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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Parma. Un consigliere PPI a favore delle  famiglie di fatto
Parma. Un consigliere PPI a favore delle famiglie di fatto
Pubblichiamo un articolo in cui un consigliere comunale del PPI si sforza di capire le ragioni dei laici
Domenica 04 Marzo 2001
di La redazione di Gaynews
in Religione

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Articolo GAZZETTA DI PARMA - 3 marzo 2001

ARGOMENTI Per i cattolici in politica un impegno laico

L'impegno del cattolico (più correttamente: del cristiano) in politica è tornato, in questi giorni, ad essere un tema di grande attualità: l'ultima occasione è stata originata dalla risoluzione assunta dal Partito Popolare Europeo in ordine al riconoscimento delle coppie di fatto. Ci sono forze che rincorrono, per ragioni strettamente elettoralistiche, il più acritico integralismo per apparire le fedeli lunghe mani della Chiesa: credo che a questo gioco non sia nemmeno il caso di prestare attenzione, mentre mi pare utile che anche i più modesti operatori politici (come sono io) offrano, senza presunzione, la loro riflessione su questo tema. In linea di principio, mi sembra che sia decisiva la distinzione tra il piano personale e il piano politico. Da un lato, infatti, non può porsi in discussione per chi proclama una appartenenza religiosa la coerenza personale con i principi della fede, che si professa; dall'altro, la stessa concezione della libertà e della responsabilità personale nelle scelte impone che, sul piano della politica (cioè del governo della collettività), nessuno possa sottrarsi all'obbligo del rispetto del pluralismo presente nella società, non potendosi obbligare chicchessia a seguire operazioni o modelli di vita discendenti dalla adesione ad una idea religiosa non condivisa, ma dovendosi, invece, contribuire a individuare quell'assetto sociale, che renda possibile a ciascuno una libera e responsabile condotta nel rispetto così della propria coscienza, come dei comuni valori costituzionali, posti a fondamento del vivere civile. Sia permessa un'esemplificazione (spero) chiarificatrice. La Chiesa non ammette all'Eucaristia i coniugati solo civilmente, i separati e i divorziati, ma, per questo motivo, nessuno può avere dubbi sul fatto che la legge italiana non potrebbe, certamente privare queste persone, ad esempio, del diritto di elettorato attivo o passivo: in questo, si sintetizza l'ineliminabile distinzione tra piano della fede e piano della politica; in questo, si materializza (se così posso dire) l'ambito della politica e lo spazio di azione (anche) del politico di ispirazione cristiana. Ciò premesso, va subito osservato che le considerazioni precedenti non significano che la politica non abbia delle radici etiche, ma significa che queste radici etiche devono trovare il loro fondamento nei valori civili condivisi, nella cultura e nella tradizione, non nei valori di una determinata confessione religiosa. Se così non fosse saremmo di fronte alla logica teocratica e, quindi, di conseguenza, alle manifestazioni dell'integralismo, che - laico o religioso che sia - non può mai essere condiviso. Se queste premesse sono vere, al cattolico impegnato in politica è richiesto un impegno laico, che non vuol dire agnostico: gli è richiesto, cioè, di non muoversi secondo la logica delle sue convinzioni religiose per omologare gli altri a sé, ma di contribuire, nel contesto pluralistico della società, a definire ordinamenti, che rispettino i valori della persona, della libertà e della responsabilità individuali. In altre parole, non con ragioni teologiche egli potrà motivare la sua proposta politica, ma per il valore umano di essa, compiendo con ciò un'opera di mediazione culturale degli stessi valori cristiani. In questa prospettiva, ad esempio, il politico di ispirazione cristiana di fronte al diffuso fenomeno sociale delle convivenze di fatto, si comporterà in coerenza con le sue convinzioni sull'inscindibilità del nesso tra famiglia e matrimonio, confortato dalla nostra Carta costituzionale e dalla nostra tradizione giuridica, operando, con sapiente discernimento, per dare anche alle unioni di fatto un civile ordinamento. Ciò non significa che il politico di ispirazione cristiana debba applaudire le unioni di fatto, né propugnarne il riconoscimento, ma comporta, secondo me, che non debba ritirarsi sull'Aventino quando il tema della disciplina delle unioni di fatto venga all'ordine del giorno, esercitando, al contrario, nell'autonomia della propria funzione e con la prudenza suggerita dalla sua coscienza, quell'azione positiva che, nella situazione storica, può meglio garantire il perseguimento del maggior bene possibile. Contribuire alla disciplina di questo istituto (assicurando che non venga posta in essere nessuna indebita confusione o equiparazione con la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio e che la regolamentazione si caratterizzi per la giusta valorizzazione degli elementi più significativi e moralmente rilevanti, che possono essere propri anche una convivenza di fatto) costituisce - secondo me - un apporto politicamente doveroso, e religiosamente coerente, con la funzione di testimonianza, cui ogni credente è chiamato. Partecipare, infatti, alla definizione della disciplina, portando l'apporto peculiare derivante dalla propria formazione, significa per il politico di ispirazione cattolica offrire delle indicazioni che riguardano, ad esempio, la saldezza del legame, la serietà dell'impegno, la centralità dell'unione tra le persone conviventi e la primaria centralità dei figli. Non voglio usare termini «grossi», ma ritengo, altresì, che il politico si muova, in tal maniera, in un'ottica di evangelizzazione, se è vero che quest'ultima, oltre che annuncio, è anche azione di carità, che si esprime nel confronto e nel dialogo con i diversi, che comporta di aprirsi (e non di chiudersi) al confronto e che richiede di ricercare percorsi, che portino alla condivisione, mediante un'opera di convincimento, che comporta rispetto delle altrui opinioni e riconoscimento della dignità dell'interlocutore e delle sue idee. Sul piano politico, peraltro, credo che l'attualità dimostri che lo spazio di un partito di ispirazione cristiana sussista solo nella misura, in cui detto partito dimostri di sapere vivere il suo tempo, senza subirlo, ma anche senza ritrarsi di fronte al nuovo sociale e al conseguente bisogno di governare i fenomeni che la caratterizzano. Giorgio Pagliari Consigliere Comunale P.P.I. Parma

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