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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Famiglia Cristiana: niente di male in un rapporto gay, purchè casto.
Famiglia Cristiana: niente di male in un rapporto gay, purchè casto.
Dalle pagine del settimanale don Antonio Sciortino, rispondendo a una domanda di un lettore precisa che un rapporto di vita omosessuale casto è una scelta che ha dei pregi ma anche forti limiti.
Mercoledì 14 Febbraio 2001
di La redazione di Gaynews
in Religione

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Non c'e' ''nulla di male'', sostiene Famiglia cristiana, nel voler costituire un ''rapporto di vita'' omosessuale ''casto''; e' una scelta, con ''pregi'', ma anche con ''forti limiti'', che richiede forza per superare le prevedibili critiche familiari e della gente e per vivere ''in modo costruttivo per se' e per la societa'''. Questa la risposta di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia cristiana, ad un lettore, Alberto, che si dichiara omosessuale e racconta di aver conosciuto ''quella persona che ho sognato tante volte di incontrare, che mi vuole bene, a cui io voglio bene, e col quale si e' costituito un rapporto di stima, affetto e amore tali da non sentire nella nostra scelta di castita' alcun limite''. Alberto racconta poi della opposizione della sua famiglia e dei ''sensi di colpa molto dolorosi'' che prova, sebbene, scrive ''la mia coscienza davanti a Dio, alla societa' e alla mia stessa famiglia, e' pulita''. Clicca per ingrandire...''Il male di Alberto - scrive don Sciortino - non e' l'omosessualita', ma la mancanza di fiducia in se stesso'', nell'ascoltare piu' gli altri che cio' che Dio gli dice nella propria coscienza: ''che lui e' fatto a sua immagine; che per lui egli ha dato la vita; che vuole la sua salvezza e lo segue in ogni passo della sua giornata. Gli dice ancora che lui non puo' pensare di realizzarsi da solo, ma deve mettersi in relazione con gli altri. L'esigenza di creare un rapporto affettivo non e' un optional e tanto meno un capriccio, ma un'esigenza scritta da Dio nella natura''. ''Come e' presuntuoso chi pensa di poter fare a meno degli altri, cosi' e' ancor piu' presuntuoso chi pensa di poter fare a meno dell'amore. Vale per tutti: per gli eterosessuali, per gli omosessuali, per chi si sposa, per chi si consacra a Dio''. Il problema di Alberto, scrive ancora Famiglia cristiana, nasce ''quando il suo naturale bisogno di amare e di essere amato passa per una inclinazione che non e' stato lui a darsi''. ''A questo punto deve entrare in gioco la sua coscienza'' e va tenuto presente che il rapporto che Alberto vuole crea due serie di interrogativi: la disapprovazione della gente e della famiglia, ''per cui se Alberto vorra' realizzarlo dovra' rafforzarsi per sostenere le eventuali critiche'' e la natura stessa della relazione. Che e' normalmente realizzata tra persone di sesso diverso, ognuna delle quali porta ''quella diversita' che nasce dalla maschilita' e dalla femminilita''' e che e' aperta alla procreazione, ''che ha l'effetto di dare vita a un nuovo essere umano, ma anche di rigenerare l'uomo e la donna''. Con la condizione di genitori, ''la relazione eterosessuale e' una storia che si svolge attraverso molti capitoli, ognuno dei quali porta una novita' di vita. Nella relazione omosessuale non esistono queste varianti''. Alberto, in conclusione ''non fa nulla di male se intende creare una casta amicizia omosessuale, perche' l'inclinazione omosessuale non puo' sospendere il bisogno naturale di 'uscire dalla solitudine'. Spetta a lui decidere se rinunciarvi per amore dei suoi familiari o iniziarla e continuarla per la sua felicita'. Nel secondo caso Alberto dovra' rafforzarsi, non solo per fronteggiare la diffidenza della gente, ma per viverla come un'amicizia che porta in se' dei pregi, ma anche dei forti limiti''.

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