi gialli o neri, hanno per forza di cose sbaciucchiamenti sulle poppe delle modelle e in una società dove fin da scuola ti insegnano che il mondo si fonda sul fidanzatino con la fidanzatina, Lozzi ci informa che esiste un “Altomondo”, ovvero una comunità gay enorme, dove c'è che vive ancora clandestinamente e dove è difficile vivere dignitosamente con il proprio compagno; e qui l'autore non ci passa sopra: il film è anche un sonante monito agli stessi omosessuali, chiamati ad uscire dalla nudità del silenzio e del degrado per vestirsi di quella dignità che genera i diritti ed il rispetto.
Ottima la fotografia di Minot.
5 giu 2008
Enrico Oliari
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