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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Tutti contro Williams: Pratica omosessuale contraria alle scritture
Tutti contro Williams: Pratica omosessuale contraria alle scritture
Anglicani, il primate dell’Uganda accusa: «Arcivescovo di Canterbury, retaggio coloniale»
Sabato 02 Agosto 2008
di Avvenire
in Religione

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CANTERBURY. È arrivato al terz’ultimo giorno dei lavori della Conferenza di Lambeth l’attacco più duro alla legittimità della conferenza stessa e all’autorità dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Con una lunga lettera indirizzata al «Times» il primate anglicano dell’Uganda, Henry Luke Orombi – leader di nove milioni di anglicani in patria e una delle personalità più rappresentative dei 250 vescovi su 800 che hanno boicottato le assise della Comunione anglicana – ha voluto spiegare il proprio punto di vista sulla crisi che sta paralizzando la terza comunità cristiana nel mondo. Orombi ha ricordato la risoluzione di Lambeth ’98 – presa a schiacciante maggioranza – sulla «pratica omosessuale incompatibile con le Scritture», il parere contrario all’ordinazione del primo vescovo manifestamente omosessuale espresso dal Consiglio dei primati di tutte le province nel 2003 e nonostante ciò la decisione della Chiesa episcopaliana – gli anglicani americani – di andare per la propria strada, senza ricevere la minima sanzione. A questo punto, sostiene il primate ugandese, è evidente che i vari organi che dovrebbero garantire la coesione del mondo anglicano sono meramente formali.

Tutti tranne, uno: l’arcivescovo di Canterbury, il quale ha voluto personalmente invitare gli americani ribelli a Lambeth. Ma «la cosa peculiare – ha concluso Orombi – è che quest’uomo... non è nemmeno eletto dai suoi pari. Anche il Papa è eletto dai suoi pari, mentre quello che hanno gli anglicani è un uomo nominato da un governo secolare. Negli ultimi cinque anni abbiamo iniziato a vedere tutto ciò come un retaggio del colonialismo britannico». Orombi, che ha chiarito di non voler uscire dalla comunione anglicana, ha reso esplicita quella che pare essere l’aspirazione di molti fra i contestatori di Williams: portare la «testa» dell’anglicanesimo più vicino a dove si trova ora il suo «corpo», ossia nel Sud del mondo. E non a Buckingham Palace.

Andrea Galli

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