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| I valdesi divisi dai matrimoni gay |
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| Il Sinodo si dovrà pronunciare sulla benedizione alle coppie |
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| Martedì 17 Agosto 2010 |
| di La Stampa |
| in Religione |
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Forse non è un caso, nella città che tra mille distinguo e non pochi mal di pancia ha appena approvato il registro per le unioni civili. Torino oggi è il laboratorio dove l’Italia discute di diritti. E a una manciata di chilometri c’è Torre Pellice, la casa madre dei valdesi, che domenica aprono il Sinodo, il ritrovo annuale di tutte le comunità sparse in Europa e non solo, e hanno messo al centro del confronto il riconoscimento delle unioni omosessuali.
Il dibattito si trascina da giugno e promette di lacerare la comunità. I valdesi ne discutono da quando il pastore Alessandro Esposito a Trapani ha benedetto l’unione di due donne tedesche, già sposate con rito civile in Germania. Che fare, si chiedono ora, con le coppie omosessuali italiane, là dove non esiste una legislazione che riconosca giuridicamente la loro unione? Il tema è stato inserito all’ultimo momento tra quelli che verranno discussi durante il Sinodo. Nella comunità la spinta a dare un segnale di apertura è forte ma non univoca. La moderatrice della tavola valdese Maria Bonafede predica equilibrio: «È un tema delicato che ha lacerato e talvolta diviso diverse chiese protestanti in Europa e negli Stati Uniti. Nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese che chiedono la benedizione della loro unione. E non si tratta dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese, tema che mi sembra superato da tempo, ma di benedirne l’unione».
Lo snodo è tortuoso. I valdesi non considerano il matrimonio un sacramento. Chi si sposa, lo fa con rito civile ma riceve una sorta di «benedizione» dalla comunità d’appartenenza. Nei paesi che riconoscono e disciplinano i matrimoni omosessuali la chiesa valdese da tempo benedice le coppie gay. «Su questo dobbiamo ragionare, sapendo che non significa matrimonio, visto che per noi protestanti non è un sacramento ed è un fatto eminentemente civile», spiega la moderatora. A Trapani, però, si è scoperchiato il «caso Italia» - dove alle coppie omosex non è riconosciuta alcuna legittimazione giuridica - facendo uscire allo scoperto la parte della comunità apertamente contraria a ogni forma di riconoscimento. L’ala conservatrice, minoritaria ma non marginale, guidata dal senatore del Pdl Lucio Malan, ha scritto un documento esprimendo rammarico per come «da tempo la Chiesa Valdese impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere». Forti dell’appoggio di alcuni pastori, si richiamano all’interpretazione autentica della Bibbia e mettono in guardia da fughe in avanti che potrebbero creare ferite insanabili.
Il Sinodo proverà a fare chiarezza, ma potrebbe anche non arrivare a una sintesi. Giorgio Tourn, 80 anni, una delle figure di riferimento delle valli valdesi e pastore tra i più ascoltati, raccomanda cautela: «Mentre sul rifiuto di qualsiasi forma di omofobia e discriminazione c’è totale accordo, sulla benedizione dei matrimoni gay ci sono posizioni discordanti». E c’è il rischio di generare non solo una frattura interna, ma anche un solco con le altre chiese protestanti. «Le chiese evangeliche sono su posizioni molto intransigenti. Alcune si rifiutano anche di riconoscere la stessa omosessualità, considerata segno di devianza e peccato». Questo articolo ha ricevuto 468 visite.
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