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| L'8 per mille dell'Irpef alla Chiesa valdese |
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| Anche quest'anno l’Arcigay rinnova l’indicazione a favore della "Chiesa valdese - Unione delle Chiese metodiste e valdesi" come destinataria dell'8‰ dell'Irpef. |
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| Giovedì 03 Maggio 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Desideriamo così ricordare i continui attacchi della gerarchia vaticana contro le più importanti conquiste democratiche degli ultimi decenni in materia di diritti umani e civili.
L’ostilità della Chiesa cattolica a ogni riconoscimento dei più elementari diritti dei cittadini omosessuali, manifestata l’anno scorso in occasione del Gay Pride, si è riproposta con protervia in questi mesi con la richiesta rivolta a tutte le forze politiche di negare ogni riconoscimento di diritti nella prossima legislatura. Questo arrogante spirito di rivincita contro le conquiste della modernità democratica è assecondato purtroppo da gran parte della classe politica.
Ricordiamo l'attacco alla scuola laica e la pretesa di clericalizzare il più possibile la scuola pubblica, sottraendole in pari tempo fondi e risorse a favore di quella confessionale; ricordiamo il boicottaggio di ogni seria campagna di prevenzione dell'Aids e gli aperti e reiterati inviti alla discriminazione civile dei cittadini omosessuali e al diniego di ogni riforma mirante ad attribuire loro pari diritti e pari dignità. Ii fondi attribuiti con il meccanismo dell'8‰ alla Chiesa romano-cattolica sono in larga prevalenza destinati a scopi di culto, al pagamento degli stipendi dei sacerdoti e alla costruzione di nuovi edifici ecclesiastici. E ricordiamo le vergognose commistioni fra fondi delle curie e affari privati di alti prelati e loro famigliari messe in luce dall’inchiesta riguardante le malversazioni emerse nella curia di Napoli.
All’opposto, quasi tutte le altre confessioni religiose concorrenti alla ripartizione di tali fondi (a cominciare dalla Chiesa valdese) li destinano invece esclusivamente a finalità sociali e umanitarie. Anzi, i valdesi hanno anche rifiutato di condividere con la Chiesa romano-cattolica il meccanismo truffaldino previsto dal Concordato stipulato ai tempi del governo Craxi, in base al quale ai cattolici viene attribuita anche una percentuale sulle scelte non espresse.
Dall'altro lato, neppure lo Stato merita la nostra generosità. Lo Stato è inerte per quel che riguarda la prevenzione dell'Aids e l’Italia è il solo paese dell’Europa occidentale che abbia escluso il finanziamento della distribuzione gratuita di preservativi come strumento di prevenzione, condannando migliaia di adolescenti italiani ogni anno a infettarsi e a contagiare a loro volta i loro partners. E, mentre preleva ai cittadini omosessuali lo stesso contributo fiscale imposto agli altri, nega loro non solo il riconoscimento della parità di diritti come individui e come coppie, ma perfino una legge che vieti le discriminazioni ai loro danni, come richiesto più volte dal Parlamento europeo: una legge come quelle vigenti in quasi tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale e come quelle che vietano anche in Italia la discriminazione di altre minoranze.
La Chiesa valdese e metodista ha invece da tempo avviato una seria e coraggiosa riflessione anche sul tema dell'omosessualità (come sulla bioetica e da sempre sulla laicità dello Stato, e come anni fa sul tema del divorzio e su quello dell'aborto), fondata sull'esegesi biblica e sull'impegno civile, tesa a superare pregiudizi secolari, riflessione che si è manifestata in numerose occasioni e, l’anno scorso, anche con la solidarietà manifestata in occasione degli ostacoli frapposti dalla Chiesa cattolica al regolare svolgimento del Gay Pride di Roma. Queste riflessioni che provengono da una Chiesa cristiana universalmente rispettata e riconosciuta sono preziose per noi nel confronto con chi vuole negarci pari diritti e pari dignità sociale sulla base di una presunta “naturale” illiceità della nostra identità personale e morale.
Anche, ma non solo, attraverso questo impegno di riflessione e di ricerca, questa minoranza significativa nella società italiana ha spesso dimostrato che anche in questo paese la fede religiosa può motivare scelte di libertà anziché di autoritarismo clericale.
Sergio Lo Giudice
Presidente nazionale Arcigay Questo articolo ha ricevuto 124 visite.
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