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| «Anche i gay hanno diritto a spazi pastorali» |
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| La chiara presa di posizione della «Difesa del popolo», il settimanale diocesano di Padova |
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| Domenica 29 Aprile 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Da La Tribuna di Treviso
La festa nella Roma giubilare è stata una grande frattura Ma ci sono segnali d'incontro nonostante le posizioni ufficiali
di Nicolò Menniti-Ippolito Con tre pagine fitte di articoli e di fotografie ed un fondo in prima pagina in cui le parole omosessualità e fede sono poste una a fianco all'altra, La difesa del popolo, il settimanale della Diocesi di Padova, apre un nuovo capitolo nel rapporto tra pensiero cattolico e omosessuali. Un capitolo all'insegna dell'apertura, indubbiamente, anche se volutamente senza effetti speciali. «E' una inchiesta - spiega il direttore del settimanale cattolico, don Cesare Contarini- che avevamo in cantiere da tempo, ma abbiamo voluto aspettare di pubblicarla in un momento tranquillo, favorevole alla riflessione, e non sotto la spinta degli eventi». Dunque lontani dalle polemiche sul gay-pride e da quelle contrapposizioni che hanno infiammato per quasi sei mesi il dibattito, viziandolo con prese di posizione ad effetto, in cui anche il Papa in qualche modo è stato coinvolto, quando durante l' Angelus ha espresso la «amarezza per l'affronto recato al Grande Giubileo dell'Anno Duemila e per l'offesa ai valori cristiani di una Città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo». In quella occasione la condanna dell' omosessualità è apparsa netta: «La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore - ha detto il Papa- e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male». Diverso è il tono degli interventi sulla Difesa del popolo che opera distinguo precisi: «Non si sceglie di essere omosessuali. E dove non c'è responsabilità di scelta come può esserci colpa? Non si tratta di malattia da cui guarire, da devianza da ricondurre nei percorsi della normalità, di immoralità da stigmatizzare e da fuggire». E in una intervista don Giampaolo Dianin, delegato per la pastorale familiare della Dicesi padovana, afferma che «basilare è la distinzione tra tendenza e comportamento. Se della prima nessuno è colpevole, sui comportamenti è lecito esprimere un giudizio morale siano essi i comportamenti degli eterosessuali o degli omosessuali». Quanta distanza, però, rispetto alla denuncia della rivista Medicina e morale della Università Cattolica, diretta dall'arcivescovo Elio Sgreccia, che qualche tempo fa denunciava come il 30 per cento degli italiani avesse tendenze omosessuali a causa di una cultura permissiva. Esistono allora due Chiese? «No - dice Don Cesare Contarini - però esistono indubbiamente sensibilità diverse. C'è chi parte dai principi e si attiene solo ad essi irrigidendosi, e chi preferisce partire dalle situazioni concrete ed interrogarsi sul modo migliore per condurre il cammino verso la fede». Ed in omaggio alle sensibilità il direttore della Difesa ha voluto tenere i tono bassi. «Di solito annunciamo le inchieste in prima pagina con una grande foto. Stavolta abbiamo fatto un passo indietro per non urtare le sensibilità diverse, ma abbiamo comunque voluto mettere nel titolo di prima pagina la parola omosessualità, senza ipocrisie». Le foto invece sono dentro, e sono foto di film, in cui per la prima volta, crediamo, si vedono in un giornale cattolico due maschi sorridersi delicatamente e con amore. Una intera pagina è poi dedicata ad un gruppo di cattolici omosessuali, una quarantina, che si riunisce stabilmente in una parrocchia veneta, per affrontare insieme il rapporto omosessualità-fede. Ed il parroco che li ospita lo dice chiaramente: «Essere gay non è peccato» ed ancora: «Non va dimenticato che il fatto che anche alcuni ministri della Chiesa hanno tendenze omosessuali: non per questo credo siano meno capaci di svolgere il loro ministero». Gli omosessuali cattolici intervistati chiedono soprattutto un dialogo con la gerarchia ecclesiastica, chiedono che nascano gruppi nelle strutture ecclesiali, in cui si attui la "pastorale" nei loro confronti. Sarebbe un riconoscimento effettivo di enorme rilevanza anche sul piano umano per queste persone. E del resto in Italia questo tipo di gruppi è in espansione tanto è vero che ha già promosso un convegno nazionale un anno e mezzo fa. Ma interrogarsi su questa questione suscita polemiche nella Chiesa? «Non credo - dice Don Contarini - finora non ho avuto nessuna reazione negativa, anche se non abbiamo chiesto permesso a nessuno per fare questo servizio, solo discusso in redazione come sempre». E la prossima settimana il settimanale ospiterà una seconda parte dell'inchiesta.
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