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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Anglicani a rischio scisma su gay e donne prete
Anglicani a rischio scisma su gay e donne prete
La spaccatura tra conservatori e progressisti mette in crisi l’azione della Chiesa inglese, che presto potrebbe perdere un fedele illustre: Tony Blair
Sabato 30 Giugno 2007
di Panorama.it
in Religione

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Nei cassetti dell’Anglican communion office a Londra e del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani in Vaticano c’è un documento destinato a imprimere una svolta nelle relazioni tra anglicani e cattolici dopo secoli di divisioni. Il testo impegna le due Chiese a lavorare insieme, indicando i campi di azione, dall’impegno per la pace in Terra Santa alla difesa della famiglia. Ma il documento non è stato ancora pubblicato perché la comunione anglicana (79 milioni di fedeli) rischia uno scisma. Da una parte ci sono la Chiesa episcopaliana (gli anglicani degli Stati Uniti) e la Chiesa canadese, decisamente progressiste. Dall’altra c’è la Chiesa nigeriana (la più numerosa dopo quella di Inghilterra) rigidamente conservatrice e sostenuta dal Consiglio delle province anglicane d’Africa. In mezzo c’è la Chiesa di Inghilterra, guidata da Rowan Williams (foto in basso), arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, che cerca di mediare tra le fazioni.



Il principale nodo riguarda la nomina di sacerdoti e vescovi omosessuali e la celebrazione di nozze gay. Nonostante i divieti, la Chiesa statunitense nel 2003 ha ordinato vescovo di New Hampshire un omosessuale dichiarato, Gene Robinson, mentre la diocesi di New Westminster in Canada ha autorizzato la celebrazione di matrimoni gay. Una dichiarazione di guerra alle chiese anglicane africane contrarie anche alle donne prete. Il Vaticano non intende approfittare della situazione, «anzi segue con apprensione quanto sta accadendo perché la Chiesa anglicana è considerata un prezioso ponte tra cattolici e protestanti» spiega Guido Mocellin della rivista Il Regno, studioso del mondo anglicano. Ma il 23 giugno Tony Blair incontrerà Benedetto XVI: pochi giorni dopo il premier britannico si congederà da Downing Street e potrebbe annunciare la conversione al cattolicesimo, assestando così un altro duro colpo al prestigio di Canterbury. Anche la comunità internazionale segue con preoccupazione le difficoltà della Comunione anglicana che ha una fitta rete di enti caritativi e organizzazioni non governative che operano nel Sud del mondo, come l’Hiv-Aids network. Molto apprezzato il contributo della Chiesa anglicana per la pacificazione del Sudafrica, con l’azione dell’arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, oltre che in Sudan, Mozambico, Tanzania, Egitto. «È chiaro che la nostra testimonianza in queste aree sarebbe fortemente indebolita se l’attuale crisi dovesse portare alla rottura della comunione» osserva l’ex primate anglicano, George Carey. Ma il successore ha un asso nella manica: un «Patto anglicano» per rafforzare i vincoli tra le diverse comunità.



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