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| Convegni. "Omosessualità: tra identità di genere e persona" |
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| Il sottoscritto nel suo intervento finale ha sottolineato polemicamente come oggi psicoanalisi e teologia discriminino i gay |
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| Mercoledì 07 Febbraio 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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INTERVENTO Milano, 7 febbraio 2001
Caro Direttore,
Ieri a Milano si è tenuto un importante Convegno presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, uno degli atenei ecclesiastici più prestigiosi per la serietà e severità degli studi. Il tema era "Omosessualità: tra identità di genere e identità della persona". Ne ha parlato anche la stampa. Vorrei brevemente esprimere alcune osservazioni in proposito, dato che il Centro Studi Teologici che dirigo ha organizzato spesso a Milano Convegni nazionali su tale tematica, cui hanno partecipato teologi di varie Chiese cristiane. Non ho potuto che salutare con gioia il fatto che anche una Istituzione tanto accreditata nel mondo ecclesiastico abbia deciso di porre la sua attenzione su un tema d'estrema attualità e dai risvolti sociali indubbiamente rilevanti. Tuttavia, e ringrazio di poterlo dire dalle pagine del suo quotidiano, non posso che lamentare una trattazione del tema secondo una prospettiva chiaramente obsoleta, superata. I due relatori, uno psicologo ed un teologo, hanno illustrato le posizioni delle rispettive discipline scientifiche, partendo però da un'ottica pre-comprensiva già stabilita in partenza e che indica nel rapporto o relazione etero-sessuale un valore (assoluto) e nella relazione omo-sessuale un disvalore. In altre parole sia la psicologia del Professor Aletti(psicoanalisi nel caso nostro), sia la teologia (morale) di Monsignor Angelini fanno propria una tradizione centenaria per il primo e secolare per il secondo di diffidenza e sospetto, se non di pregiudizio radicato e pervicace. Il primo dopo essersi dilungato sugli aspetti anche positivi di una espressione dell'affettività e dell'identità gay e dei suoi odierni modelli di rappresentazione sociale, ha concluso con non meglio precisati auspici sulla possibilità di modificare un orientamento sessuale, poiché esso può non essere strutturato definitivamente, lasciando trasparire tutta la sua riserva ad una omosessualità vissuta in pienezza e gratificazione , visibile e non clandestina. Ha prospettato che la stessa discriminazione dei gay- adolescenti e giovani- avviene a causa del loro ostentato porsi di fronte alla società e quindi serve agli stessi per rafforzare una identità altrimenti sfuggente. Trovo inaudita una tesi simile, poiché si potrebbe concludere che chi è gay e viene aggredito, merita tutto ciò: infatti l'unica cosa che la maggioranza etero può concedere è la "tolleranza" di un comportamento tenuto ai margini del sociale. Il teologo poi ha superato con una sottigliezza di distinguo le esitazioni dello psicologo, poiché ha detto apertamente che occorre mettere in atto una critica radicale di tutta quella cultura che ormai accetta passivamente i modelli gay delle relazioni umane, ed occorre creare una "visione antropologica" che sveli i compromessi: ha criticato l'Organizzazione mondiale della Sanità per aver "ideologicamente" tolto la omosessualità dall'elenco nosologico delle malattie. Ed ha fatto una distinzione (di lana caprina) sul concetto di benessere e di bene: i gay possono aspirare al benessere psicofisico, ma non saranno gay "buoni". Cioè agendo, comportandosi sessualmente da gay potranno anche sentirsi bene a livello della salute (di ciò si occupa l'OMS) ma in ogni caso compiranno atti "moralmente illeciti e perniciosi". Da ultimo una critica severa al tentativo delle organizzazioni gay di porre la loro questione all'interno della tematica dei diritti e delle libertà fondamentali della persona. Secondo il preside della Facoltà questo è improprio, riprendendo una tesi cara al cardinal Ratzinger e all'attuale pontefice, poiché mistifica la realtà della condizione gay, facendone una questione legale e politica. Il sottoscritto nel suo intervento finale nell'aula magna della facoltà ha sottolineato polemicamente come oggi psicoanalisi e teologia- sacerdoti laici e sacerdoti clericali- vadano a braccetto quando si tratta di porre i fondamenti teorici per poter continuare a discriminare i gay e non conceder loro alcun riconoscimento, mentre ieri erano acerrimi nemici, poiché la psicoanalisi (dal fondatore Freud fino alle ultime scuole) interpretava la fede come una nevrosi o una "volontà di onnipotenza infantile" e la Chiesa cattolica ed i teologi a lui coevi avevano a loro volta scomunicato e dichiarate eretiche le tesi freudiane. Questo ritrovato connubio sulla pelle dei gay sorprende non poco! Inoltre ho invitato ad aprire le finestre e far entrare aria nuova soprattutto nelle università italiane e cattoliche poiché all'estero, in Europa e in America si respira ben altro clima: tanti paesi hanno riconosciuto non solo la "famiglia gay" ma hanno concesso le adozioni a coppie dello stesso sesso. Chissà perché in Italia tutto ciò è ancora ritenuto una bestemmia?! Grazie dell'ospitalità, un saluto cordiale
GIOVANNI FELICE MAPELLI Dirigente del Centro Studi Teologici Centro Ecumenico Milano
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