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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Io, prete gay col cuore infranto
Io, prete gay col cuore infranto
C'è chi scrive annunci, chi cerca amicizie, chi organizza incontri. Storie di sacerdoti «diversi». Stanchi di vivere in clandestinità.
Domenica 03 Giugno 2001
di Panorama
in Religione

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di LAURA MARAGNANI 1/6/2001



Don Vitaliano Della Sala, il sacerdote che ha sfilato al Gay pride accanto a gay e lesbiche nonostante la proibizione della Curia. Aumentano i preti che svolgono il loro apostolato tra gli omosessuali. Si firma Springtime, primavera, anche se ha superato da un pezzo i 40 anni. A prima vista Springtime ha ben poco di speciale: ha sperato di «incontrare l'amore vero» rispondendo agli annunci per cuori solitari. Ha incontrato «persone valide e serie, ma anche tanti impostori e pericolosi sfruttatori». Però ancora spera di «vincere la solitudine». E dunque chiede aiuto.

Aiuto a chi? E per cosa? Tenetevi forte, perché Springtime è un prete. Un prete gay. E si è rivolto a Babilonia, il mensile gay e lesbico italiano, per pubblicare un annuncio. Vuole fondare un gruppo d'incontro, «nella massima segretezza e discrezione». Un gruppo di preti e di frati, tutti omosex, «per confrontarci, conoscerci, vincere la solitudine» dice Springtime, che si definisce solo «un "don" tra i tanti». Tutti nascosti. Anzi, sempre più «braccati, e isolati nella paura».

È la prima volta in Italia che un prete pubblica un annuncio del genere, raccontando le sue traversie sentimentali. E anche se Mario Anelli, il direttore di Babilonia, non si stupisce più di tanto («Abbiamo molti preti tra i nostri abbonati» assicura), la novità è clamorosa. E ancora più clamoroso è che ci siano state parecchie risposte. Frati e preti da ogni parte d'Italia che si sono ritrovati in questo spaccato sulla vita dei religiosi omosessuali, «incapaci di veri rapporti d'amore», «presi dall'ansia dell'avventura fugace e della successiva, ipocrita purificazione confessionale».

Chi siano e dove siano, naturalmente, è un mistero. «Ma un annuncio come questo è il segnale che tra i religiosi italiani si sta muovendo qualcosa. Che c'è finalmente voglia di discutere e di confrontarsi» riflette Gianni Geraci, portavoce del Guado, il più antico gruppo d'incontro dei gay credenti in Italia. Funziona da 20 anni, a Milano, e qui sono transitati parecchi religiosi. «Ma hanno paura di essere emarginati dalla gerarchia ecclesiastica se la loro omosessualità diventa pubblica».

Come è successo nel '94 a Pascal Janin, un padre missionario che viveva a Roma e che in un'intervista all'Unità aveva dichiarato di essere gay, anche se casto. Gli fu chiesta una pubblica ritrattazione; al suo rifiuto, subì pesanti sanzioni canoniche.

«Da allora, nessuno ha più avuto il coraggio di esporsi» assicura Geraci. E chi vuole parlare della propria omosessualità lo fa nel più rigoroso anonimato, come Springtime. O come il prete romano che in una lunga intervista al vaticanista Marco Politi ha raccontato la sua storia in La confessione, uscito a ottobre per Editori Riuniti. Un altro spaccato di vita gay in tonaca: la vocazione giovanile, la successiva scoperta dell'omosessualità, l'innamoramento, la richiesta di riduzione allo stato laicale per poter vivere col grande amore... E poi la storia che finisce. Il ritorno alla Chiesa. La vita che continua a un ritmo schizofrenico, divisa tra l'amore per Cristo e quello per un uomo.

Quanti sono i religiosi che vivono così? L'unico dato è quello che viene da uno studio tedesco: tra sacerdoti e frati, i gay sarebbero il 30 per cento. E difatti, in Germania, i gruppi tra religiosi omosessuali sono una realtà nota. In Italia, invece, siamo agli inizi. E la clandestinità è di rigore. La confessione racconta di un gruppo che raccoglie sacerdoti da tutta Italia. Un altro gruppo è attivo nel Centro Italia, un altro ancora sta partendo a Milano: ha persino un sito Internet e una mailing list, e a coordinarlo è naturalmente un prete. Ha chiesto a Panorama di non citare il suo nome: «Il nostro è un lavoro sotterraneo, di collegamento e di riflessione» spiega. E la Curia? «Sa che esistiamo». Vi incoraggia? «Diciamo che alle nostre pagine è possibile arrivare, con un link, dal sito ufficiale della diocesi». Al momento non si può chiedere di più.

Quelli che dicono sì Come Emanuel Milingo: quanti si sposano Ogni anno si sposano tra 500 e 1.000 sacerdoti in tutto il mondo. In Italia, la media è di circa dieci preti sposati all'anno. Sono dati calcolati da Vocatio, l'associazione di sacerdoti che hanno lasciato la tonaca per convolare a nozze (circa 400 aderenti in Italia). Il presidente è Rosario Mocciaro, prete sposato e docente di psicologia alla Sapienza di Roma, che puntualizza: «Le statistiche, in questo campo, sono puramente orientative. Vocatio ha calcolato che in 30 anni, dal 1965 al 1995, si sono sposati nel mondo 180 mila preti, di cui 8 mila in Italia». Le nozze di Emanuel Milingo, il vescovo africano che a New York si è unito a una donna coreana sotto gli auspici del reverendo Moon, non sono che la punta visibile del fenomeno. Negli anni Settanta, un altro vescovo era convolato a nozze: Jeronimo Podestà, argentino di origine italiana, che con una regolare dispensa concessa dal Vaticano (il papa era Paolo VI) sposò la sua compagna Clelia e divenne la figura carismatica della Federazione internazionale dei preti sposati, che conta 40 gruppi in altrettante nazioni. Papa Karol Wojtyla, pur avendo dedicato ai preti sposati un accenno nel corso dell'Anno santo, ha ristretto le maglie per la concessione della dispensa ecclesiastica.



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