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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Contarini: «La Difesa, voce libera da cent'anni»
Contarini: «La Difesa, voce libera da cent'anni»
Il direttore del settimanale diocesano: dopo il crollo della Dc distanti dalla politica
Venerdì 04 Gennaio 2008
di Corriere del Veneto
in Religione

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La ricorrenza Domani il compleanno del giornale fondato nel 1908. Da tangentopoli ai gay cattolici, ai «preti ribelli» di oggi

PADOVA- Cento anni di «Difesa del Popolo». Dalle 1500 copie del primo anno di nascita ai 60 mila lettori di oggi: il settimanale diocesano fondato dal vescovo Luigi Pellizzo il 5 gennaio 1908, ne ha fatta di strada. Dalle battaglie sociali contro i casoni malsani delle campagne dove i padovani vivevano in povertà, al tema scottante del celibato dei sacerdoti, portato alla ribalta nazionale da don Sante Sguotti che ha deciso di avere un figlio e convivere con la sua compagna. «La Difesa del Popolo » ha accompagnato il cambiamento. E a traghettare il giornale attraverso questo compleanno centenario c'è don Cesare Contarini, al timone del giornale dall'uno giugno '93, dopo i 28 anni di gestione di don Alfredo Contran.

Don Cesare è l'uomo della svolta, con lui «La Difesa» ha affrontato il mutamento culturale e politico di quegli anni in cui esplodeva tangentopoli e la Democrazia Cristiana veniva spazzata via e quello tecnologico, modificando grafica e formato.

Come ricorda il suo inizio alla direzione della «Difesa»?

«La ferita e la delusione create da tangentopoli portavano con sè la sofferenza dei cattolici in politica, della Dc in crisi. Da allora il giornale che ascoltava solo la Democrazia Cristiana, ha deciso di prendere qualche distanza dalla politica e occuparsi solo di temi concreti, del bene comune, con un dibattito a più voci e riflessioni politiche in cui si sentivano tutte le parti ».

Il vescovo Antonio Mattiazzo incide sulle scelte fatte dal giornale, sulla linea e sui temi trattati?

«Non ci sono mai state pressioni, anzi ringrazio il vescovo per la libertà di lavoro che ci dà. La forza della Difesa è sempre stata proprio la libertà di dare voce a posizioni critiche, anche all'interno della chiesa. Garantiamo il dibattito aperto con pareri diversi. E in 14 anni, mai un mio editoriale è stato visto prima della pubblicazione dal vescovo».

Temi considerati scomodi dalla chiesa hanno trovato spazio sulle pagine della Difesa, dall'eutanasia, alla questione dell'omosessualità. Nessuna tirata d'orecchie?

«Abbiamo pubblicato un servizio sui cattolici gay del gruppo Emmanuele di Padova, sul caso Welby abbiamo ospitato anche un intervento fortemente critico contro la scelta del cardinal Ruini e sul family day ci sono state posizioni contrarie, ma l'unico momento di tensione con il vescovo è stato nel '97 quando il giornale ha pubblicato lettere di sacerdoti che criticavano la gestione delle nomine del clero: è stato un momento difficile. Forse in quell'occasione ho sbagliato, non mi piace fare soffrire o mettere a disagio le persone. Ma in seguito a quell'episodio il consiglio presbiteriale elesse due preti dentro il consiglio episcopale, per contribuire dalla base alle nomine dei preti».

E poi ci fu il famoso gay pride a Padova…

«La posizione assunta dalla chiesa durante il gay pride fu una delle operazioni di comunicazione più riuscite della Diocesi. Il fatto di non lasciarci strumentalizzare dai partiti, diede di Padova un'immagine di città accogliente della persona. Come chiesa è indispensabile avere chiarezza di principi, nel rispetto delle persone»

Come affrontate il fenomeno dei preti ribelli?

«La chiesa ha sempre dovuto fare i conti con la fragilità delle persone, solo che adesso vengono amplificate in casi mediatici ».

Problemi di etica nell'avere inserzioni pubblicitarie?

«Cerchiamo di selezionare pubblicità che non sviliscano il giornale, che non siano dozzinali e che rispettino la dignità femminile. E' capitato che alcune pagine siano state respinte».

Meglio i rapporti con il sindaco Zanonato o con la Destro?

«Ci siamo sempre confrontati con tutti».

La soddisfazione maggiore?

«Il rapporto con i lettori e il forte legame con i missionari padovani nel mondo, lo sforzo di mettere «La Difesa» in Internet è anche rivolto a loro».

Il futuro?

«Prima o poi vorrei fare il parroco».

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