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| Londra: bufera sul Tamigi, niente unioni gay nei luoghi di culto |
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| Gruppi cattolici inglesi accusano l’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols di avere una linea (sugli omosessuali e le unioni civili) troppo vicina al Vaticano |
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| Lunedì 05 Dicembre 2011 |
| di La Stampa |
| in Religione |
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Città del Vaticano - Soffiano venti "anti-papisti" sulle rive del Tamigi. Ad agitare le acque è una polemica dai toni d'antan. Gruppi cattolici inglesi accusano l’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols di avere una linea (sugli omosessuali e le unioni civili) troppo vicina al Vaticano. Trovarsi in sintonia con la Santa Sede dovrebbe essere la norma per il capo di una Chiesa nazionale, eppure il presidente della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles è stato costretto a difendersi pubblicamente dai rilievi che gli sono stati mossi da settori cattolici del Regno Unito per il suo «eccessivo allineamento a Roma» nel campo dell’etica familiare. Per la Chiesa cattolica le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, perciò il diritto civile conferisce loro un riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica attenzione da parte dell’ordinamento giuridico, in quanto non rivestono tale ruolo per il bene comune. E i gay, in quanto persone e in quanto cittadini, possono sempre ricorrere (come tutti i cittadini e a partire dalla loro autonomia privata) al diritto comune per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse. Dunque, monsignor Nichols non fa altro che ribadire il Magistero.
In Gran Bretagna come in tutto il resto del mondo cattolico. «Queste accuse ingiuste al presidente dei vescovi rispecchiano un atteggiamento pregiudizialmente critico che proviene dal passato e sono la conseguenze di un’inveterata diffidenza che affonda le sue radici nei secoli- spiega il cardinale Achille Silvestrini, ex ministro vaticano degli Esteri-. In Inghilterra, anche dentro la comunità cattolica, persiste un residuo di contrarietà preconcetta rispetto alle posizioni della Santa Sede che non ha più alcuna ragione d’essere». Insomma, un’ostilità «geopolitica» che guarda indietro invece di valutare nel merito le singole questioni. In realtà, evidenzia il cardinale Silvestrini, «si tratta della riaffermazione di principi fondamentali del Magistero e quindi è perfettamente normale che anche in Gran Bretagna riecheggino le stesse parole di Roma e del resto del mondo cattolico». Malgrado ciò si sconta «il lascito di antiche tensioni con il governo centrale della Chiesa universale, al punto che persino i vertici gerarchici devono guardarsi bene dall’apparire troppo «papisti».
Per il Magistero, infatti, non si può stabilire un’analogia tra il matrimonio e le unioni omosessuali, poiché non esiste alcun fondamento per assimilare le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. E nella Bibbia le relazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni. All’accusa di «difendere le linee-guida vaticane sulle unioni civili omosessuali», l’arcivescovo Vincent Nichols, ratzingeriano «doc» e molto stimato sia nella Curia romana sia all’interno dell’episcopato europeo, ha replicato il 1° dicembre di star cercando semplicemente di salvaguardare «il profondo bene umano» del matrimonio tradizionale. Ed ha aggiunto: «Siamo tenuti a ricercare le vie più efficaci per proporre alle persone i valori positivi del matrimonio così come esso è sempre stato concepito, senza essere bloccati dal timore di apparire omofobici». A giudizio del leader della Chiesa inglese, «la stabilità della nostra società dipende dalla stabilità della vita familiare». Perciò è obbligo di ogni sacerdote promuovere il matrimoni e offrire un reale incoraggiamento ai ragazzi e alle giovani coppie, affinché intraprendano il percorso matrimoniale.
Da qui nasce l’esigenza di valorizzare, secondo monsignor Nichols, lo stretto legame tra il matrimonio, la vita familiare e la stabilità della società. Dunque, il matrimonio, come fondamento portante per una famiglia stabile e ambiente eccellente per la crescita dei figli, deve essere supportato, oggi, nel nostro Paese se vogliamo veramente perseguire il bene comune di tutti, sia a livello politico che economico. la Chiesa sottolinea la differenza che esiste tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato il comportamento omosessuale quale relazione sociale legalmente prevista e approvata (fino a diventare una delle istituzioni dell’ordinamento giuridico). Malgrado le accuse rivolte da gruppi di credenti, la predicazione dell’episcopato inglese non configura alcuna discriminazione degli omosessuali, ma scaturisce dalla coerenza nel ribadire l’importanza della presenza di Dio per i coniugi, in quanto un matrimonio senza Dio non è niente più che una questione di scelta personale e di soddisfazione personale.
In tali circostanze, non c’è motivo di impegnarsi seriamente, quando la soddisfazione iniziale si è esaurita e le scelte personali sembrano rivelarsi un errore. Solo la presenza di Dio rende palese la vera natura del matrimonio e solo la grazia di Dio può completare e rinnovare un rapporto di coppia. Al contrario, se le unioni omosessuali venissero legalizzate, ciò significherebbe approvare un comportamento deviante, farlo diventare un modello nella società, offuscare valori fondamentali, quali il matrimonio e la famiglia. Il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave danno del bene comune: perderebbe l’essenziale riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come il compito procreativo ed educativo. Nei confronti delle relazioni gay, in Gran Bretagna come in tutto il resto del pianeta, la Chiesa cattolica non fa altro che chiedere allo Stato di non procedere alla legalizzazione delle unioni omosessuali o alla loro equiparazione legale al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri del matrimonio. Perciò monsignor Nichols ha solo ripetuto ciò che è linea comune nella Chiesa universale. Con il pieno consenso dei confratelli presuli del Regno Unito e di Roma. (di Giacomo Galeazzi) Questo articolo ha ricevuto 2149 visite.
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