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| GESUITI, GAY E POLITICA |
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| IL PREZZO DELLA COERENZA |
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| Domenica 17 Giugno 2001 |
| di La Stampa |
| in Religione |
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Leonardo Zega C’È molto di più dell’accenno alle unioni omosessuali nel testo di Civiltà Cattolica , citato nei giorni scorsi da tutti i giornali. Intanto, non di un articolo qualsiasi si tratta, ma dell’editoriale del quaderno 3624, datato 16 giugno 2001. È quindi la direzione, col concorso di tutto il corpo redazionale della rivista, che esamina la situazione dei cattolici italiani «nell’attuale congiuntura politica» e cioè dopo il voto del 13 maggio. Sappiamo anche che, se tutte le pagine della rivista sono passate al vaglio della Santa Sede prima della pubblicazione, l’editoriale gode di particolare attenzione oltre Tevere e costituisce una sorta di «traccia autorizzata» per la corretta lettura del pensiero della Segreteria di Stato. Il capoverso che ha fatto notizia vi appare come un inciso, qualcosa di obiter dictum per giustificare l’opposizione dei cattolici all’adozione di bambini da parte di due omosessuali conviventi: poche righe in un testo di 11 pagine. E il resto? Il resto è una presa d’atto della nuova situazione politica italiana, a partire da due dati. Il primo: la netta maggioranza, in seggi più che in voti, ottenuta dalla Casa delle Libertà, sulla cui stabilità però «non si può, allo stato dei fatti, fare nessuna previsione». Il secondo: la designazione popolare del presidente del Consiglio, nella persona dell’on. Berlusconi, dovrebbe porre fine alla cronica instabilità dei governi che ha caratterizzato i primi cinquant’anni della democrazia italiana. Il passaggio centrale è al tempo stesso un campanello d’allarme e un richiamo alla mobilitazione: «I cattolici impegnati nella politica nazionale non sono i rappresentanti della Chiesa né sono deputati a curarne gli interessi. Essi non sono eletti dalla Chiesa, ma dai cittadini cattolici e non cattolici, che hanno fiducia nella loro onestà e nella loro competenza politica e amministrativa. È dunque ai cittadini che li hanno eletti che devono rendere conto del loro operato. Ma, se non è eletto dalla Chiesa, il politico che vuole promuovere una politica cristianamente ispirata deve conformare la sua azione politica alla visione cristiana dell’uomo, espressa dalla dottrina sociale cattolica. Ora, nella visione cristiana dell’uomo, questi è una "persona umana", che ha una dignità intangibile di cui cioè non si può disporre a piacimento, fino a farla servire a interessi che le sono estranei o nocivi»». Da qui derivano gli impegni più severi che toccano la famiglia, la scuola, la tutela dei minori, la bioetica. Di fronte a situazioni, «che pongono in questione i punti più qualificanti della dottrina sociale della Chiesa - la dignità della persona umana, il lavoro come mezzo primario di sostentamento della famiglia, la scelta preferenziale dei poveri, la lotta al sottosviluppo e l’accesso di tutti ad una vita dignitosa e sicura, la difesa dei deboli contro la sopraffazione dei poteri forti - i politici cattolici non possono stare a guardare; tanto più che quanto avviene sul piano mondiale sta già avvenendo - sia pure in forme meno appariscenti, ma reali - anche in Italia». Come si vede, un vademecum di tutto rispetto per chi voglia davvero comportarsi «da cristiano» in politica. Altro che i fuochi d’artificio di qualche professore intemperante in cerca di facile pubblicità. leonardo.zega@stpauls.it Questo articolo ha ricevuto 133 visite.
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