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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La Curia padovana apre le porte ai gay
La Curia padovana apre le porte ai gay
Parrocchia accoglie gli omosessuali che non vogliono rinunciare alla fede
Venerdì 18 Maggio 2001
di La redazione di Gaynews
in Religione

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Dal Mattino di Padova

PADOVA. Sono una cinquantina, hanno tra i 23 e i 60 anni, c'è chi è sposato e c'è anche chi ha figli. Sono quelli del gruppo Emanuele, che da tre anni (con il placet della Curia), due volte al mese si riuniscono in una parrocchia di Padova. Hanno in comune tre caratteristiche. Tutti sono omosessuali. Tutti sono cattolici praticanti. E quasi tutti sono attivi, con lauree in teologia alle spalle e incarichi anche di spicco, nella vita parrocchiale o della diocesi. «Essere gay non è peccato e non va dimenticato che anche alcuni ministri della chiesa hanno tendenze omosessuali», dice don Contarini, direttore della Difesa del Popolo.

-------------------------------------------------------------------------------- Il più giovane ha 23 anni, il più vecchio va per i sessanta, c'è chi è sposato e c'è anche chi ha figli. Sono una cinquantina, sono quelli del «gruppo Emanuele» (Dio è con noi), che due volte al mese si incontrano in una una parrocchia alla periferia di Padova: hanno in comune tre caratteristiche. Tutti sono omosessuali. Tutti sono cattolici praticanti. E tutti (o comunque una trentina, lo «zoccolo duro» del gruppo) sono attivi con incarichi a diversi livelli, anche di spicco, nella vita parrocchiale o della diocesi. Sono tre anni che passano due ore o più, ogni 15 giorni, in quella saletta di fianco alla chiesa, «alla ricerca di fare una sintesi tra la nostra vita esperienziale e la vita di fede», dice un rappresentante del gruppo, 30 anni, padovano. Ovvero, tra l'essere gay e l'avere, quale elemento fondante della propria esistenza, la fede. Tra l'essere gay e il vivere, e il lavorare, all'interno della Chiesa. E di sicuro non è la più agevole delle sintesi che - a tutt'oggi - possa toccare in sorte di dover fare. Quando la riunione capita di sera, alla fine, verso le 21, gran parte dei partecipanti riempie un tavolone in pizzeria e sono chiacchiere in scioltezza. Tutti vivono la loro omosessualità in modo «strettamente riservato» e non tutti l'hanno accettata (questo dell'accettazione è uno degli argomenti più discussi nelle riunioni). Arrivano da Padova e da mezzo Veneto, sono operai e insegnanti, professionisti e impiegati comunque impegnati nelle rispettive parrocchie, e sono anche persone con specifiche competenze teologiche (ovvero laurea in teologia) e conseguenti incarichi nella diocesi, le quali coordinano il gruppo, in autogestione. Il parroco, 60 anni, sa, è d'accordo, ha dato l'uso della sala ma non partecipa in prima persona alle sedute: «Ognuno ha diritto ad avere accoglienza, a sentirsi ascoltato, dentro la Chiesa, se vuole fare un cammino di fede. Il gay non è un peccatore, è l'uso della sessualità che rende buoni o cattivi» dice, riprendendo le parole di don Cesare Contarini, direttore della «Difesa del Popolo», che due inchieste ha dedicato ad «Omosessuali e chiesa. Una sfida alla comunità ecclesiale». E che non ha dimenticato di sottolineare con chiarezza «il fatto che anche alcuni ministri della chiesa hanno tendenze omosessuali: non per questo credo siano meno capaci di svolgere il loro ministero». E' questo il punto cruciale, la realtà sommersa all'interno della chiesa e da sempre risaputa al di fuori: i gay sono lì come (forse più?) ci sono in qualsiasi altra comunità. Ovvio, com'è ovvio che ci siano gli eterosessuali. Padova fa da apripista, con quelli di «Emanuele» che per tre anni hanno lavorato in silenzio e anche adesso non vogliono che appaiano elementi di riconoscibilità. Prima di cominciare hanno chiesto tutti i placet possibili alla Curia. La Curia ha detto sì e il gruppo ha preso forma, un passo verso il coming out se non ancora pubblico, almeno con se stessi e insieme. «Quest'anno il tema è la relazione, come categoria fondamentale nella Bibbia e nella nostra vita», continua il trentenne, che sa di essere gay fin da bambino ma solo a 27 anni si è accettato, quando ha incontrato alcune persone pure gay (era il nucleo fondatore del «gruppo Emanuele») con cui finalmente ha parlato, che l'hanno aiutato a prendere consapevolezza della sua omosessualità. Anche loro all'interno della Chiesa come lui, che da sempre ha lavorato in parrocchia, prima come animatore poi con altri incarichi. «Ognuno dei nostri incontri - continua - si svolge su tre piani: confronto con la Parola, confronto delle nostre esperienze e preghiera. Si parla della vita quoditiana, della solitudine, delle relazioni (stabili, meno stabili), quindi della fedeltà. Cosa vuol dire un rapporto serio. L'aspetto dei sentimenti è una parte preponderante: la difficoltà di esprimersi in libertà». Ovvero di dirlo. Sono omosessuale. Ci sono passate anche le donne gay, per il gruppo, ma è stato un rapido transito: «Loro hanno altre modalità - dice il rappresentante di "Emanuele" - altri bisogni, altri canali. Vivono la sfera emotiva in un modo più intimo. L'uomo invece ha più bisogno di parlare».

Laici, ovvero la fede diventa politica Nella geografia padovana spicca la componente lesbica LE ASSOCIAZIONI L'ultima nata è il «Glo»

al.pi.

Un altro mondo, quello dei gay di solida impronta laica, che, quanto a outing, coming out e quant'altra dichiarazione in tema di preferenze sessuali, hanno già una lunga storia alle spalle. C'è il gruppo dell'Arcigay, attorno al quale ruotano centinaia di persone, con il circolo Tralaltro (presidente Alessandro Zan, padovano), e c'è il circolo lesbico «Drastica...mente», ex Arcilesbica: «Abbiamo rotto con l'Arci perché dimostrava poco interesse per temi come le unioni civili. Ma anche perché non ci riconosciamo più in alcune persone che rappresentano l'associazione», dice la responsabile Betty Torresin, 34 anni, pure lei di Padova. Qualche decina, le iscritte con tessera, ma ogni volta che «Drastica...mente» parte un'iniziativa arrivano almeno in duecento. Donne. Innamorate, in cerca, in compagnia di altre donne. E c'è l'ultimo nato (un anno fa), il Glo, che sta per gruppo di liberazione omosessuale e che fa capo a Rifondazione Comunista. Quaranta aderenti in città, ma ci sono sedi un po' dappertutto in Italia e il coordinamento nazionale è a Padova: referente è Claudio Lo Bosco, 28 anni. Anche se di matrice completamente diversa (gay pride da una parte, cammino nella fede dall'altra), il tam tam nella comunità omosessuale funziona ottimamente e tutti sanno del «gruppo gay della chiesa». «Un'esperienza interessante - commenta Betty Torresin - Ma le alte sfere della chiesa sono lontane mille miglia, vogliono cancellati i diritti degli omosessuali. E' un gruppo che può essere di sostegno per chi crede, ma io faccio attività politica e ai gay cattolici questo non interessa. Loro vogliono solo stare bene con se stessi: è un cammino che si limita alla preghiera, che non inciderà, che non vuole condizionare la chiesa. Chiesa che è molto indietro con i tempi e continua a voler stabilire le regole dello Stato laico». «Drastica...mente» sta organizzando una mega-convention, a Padova, dal 22 al 24 giugno, in occasione della giornata dell'orgoglio gay e lesbico, al quale parteciperanno tutti i circoli del Nordest. Analogo scetticismo nel commento di Claudio Lo Bosco, in rappresentanza degli omosessuali con falce e martello: «Sono percorsi personali. Non mi pare che ci siano i presupposti, né la volontà, per un cambiamento nella chiesa».

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