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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Elezioni. Berlusconi come Franco
Elezioni. Berlusconi come Franco
Il modello clericoautoritario
Lunedì 30 Aprile 2001
di la Repubblica
in Religione

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LINEA DI CONFINE

Ma il modello del Polo è Aznar o Franco?

di MARIO PIRANI

Non manca in questo scorcio assillante della campagna elettorale la voce fastidiosa di non pochi beoti che predicano un ottimismo del tutto fuori luogo. A sentir loro, anche in caso di vittoria, le contraddizioni interne della Casa delle libertà gli assegnano vita breve. Nel frattempo - e qui l'ottimismo beota s'incrocia col masochismo estremista - la sinistra sarà costretta ad una salutare cura d'opposizione e ritornerà pura e dura. In attesa di simile avveniristica epifania sarebbe opportuno che questi tipici "cretini di sinistra" sfogliassero le cronache delle regioni dove il Polo ha già vinto per farsi un'idea di cosa stia accadendovi e di quale saldo blocco clericoreazionario si stia ricostituendo nel quadro di una visione regressiva della società italiana. Meglio, quindi, darsi da fare ora, anche se l'impresa è ardua, per impedire che si apra una stagione oscura per chi aspira alla laicità dello Stato e alla eguaglianza fra i cittadini. Dalla Sicilia, regione di centrodestra, ci viene un esempio fra i più eloquenti. L'assessore alla Sanità (Forza Italia), Giuseppe Provenzano, ha firmato un accordo col presidente della Conferenza episcopale dell'Isola, il cardinale Salvatore Di Giorgi, in base al quale le Asl, «su designazione dell'ordinario diocesano», assumeranno duecento assistenti religiosi, uno ogni trecento posti letto, (sacerdoti, diaconi e, in mancanza, laici) da immettere in tutti gli ospedali pubblici. Il trattamento economico sarà quello dei dirigenti delle Asl e graverà sul bilancio della Sanità. L'assistenza religiosa comprende anche «attività pastorali e culturali da svolgersi in corsia», che torneranno a essere, come cinquant'anni orsono, dominio di preti e monache. «Salta la parità fra le religioni, si cancella ogni criterio obbiettivo nelle assunzioni e, comunque, non vivendo in uno Stato confessionale, i costi per il conforto religioso non possono ricadere su tutti», ha osservato il rappresentante della Federazione per i Diritti dell'Uomo, Lino Buscemi. Tanto più che vi è già il contributo fiscale dell'otto per mille. Provenzano si è irritato per le critiche e ha risposto che «il novanta per cento dei malati è cattolico e, comunque, se necessario si assumeranno anche rabbini e musulmani. Resta che l'assistenza religiosa personalizzata potrà divenire una delle migliori terapie». Singolare affermazione in una regione in cui scarseggia sia il personale sanitario che le attrezzature ospedaliere. Andiamo al Lazio, regione governata dal postfascista Storace. Anche qui è l'intreccio tra Curia e Polo a caratterizzare il nuovo corso, come prova l'annuncio che un congruo finanziamento pubblico verrà concesso ai trecento oratori parrocchiali. Nel cedimento verso l'invadenza clericale, a spese del pubblico erario, i rappresentanti dell'Ulivo si sono distinti ancora una volta, accontentandosi di un emendamento per estendere i benefici anche agli eventuali oratori (ma dove sono?) gestiti da protestanti, da valdesi ed ebrei. Scarsa consolazione che sicuramente non sana il vulnus (bene hanno fatto Comunisti italiani e Rifondazione a votare contro). Ma l'esplicitarsi della strategia della destra non si ferma qui: Storace ha annunciato che presto rimetterà mano alla legge regionale sulla famiglia per «depurarla» da certe caratteristiche a suo avviso inaccettabili come le facilitazioni nella concessione di alloggi popolari alle coppie di fatto e addirittura alle coppie omosessuali. Il campo, però, più esemplificativo resta quello scolastico. In proposito Storace ha ribadito che provvederà all'attuazione della sua famigerata ordinanza per il controllo dei libri di testo. Suo scopo è quello d'impedire che la storia seguiti a essere insegnata basandosi sui valori dell'antifascismo e della Resistenza. Il compimento del disegno sarà dato dai colpi inferti alla scuola pubblica, attraverso l'elargizione dei bonusfamiglia da utilizzare in istituti privati, sulla scia di quanto già deciso da Formigoni per la Lombardia. «Così - ha detto il governatore del Lazio - anche il bimbo meno abbiente avrà diritto alla scuola più lussuosa». Bugia: i buoni scuola copriranno solo una frazione della retta (in Lombardia il 25%) per cui i meno abbienti dovrebbero, comunque, pagare una bella cifra a completamento, mentre i più abbienti avrebbero un beneficio. Per contro i finanziamenti per i bonus sarebbero sottratti alle scuole pubbliche gratuite, che sarebbero ancor più defraudate dei mezzi necessari. La Curia giubilerà, i cittadini un po' meno. Questi e altri esempi ci inducono a sospettare che Berlusconi e i suoi non abbiano tanto per modello la Spagna del liberale Aznar ma quella clericoautoritara di Francisco Franco.

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