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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
I preti pedofili e la gogna mediatica
I preti pedofili e la gogna mediatica
Nessuna religione al mondo ha mai dibattuto tanto l´intimità sessuale come il cattolicesimo
Sabato 17 Luglio 2010
di la Repubblica
in Religione

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Nel vortice delle notizie quotidiane alimentato dal frullatore mediatico, capita spesso di assistere a un "serial" di cronaca, alla ripetizione cioè di uno stesso genere di eventi nell´arco di un determinato periodo di tempo. Una volta si tratta dei delitti attribuiti agli immigrati rumeni o cinesi; un´altra volta degli stupri in famiglia; un´altra degli scandali che hanno per protagonisti o vittime i transessuali; o ancora delle aggressioni alle coppie gay oppure degli incidenti mortali con le city car. Attraverso la lettura dei giornali, l´ascolto della radio e della televisione, sembra quasi di osservare un´epidemia transitoria, un fenomeno contagioso che si replica a distanza di pochi giorni, un ciclo o - per così dire - una moda.

Adesso è il momento dei preti pedofili. Non c´è settimana che, in Italia o all´estero, non si scopra un caso di abusi sessuali da parte dei sacerdoti ai danni dei minori. E puntualmente, la Chiesa fa atto di pentimento, il Papa denuncia "il male che è al nostro interno", i vescovi si battono il petto e chiedono perdono. Ma poi il polverone dello scandalo si dilegua e la questione, antica come la fede, torna in quel gigantesco "refugium peccatorum" che è il dimenticatoio collettivo, la rimozione, l´oblio. E inevitabilmente, anche la bufera mediatica si placa fino a quando non scoppia un nuovo scandalo.

Nel frattempo quanti altri bambini rischiano di essere maltrattati, violentati, stuprati dai preti pedofili? Quante altre vite vengono marchiate per sempre da questi terribili traumi psicologici? E quanti altri pentimenti e altre richieste di perdono dobbiamo ascoltare da parte della Chiesa, del Papa e dei vescovi?

Arriva ora a proposito il giro di vite annunciato dalla Santa Sede contro i delitti di pedofilia. Particolarmente apprezzabile è la norma secondo cui il "segreto pontificio", cioè la confidenzialità che accompagna i processi canonici, non può impedire la denuncia alle autorità civili. Qualsiasi processo, per fare veramente giustizia, dev´essere pubblico, trasparente, accessibile per chiunque: a cominciare dai mass media che sono chiamati a informare tempestivamente la pubblica opinione.

In attesa del giudizio divino, e magari anche prima che si pronunci la giustizia terrena, la cosiddetta "gogna mediatica" costituisce in questi casi estremi la condanna più immediata e la pena più efficace. A volte, perfino le controverse sentenze anticipate dai giornali assumono il crisma della legittimità. E come in tante altre situazioni di rischio o di pericolo, la cronaca nera rappresenta un avvertimento e un deterrente: un avvertimento per i genitori o per i parenti delle vittime potenziali, un deterrente per i pedofili.

Ma basterà il giro di vite deciso opportunamente dal Vaticano a debellare dalla vita della Chiesa quella che il Papa stesso ha definito una "piaga"? Aumentare le pene può servire certamente a dissuadere o scoraggiare chi ha intenzione di compiere un reato. L´esperienza dimostra, però, che non sempre è così. Molti delitti, come gli abusi sessuali sui minori, derivano da una patologia, da una condizione di sofferenza o disagio, da uno stato di emarginazione individuale e sociale.

È lecito chiedersi allora se l´inclinazione alla pedofilia nell´ordine ecclesiastico non possa dipendere in qualche misura da cause più remote e profonde. Dalla morale sessuofobica della Chiesa cattolica, innanzitutto, che individua nel sesso praticato al di fuori della procreazione la fonte del peccato. Oppure, dall´obbligo del celibato e della castità imposto ai sacerdoti. Dalla demonizzazione dogmatica dell´omosessualità. Da una certa tendenza alla misoginia. O ancora, dall´esclusione della donna dalla somministrazione dei sacramenti.

"La Chiesa – scrive monsignor Carlo Maria Martini nel suo illuminante libro intitolato Conversazioni notturne a Gerusalemme – ha sempre bisogno di riforme". E per quanto lui stesso avverta che "il celibato è un altro argomento", l´ex arcivescovo di Milano aggiunge: "Questo tipo di vita è oltremodo impegnativo e presuppone una profonda religiosità, una comunità valida e forti personalità, ma soprattutto la vocazione a non sposarsi. Forse non tutti gli uomini chiamati al sacerdozio possiedono questo carisma. Da noi la Chiesa dovrà escogitare qualcosa".

Altrettanto moderne e stimolanti sono le osservazioni di Martini sulla condizione femminile, sui rapporti prematrimoniali, sull´uso dei contraccettivi e perfino sull´omosessualità. La sua conclusione equivale a un auspicio: "La Chiesa deve lavorare a una nuova cultura della sessualità e della relazione". Ecco, fuori da una tale dimensione, è improbabile che il giro di vite contro la pedofilia sia sufficiente a debellare la piaga. (da "I papi e il sesso" di Eric Frattini Ponte alle Grazie, 2010 – pag. 11)

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