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Difendere i diversi. Questa la motivazione che ha spinto dei giovani ad aggredire, usare violenza, umiliare Mario, un loro coetaneo, ad Orbassola. Come omosessuali e come credenti, del gruppo Nuova Proposta di Roma di gay e lesbiche cattoliche, siamo scossi, preoccupati, indignati. Si colpisce la persona per colpa di una "educazione" alla violenza che scaturisce dalla cultura dei pregiudizi. Non ci interessa sapere se Mario sia o no omosessuale, sua unica colpa la difesa di una cultura del rispetto, dell'accoglienza, della positività e accettazione della diversità. A lui la nostra solidarietà come persona, come oggetto di una violenza cruda, gratuita; e il nostro incoraggiamento a gridare i suoi valori, a gridare il male subito. Ci indigna il silenzio che da tante parti, troppe forse, è calato. Il tacere su atti come questo, l'omertà è sempre stata nella Storia e nella quotidianità delle nostre vite, complice del male. Non si può e non si deve restare muti. Il silenzio genera queste forme di violenza e spinge i soggetti deboli nell'emarginazione e nella paura. Il silenzio di molti limita la libertà delle persone. Ricordiamolo: la libertà o è per tutti o non è. Questa forse la colpa di Mario. La difesa dei diversi come difesa della libertà. Siamo vicini a Mario e a tutte le donne e gli uomini, giovani e adulti, vittime ogni giorno di violenza a causa delle loro identità sessuali. Violenze che scaturiscono dall'ignoranza e dal "pre-giudizio". Ma non possiamo rimanere fermi. Chiediamo fortemente alle istituzioni, ai partiti, alla scuola, alla stessa Chiesa, rea di una cultura molte volte di condanna, una voce di denuncia, atti forti , significativi che rompano questi processi di morte. Chiediamo una legge contro le discriminazioni sessuali. Chiediamo percorsi formativi, educativi per i giovani e con i giovani perché la cultura, la formazione, la conoscenza sono le uniche possibilità per contrastare l'odio verso le minoranze. Questo nell'incontro, nella conoscenza e nel dialogo per la distruzione di quei preconcetti, degli stereotipi negativi, dei "pre-giudizi" che sono alla base dell'odio e della discriminazione verso i gay e le lesbiche. Chiediamo soprattutto alla Chiesa Cattolica, ai movimenti ecclesiali, alle comunità di base, alle parrocchie, cellule fondamentali per la crescita umana di tanti, troppi , giovani abbandonati nelle periferie delle nostre città, negli angoli vuoti della nostra società, di non sottrarsi a questo impegno di vita. A non tradire il loro compito di accoglienza e di amore. Il loro impegno contro la violenza verso ogni persona umana. Come credenti nel Cristo abbiamo il dovere di scendere in campo. Non possiamo macchiarci del peccato del silenzio, ma soprattutto del peccato di alimentare, attraverso una chiusura morale totale, le motivazioni che spingono all'odio verso noi gay e lesbiche. Solo così potremmo costruire insieme "quella società di liberi" che forse è la speranza, l'utopia, la colpa di Mario. Nuova Proposta Gruppo di gay e lesbiche credenti di Roma Questo articolo ha ricevuto 112 visite.
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