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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Doppia lettera d'amore a Derek Jarman
Doppia lettera d'amore a Derek Jarman
FILM: DEREK DI Isaac julien, con derek jarman, gran bretagna, 2008
Venerdì 06 Giugno 2008
di Il Manifesto
in Spettacoli

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di Cristina Piccino

Derek, che l'afro-inglese Isaak Julien ha dedicato a Derek Jarman, sarà presentato lunedì prossimo al festival gltb di Milano da Tilda Swinton, l'icona jarmaniana che è autrice dei testi che legge nel film-omaggio al più grande regista inglese indipendente del secolo scorso. Un evento storico. Derek è la storia di Jarman, morto di Aids nel '94, ma non è una «biografia». Julien autore tra gli altri del magnifico ritratto,Frantz Fanon, Black Son White Mask, è regista di sensibilità attenta sintonizzato sulla stessa visione di Jarman nelle battaglie politiche e nell'uso «politico» del cinema come sapiente dosaggio di storia, immaginario, visualità, poesia, provocazione, leggerezza e vitalità. Ci sono molti materiali diversi nel film di Julien, dal suo centro di partenza, Tilda Swinton, quasi una guida, complice sin da ragazzina nell'universo di Jarman di bellezza e antagonismo, raffinata intellettuale e intensamente presente. La troviamo, oggi, nel giardino costruito dal regista, Jarman elaborava le sue sculture con ogni cosa che si potesse utilizzare, sassi, piante, rami, davanti al mare e al cottage in cui abitava allora stipato delle sue cose, le opere d'arte, i disegni, i quaderni, i materiali con cui narrare la vita... Swinton legge Letter to an Angel, da lei scritta nel 2002, i suoi ricordi del «grande cineasta dell'era Thatcher», e l'entusiasmo per l'uscita in dvd di Jubilee ('77).

Julien mischia home movie, filmini familiari con Jarman bimbetto che sguazza in una piscina gonfiabile insieme alla sorellina, i genitori eleganti, la madre che fuma in giardino appena altera nel golfino grigio perla sulla gonna attillata... Nel fuoricampo la voce di Jarman inanella la «storia» della sua vita in un'intervista con Colin Mac Cabe, autore e produttore, rilasciata qualche anno prima di morire. Ogni tanto lo vediamo mentre parla, al tavolo del suo cottage, poi torniamo di nuovo nel mondo dell'infanzia e adolescenza, la scuola cattolica e il lavaggio del cervello, le prime scoperte della sessualità, le vacanze in Italia, i genitori, la madre classe media con la famiglia legata all'impero in India. L'arrivo a Londra, al King's College agli inizi degli anni 60 quando la swinging London è ancora lontana. L'home movie privato di frammenti scivola nei film del regista e quasi non sappiamo più distinguere. Sono i primi lavori sperimentali in super8 inizi anni 70, Jarman è anche pittore, sulla tela getta i colori con veemenza selvaggia pre punk. Rivoluzionario, irrequieto, faccia bellissima, sperimenta nella vita la rivolta che scuoterà l'Inghilterra, il no future di rabbia, le rivendicazioni gay & lesbian contro la polizia, la repressione e quella campagna orrenda di razzismo persecutorio scatenata con l'aids. La colpa dei peccatori, i film di Jarman, dice Tilda, cambiano, si popolano di fantasmagorie religiose, l'estremismo di Shakespeare si coniuga con quello di Sid Vicious...

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