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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La Chiesa Valdese celebra il matrimonio gay
La Chiesa Valdese celebra il matrimonio gay
La Chiesa Valdese, già nota per la propria apertura al sacerdozio femminile e al riconoscimento degli omosessuali, domenica celebrerà il primo matrimonio gay. Loro si chiamano Ciro e Guido
Giovedì 23 Giugno 2011
di La redazione di Gaynews
in Religione

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Mentre il Parlamento italiano a stento riesce a firmare una legge sull’omofobia, sistematicamente rimandata a ogni discussione politica, è la religione questa volta a dimostrare la propria avanguardia. La Chiesa Valdese, già nota per la propria apertura al sacerdozio femminile e al riconoscimento degli omosessuali, domenica celebrerà il primo matrimonio gay.

Si chiamano Ciro e Guido, si sono conosciuti sette anni fa e da allora hanno sempre desiderato ufficializzare la loro relazione. Entrambi di fede protestante, hanno quindi proposto la loro unione ai valdesi, nel completo silenzio dello Stato che, ancora oggi, non riconosce alcun diritto alle coppie di fatto. Il sinodo ha approvato con grande entusiasmo questa decisione, rifuggendo ogni ipocrisia su un amore vero come quello dei due giovani.

La Chiesa Valdese, così come tutte le altre confessioni protestanti, non riconosce infatti il matrimonio come un sacramento: Gesù, in effetti, non ha sposato nessuno. Le nozze sono quindi un impegno, sia davanti ali fedeli che a Dio, di supporto reciproco, di comunione di intenti. Lo spiega in modo del tutto esaustivo Giuseppe Platone, il pastore che domenica officerà la cerimonia a Milano:

“Non è intenzione dei valdesi di sacralizzare l’omosessualità, noi prendiamo solo atto di un legame vissuto nella responsabilità e reciprocità. È una cosa bellissima! Mi scandalizza invece l’ipocrisia o quell’acido spirito che si serve delle Scritture per discriminare, oltraggiare: se dovessimo seguire ancora la Bibbia senza tener conto di quando fu scritta, dovremmo praticare ancora la lapidazione dell’adultera. Ciro e Guido non ci chiedono che venga rispettato un loro diritto, questo spetterebbe allo Stato, quanto di rendere manifesto il dono dell’amore che li lega uno all’altro”.

E a nulla serviranno le proteste, già iniziate in rete, dei ferventi cattolici:

“Noi non possiamo più aspettare. Sono indignato per il vuoto giuridico in materia, quando per esempio in un paese cattolico come la Spagna esiste addirittura il matrimonio tra persone dello stesso sesso. È vergognoso che un Paese come l’Italia non sia in grado di rispettare i diritti di tutti, di tutti quelli che si amano. La chiesa valdese non è Las Vegas, non è un’agenzia matrimoniale: chiede a Dio, cui solo risponderemo se siamo andati troppo avanti, di benedire e accogliere le coppie che intendono legarsi per la vita. La nostra scelta non ha alcun valore giuridico, ma è solo un atto di fede, un impegno morale”.

Rimane solo una piccola delusione per Ciro e Guido: lo Stato Italiano continuerà a trattarli come due sconosciuti, come due persone che fra di loro non hanno alcun rapporto. Questo almeno fino a quando, e semmai vi saranno, non verranno approvate delle norme per il riconoscimento delle coppie di fatto. (DireDonna.it)

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