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I conservatori fondano una nuova chiesa "contro il relativismo"
L´arcivescovo di Canterbury lancia un appello ai dissidenti perché ci ripensino
di ENRICO FRANCESCHINI
dal nostro corrispondente
londra - Si spacca la chiesa fondata cinquecento anni fa da Enrico VIII, in opposizione al "papa di Roma", per poter divorziare e risposarsi quanto volte voleva, come poi fece, accumulando sei mogli. Adesso è la Chiesa Anglicana, nata da quella scissione, ad andare in pezzi: e la ragione è, ancora una volta, un problema di uomini e di donne, sebbene un po´ diverso da quello affrontato nel 1535 dal re. L´ala tradizionalista ha deciso di organizzarsi in modo indipendente ed autonomo, per protestare contro l´ordinamento di donne sacerdoti e di preti gay, e contro le nozze religiose tra persone dello stesso sesso. Il nuovo movimento rifiuta, per adesso, di parlare di un vero e proprio scisma, ma sembrano esserci tutti i requisiti per definirlo così. Avrà un nuovo nome: Fellowship of Confessing Anglicans (il cui acronimo, Foca, non li farebbe prendere molto seriamente in italiano). Avrà un nuovo libro sacro: il Book of Common Prayer, pubblicato per la prima volta nel 1622, e ora giudicato dagli anglicani conservatori l´unica versione accettabile di un libro di preghiere per i fedeli. Infine non riconoscerà più come autorità suprema e indiscutibile l´arcivescovo di Canterbury, Rowan William, che della chiesa anglicana è il leader spirituale e che ieri sera ha lanciato un accorato appello ai dissidenti: «Non basta contestare le strutture esistenti. Se non funzionano la sfida è quella di riformarle».
Lo strappo covava da tempo. E´ venuto alla luce a Gerusalemme, dove per una settimana si sono riuniti a congresso trecento vescovi anglicani dell´ala tradizionalista, tuonando contro il «falso vangelo» predicato dai sacerdoti liberali ed esortando a rimanere ancorati ai «principi morali biblici», senza più contaminazioni moderne. Se di scisma di tratta, riguarda solo marginalmente la Gran Bretagna: la maggioranza dei vescovi dissidenti provenivano da Africa, Asia ed Australia. Il loro leader è l´arcivescovo di Sidney, il reverendo Peter Jensen, che definisce «un atto di follia» e «un grossolano errore strategico» la consacrazione di un vescovo gay, avvenuta lo scorso anno nello stato americano del New Hampshire, tra mille polemiche. Un´altra figura di spicco è l´arcivescovo della Nigeria, Peter Akinola, che al vertice di Gerusalemme ha sferrato un attacco diretto contro l´arcivescovo di Canterbury, addossandogli la responsabilità dello «stato di agitazione e di bancarotta» in cui verserebbe la chiesa anglicana.
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