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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Chiesa cattolica spagnola . «Sì ai sacerdoti gay"
Chiesa cattolica spagnola . «Sì ai sacerdoti gay"
«E’assai più valido un omosessuale sano che un eterosessuale nevrotico o perverso"
Domenica 24 Giugno 2001
di La Stampa
in Religione

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Domenica 24 Giugno 2001 Giacomo Galeazzi ROMA Più misercordia e meno condanne per i gay. La svolta viene dalla Conferenza dei religiosi spagnoli: secondo l’importante organismo ecclesiastico, l’omosessualità non è una malattia, ma uno degli orientamenti della sessualità e quindi le gerarchie cattoliche devono abbandonare ogni preclusione nei confronti degli omosessuali, sia a proposito della vocazione sacerdotale che delle unioni gay. La breccia, aperta nella Chiesa dall’assise dei religiosi spagnoli, è appena stata ufficializzata dall’Istituto Teologico di Vitoria (sede dei meeting della Conferenza iberica) e prospetta innovativi scenari di dialogo tra gli ordini religiosi e la società contemporanea. «E’assai più valido un omosessuale sano che un eterosessuale nevrotico o perverso - si legge nel documento -. Ormai nessuno nella psicologia e nella psichiatria considera più l’omosessualità alla stregua di una patologia, ma come un modo di vivere la sessualità». Il pronunciamento della Conferenza dei religiosi spagnoli, nel quale sono espresse posizioni all’avanguardia sul tema dell’affettività e del celibato, è stato elaborato in larga parte dal gesuita Carlos Dominguez Morano e dalla carmelitana della Carità, Lola Arrieta. «Siamo partiti dall’interrogativo se l’omosessualità sia o meno conciliabile con la fede e la vita religiosa - spiega suor Arrieta, promotrice in Spagna dei corsi di formazione permanente per frati e religiose -. Abbiamo analizzato le difficoltà incontrate nei seminari e nei conventi dalle persone omosessuali, scoprendo che non sono né maggiori né diverse rispetto a quelle dell’eterosessuale. Il vero problema non è l’omosessualità, quanto la sessualità, qualunque ne sia l’orientamento, cioè per entrambi si tratta di conciliare la sessualità con l’opzione del celibato». Attraverso le riflessioni teologiche di Javier Garrido e José Luis Pérez, l’assemblea generale dei religiosi spagnoli conviene che l’integrazione di un individuo nella vita religiosa, così come la moralità dei singoli, non possono essere dedotte dalla loro condizione di gay, ma dal grado di apertura e sincerità con cui aderiscono al messaggio cristiano. «Nella storia della Chiesa - aggiunge padre Morano - sono stati molti gli uomini e le donne omosessuali che hanno vissuto in maniera onesta e creativa il proprio celibato. Lo hanno fatto in un clima di generale rifiuto, dimostrando grande coraggio nell’affrontare questa dimensione intima della loro esistenza. Oggi, nell’ambito ecclesiale, la questione dell’omosessualità è ancora un tabù, pur esistendo nel clero e nella vita religiosa una proporzione di persone omosessuali grande almeno quanto quella presente in altri strati sociali. Nascondere questa verità sarebbe da parte nostra un gesto di ipocrisia che la maggior parte della società non sembra oggi disposta a tollerare». Gli esperti di psicologia, che hanno approfondito l’argomento fede-gay, hanno sottolineato agli "stati generali" dei religiosi spagnoli come sia difficile ma necessario aiutare le persone a convivere con la loro omosessualità. Anche chi riesce a superare il clima di colpevolizzazione, accettandosi e vivendo serenamente questa condizione, quasi mai è in grado di liberarsi dallo smarrimento e dalla paura. «Nel faticoso cammino di conoscenza e accettazione - sostiene suor Arrieta - non si tratta di concepire l’omosessualità come l’aspetto fondamentale della vita, ma arrivare a vivere l’orientamento omosessuale come un aspetto in più del progetto di vita».

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