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Edizione di Giovedì 23 Febbraio 2012
Supergay: il supereroe più omosessuale che ci sia
Supergay: il supereroe più omosessuale che ci sia
Non è un aereo. Non è un missile. Non è una cabina del telefono rosa con lustrini e paillettes. Al secolo è Supergay, il supereroe più omosessuale della storia dei videogiochi
Venerdì 08 Luglio 2011
di La Stampa
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Non è un aereo. Non è un missile. Non è una cabina del telefono rosa con lustrini e paillettes. Al secolo è Supergay, il supereroe più omosessuale della storia dei videogiochi. Anche perché, se la memoria non inganna, è esattamente il primo omosupereroe protagonista di un videogioco commerciale.

Il suo esordio si intitola Supergay & the attack of his ex-girlfriends (“Supergay e l’attacco delle sue ex-fidanzate”), è stato prodotto dal team spagnolo di Klicrainbow e ha la forma di un gioco per iPhone e iPad con una missione: raccontare la storia di Tom Palmer, giovane scienziato impegnato su rivoluzionari esperimenti sulla clonazione. Ma soprattutto, fulminato pochi giorni prima del matrimonio dalla consapevolezza di essere omosessuale.

Chi spiegherà alla sua futura sposa che qualcosa è cambiato nelle sue inclinazioni sessuali? Chi racconterà agli amici ciò che è veramente successo? E cosa accadrà quando il suocero, direttore del laboratorio di ricerca in cui lavora, verrà a sapere la notizia? “Pensa – spiega il team Klicrainbow – è già difficile convivere con una doppia identità: come può essere avere una tripla vita?”.

Tutina attillata rosa e nera, pettorali scoperti a V fino a sotto l’ombelico, pacco perfettamente in vista, Supergay è un supereroe in puro stile comic book. Dal punto di vista ludico, al contrario, la sua avventura è un melting pot di generi e contaminazioni. Un Gay Pride del videogame, se ci si passa la boutade. Ogni livello propone una formula di gioco diversa, passando dal rhythm game sui generis allo stealth game ancora più sui generis, fino a un primissimo capitolo che ricorda da vicino Kung Fu Master, ma assai più omosessuale. Ammesso sia possibile immaginare un videogioco più omosessuale di Kung Fu Master, pieno di personaggi chiaramente ispirati all’immaginario gay.

Le meccaniche di gioco sono grezze, non c’è dubbio, e i livelli disponibili si completano in nemmeno un’ora, ma la grafica a cartoon e una trama scandita da sequenze animate di qualità danno un senso alla follia gay di Klicrainbow. Il gioco, disponibile su App Store a 2,39 euro, offre solo i primi dieci capitoli della storia, mentre i successivi saranno resi disponibili come download gratuito nelle prossime settimane. Ma in fondo, cosa importa del medium quando il messaggio è così potente?

Nel suo piccolo, Supergay è l’ennesima applicazione per iPhone che tenta di raccontare qualcosa di nuovo nello scenario dell’intrattenimento interattivo. E non può essere un caso. Mentre il mercato ufficiale del videogame, quello governato da Microsoft, Sony e Nintendo, si appiattisce sul politically correct, l’armata degli sviluppatori iOS continua a offrire spunti di interesse, sfiorando i temi della politica, del sociale o persino della sessualità.

Se in passato chiunque avesse da raccontare un’idea in forma di gioco poteva farlo esclusivamente sul web, oggi l’iPhone sembra essere diventata la piattaforma d’eccellenza, in quanto garantisce una bassa soglia di accesso (chiunque, con poche competenze e poco denaro, può sviluppare un gioco iPhone), ma offre al contempo il miraggio di un guadagno economico. Questo nonostante il filtro dei revisori Apple, che vagliano la pubblicazione di ogni singola applicazione.

L’App Store è diventato così il vero punto d'incontro tra la creatività indie e il capitalismo yankee. E oggi, qualunque teenager del mondo dotato di melafonino può seguire in libertà il consiglio dei barcellonesi di Klicrainbow: “Vivi l’esperienza di Supergay! E soprattutto, sii felice e sii te stesso!”. Chissà cosa ne dirà il senatore Carlo Giovanardi a Klaus Davi.

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