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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Un prete: Se la diversità è considerato un reato
Un prete: Se la diversità è considerato un reato
Gli Stati che condannano a morte gli omosessuali sono gli stessi che spesso perseguitano gli appartenenti ad altre religioni, compresi i cristiani
Martedì 13 Gennaio 2009
di Il Centro
in Religione

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di Raffaele Garofalo *

Il «fine» di vietare ogni forma legittimata di convivenza omosessuale spinge la Chiesa cattolica, che si fa paladina della difesa della vita fin nell’embrione, ad accettare che in 91 Stati l’omosessualità continui ad essere considerata un reato e in nove di essi addirittura sia punita con la pena di morte. La recente presa di posizione dell’osservatore vaticano all’Onu contro la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, proposta da Sarkozy a nome dell’Unione Europea, finisce per risultare, in concreto, una esplicita complicità con i Paesi in cui gli omosessuali sono oggetto di discriminazioni, persecuzioni e violenze. Le motivazioni addotte da monsignor Celestino Migliore sono un esempio lampante di sofisma gesuitico: «Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani, di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni» e aggiunge «gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come matrimonio, verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni»(!). Nel timore che alcuni Stati possano riconoscere agli omosessuali il diritto al matrimonio, il monsignore in sostanza afferma che è preferibile tollerare che quei Paesi continuino a farli oggetto di discriminazione fino a mandarli a morte. Una argomentazione che sembra tratta da Il Principe di Machiavelli più che dal Vangelo di Cristo.

Certe prese di posizione della Chiesa riaffermano la gravità di una manipolazione mentale che mira a colpire l’individuo in profondità, inculcando il senso di colpa fin dalla nascita: «Nel peccato mi ha concepito mia madre». Una concezione poco cristiana dell’esistenza e gli omosessuali ne sono vittime due volte. Nella vicenda non è in discussione il diritto della Chiesa di dichiarare immorale, dal suo punto di vista, un comportamento omosessuale: la proposta della Francia riguarda il tragico fatto di persone oggetto di persecuzione perché la loro diversità è considerata un reato. Se il peccato è una categoria morale che appartiene ad una libera scelta di fede, il reato è un concetto giuridico cui la società civile assoggetta i cittadini ed è regolato da legislazioni che giungono a comminare ai trasgressori sanzioni molto severe. Questo è il merito della questione che dovrebbe prendere a cuore soprattutto una Chiesa che si vuole garante della salvaguardia della vita umana.

L’iniziativa della Francia mira a far rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione Europea sulle libertà fondamentali: essa non si propone di legiferare in merito alla vita di relazione degli omosessuali. La posizione di monsignbor Migliore è oltretutto contraddittoria poiché, dopo aver ricordato che il Catechismo condanna ogni discriminazione, il religioso si oppone poi con fermezza ad una iniziativa finalizzata a porre fine ad essa. Gli Stati che condannano a morte gli omosessuali sono gli stessi che spesso perseguitano gli appartenenti ad altre religioni, compresi i cristiani.



* Prete

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