Il brutale licenziamento del monsignore intervistato dalla trasmissione Exit su La 7 in occasione della trasmissione sui preti gay, dimostra in primo luogo la natura repressiva e poliziesca dell’organizzazione interna vaticana e in secondo luogo il totale fallimento del celibato del clero romano cattolico.
Imporre l’astinenza sessuale al clero, il celibato, è misura crudele e questa sì contro natura. E’ noto a chiunque che la sessualità di un adulto in buona salute non è cancellabile ne sopprimibile e meglio sarebbe per la chiesa romano cattolica consentire una normale vita sessuale e relazionale, omo o etero che sia, al proprio clero.
E’ pensabile che 33 mila preti maschi, altrettante suore, 22 mila insegnanti di religione e via dicendo non abbiano una vita sessuale? Non è pensabile ed infatti ce l’hanno ad abundantiam ma nascosta, clandestina, nella costrizione della doppia vita, nel ricatto continuo dello scandalo e della perdita del “posto di lavoro” come è successo allo sfortunato monsignore di curia vaticana.
Abbia quindi il coraggio la chiesa di Roma di cancellare un istituto antistorico e desueto come il celibato per i preti. D’altra parte quella cattolico romana è l’unica religione che impone l’astinenza al proprio clero.
Infine una riflessione sui due pesi e le due misure. Per il monsignore immediata rimozione, per gli scandali finanziari, per le collusioni tra clero e dittature, come è emerso in questi giorni a proposito del prete torturatore in Argentina, massima clemenza e comprensione. Il sesso e la sessuofobia, assieme all’omofobia, si confermano come la massima preoccupazione dell’attuale gerarchia ecclesiastica romano cattolica.
GAYNEWS
Giornale di Informazione sull'Omosessualità - Registrazione Tribunale di Bologna numero 5735 del 03/5/1989
Sede: Via Don Minzoni 18, 40121 Bologna info@gaynews.it