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| Don Gallo:"Non conta lo stato civile ma cosa c´è nel cuore" |
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| E' fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto |
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| Martedì 24 Giugno 2008 |
| di la Repubblica - Genova |
| in Religione |
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L´ipocrisia è che chi ha ottenuto l´annullamento dalla Sacra Rota viene ammesso
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«Se il cavaliere si presentasse qui a chiedere la comunione? Non so cosa farei, per me la discriminante non può essere burocratica, se sei a posto o meno con l´anagrafe ecclesiastica. Quello che conta veramente è se vieni non per fare la comunione, ma per fare comunione, per essere in comunione con la Chiesa viva che è la comunità». Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, non nega la comunione ai divorziati. Prima prete partigiano, poi prete «degli ultimi», da sempre prete «contro», fa prevalere la voce dell´accoglienza su quella che impone il rispetto delle norme, anche se il suo cardinale la pensa diversamente.
Perché la linea ufficiale della Chiesa continua a negare l´Eucarestia ai divorziati?
«Tutto dipende dalla visione che la Chiesa ha del trattato del matrimonio, che è un sacramento ed è il fondamento della famiglia. Sulla dottrina che io ho studiato cinquant´anni fa si diceva anche che la formazione della famiglia serviva essenzialmente per la procreazione. Non è cambiato molto, la Chiesa riconosce validità solo all´anagrafe ecclesiale, poi ci si imbatte nell´ipocrisia delle nullità proclamate dalla Sacra Rota oggi con molta più facilità del passato, anche quando ci sono figli. Così chi si è visto dichiarare il matrimonio nullo può fare la comunione, chi è divorziato all´anagrafe civile no».
Allora quale dovrebbe essere la discriminante vera?
«Se chi si accosta all´eucarestia lo fa per fare comunione vera. Da noi a San Benedetto da quarant´anni funziona così, io i miei li conosco tutti, so quali sono le loro sofferenze, le difficoltà che incontrano, quello che c´è nei loro cuori quando vengono a fare comunione, anche se alle loro spalle hanno un divorzio od una separazione. E poi come fai a respingere chi è tuo ospite a si siede a tavola con te? Tu sì e tu no? E su quali basi poi? I divorziati no? E allora le coppie di fatto? E i gay? Devo chiedere la patente prima di dare la comunione? E comunque, quando centinaia di fedeli si mettono in coda per fare la comunione, come è avvenuto anche nella messa del Papa in piazza della Vittoria, cosa bisogna fare, chiedere prima se sei divorziato o no? Per me non funziona così».
Ma negli ultimi anni la Chiesa ha adottato una posizione più rigida in merito.
«Purtroppo è vero, penso a quando facevamo la comunione interconfessionale, a me è capitato diverse volte, con valdesi o evangelici, ed era una cosa bellissima, adesso non è più è possibile, ma la religione non deve dividere, deve unire, il fondamento del cristianesimo è l´amore e la solidarietà, che deve stringere in un grande abbraccio tutta la famiglia umana, è questo l´insegnamento più grande di Cristo.»
(n. c.) Questo articolo ha ricevuto 465 visite.
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