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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Divorzio, coppie di fatto e gay, scontro tra omelie a Bolzano
Divorzio, coppie di fatto e gay, scontro tra omelie a Bolzano
Padre Simini rivendica l’ortodossia cattolica «Dio ama tutti ma certe categorie rappresentano il male»
Giovedì 03 Gennaio 2008
di Alto Adige
in Religione

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BOLZANO. Divorziati, coppie di fatto e omosessuali. Accoglierli in nome dell’amore di Dio o fare valere l’ortodossia? I sacerdoti bolzanini si sfidano a colpi di omelia sull’atteggiamento da tenere. Padre Albano Simini (parocchia di Cristo Re) sceglie la seconda e polemizza dal pulpito con don Fabio Chiarani. Non solo. Invoca l’intervento del vescovo Egger: «Non si può accettare tutto».

I toni si accendono, la chiesa discute (e sul sito del nostro giornale arrivano i primi commenti, molti a favore di don Chiarani). Almeno padre Albano Simini non fa ironia sull’età del collega sacerdote (86 anni), svicolando sui problemi che ha posto. Ma risponde punto su punto, senza citarla, all’omelia pronunciata da don Chiarani il 24 dicembre a Caldaro, piena di parole di apertura verso le coppie di fatto, i divorziati, i coniugi uniti “solamente” da vincoli civili.

La notizia dell’omelia di don Chiarani esce domenica 30 dicembre. Quella mattina stessa, letto il giornale, padre Albano Simini decide di dire la sua durante la messa delle 11.30 a Cristo Re. «O meglio, di ribadire l’ortodossia in tema di famiglia», come racconta da quella parrocchia che viene considerata un baluardo della chiesa tradizionalista a Bolzano.

Certamente Dio ama divorziati, coppie di fatto e omosessuali, è la teoria del padre domenicano, «Dio ama tutti», ma questo mantello d’amore non copre le differenze tra ciò che è bene e ciò che è male. Le categorie sopracitate sono l’ombra. La famiglia tradizionale è la luce, riassume padre Simini. «Non c’è possibilità di equivoco», provoca a sua volta, chiedendosi perché dal vescovo Egger non sia ancora arrivata una presa di posizione ufficiale contro l’omelia di Caldaro: «Capisco che non sia facile l’impegno di vescovo, ma non si può tenere insieme tutto. C’è un limite che non può essere superato e andrebbe chiesto a don Fabio come può giustificare teologicamente le sue parole».

L’omelia di padre Simini innesca altro dibattito. Debra Bruns, che ha partecipato alla messa, scrive una lettera per protestare: «Credo che vedere il mondo solo in bianco e nero porti a disconoscere le molte zone grigie che esistono con pieno diritto nel mondo». Alla severità dei principi, Debra Bruns affianca le esperienze private: «Dubito che il sacerdote abbia conoscenza dei problemi terribili che possono portare al divorzio, né dei motivi per cui una coppia rimanga “di fatto”. Come facciamo poi a giudicare gli omosessuali in questo modo?».

Padre Simini replica: «Eccome se conosciamo certi drammi privati. Li incontriamo nel confessionale e sono così difficili che a volte non si sa cosa dire. Non si creda che siamo insensibili, viviamo quei drammi sulla pelle». Ma? «Ma un cristiano deve essere coerente. Se si riconosce in una fede, deve sapere cosa gli viene chiesto. C’è un’ortodossia, c’è una famiglia come deve essere», Ma così si escludono le persone, è l’accusa. «Si escludono da sole», risponde padre Simini, «se non riescono a stare sul binario delle condizioni fondamentali della religione cristiana».

Don Chiarani aveva detto la vigilia di Natale: «Solo il battesimo è l’etichetta di riconoscimento valida quando incontreremo Gesù. Gli angeli sulla grotta di Betlemme hanno cantato “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra a coloro che egli ama”. Sfido chiunque a dimostrare che esiste anche una sola persona, a prescindere dai suoi “peccati”, che sia esclusa da questo amore». L’omelia pronunciata a Cristo Re accusa questa impostazione di tacere sul passaggio successivo. Padre Simini: «Sono d’accordo anch’io che Dio ama i divorziati. Ama tutti, al di là dei buoni e cattivi comportamenti, perché siamo sue creature. Ma l’amore divino, ho detto durante la messa, non toglie la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, perché Dio è bontà, ma è anche verità e non ci chiede un livellamento. Non ho citato don Fabio, ma credo che le sue parole possano provocare un equivoco: siccome siamo tutti avvolti nell’amore divino, allora ogni comportamento è accettabile. No». (fr.g.)

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