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| La replica dei gay «La Chiesa non può offrirci solo pietà» |
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| La prima a reagire alle tre pagine dedicate dalla «Difesa del popolo», il settimanale della Diocesi di Padova, ai rapporti tra fede e omosessualità è l'Arcigay per bocca del presidente Alessandro Zan. |
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| Martedì 01 Maggio 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Dal mattino di Padova 1 maggio 2001 di Nicolò Menniti-Ippolito «Siamo soddisfatti per il tono con cui il problema della omosessualità è affrontato - dice - ma non mi sembra che vi siano novità rispetto al pensiero ufficiale della Chiesa». Alessandro Zan sottolinea come solo poche frange marginali all'interno della Chiesa abbiano realmente assunto una posizione di accettazione della omosessualità, per il resto c'è più un atteggiamento di pietà, di rispetto anche, ma questo non basta. «Qualsiasi psicologo afferma che vivere pienamente la propria affettività e la propria sessualità è indispensabile per la persona, ma quando si continua a discernere tra tendenze e comportamenti sessuali ed i secondi rimangono oggetto di condanna morale, proprio questo non viene riconosciuto». In qualche modo pur nelle aperture, la Chiesa rimane, secondo l' Arcigay, ferma nella negazione della affettività che è elemento essenziale nel rapporto tra persone, concentrandosi invece sul una sessualità svincolata dai sentimenti. «Il nuovo catechismo - dice Zan - è chiaro da questo punto di vista e invita ad accogliere gli omosessuali con una azione pastorale dettata dalla pietà che si deve provare verso chi sbaglia, verso gli ultimi. Ecco, noi non ci sentiamo affatto gli ultimi e non è così che vogliamo essere trattati». Ciò non toglie che l'apertura della «Difesa» sia importante perché «non vi è ipocrisia» ma si tratta di toni per l'appunto. «Ci sono vescovi come Monsignor Maggiolini - dice Zan - che hanno definito i gay e le lesbiche marciume che avanza e chi invece apre un dibattito. Ma non si tratta di due Chiese. E' solo che c'è un'anima integralista che rifiuta la diversità ed un'anima pastorale che pensa in termini di accoglienza, ma in entrambi non si ha l'accettazione della nostra piena identità. Mi chiedo per esempio perché, se è vero che esistono tendenze omosessuali anche all'interno dei ministri di Dio, questi non possano pubblicamente dichiararlo». La sensazione che esistano due pesi e due misure sulla sessualità è ancora forte. «Se la nostra colpa - dice Zan - non è la tendenza omosessuale ma solo i comportamenti, mi chiedo come mai i comportamenti morali scorretti degli eterosessuali siano denunciati una volta l'anno ed i nostri, che siamo minoranza, invece sempre».
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