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| Dopo i cattolici gli ebrei. Il Rabbino: "No al riconoscimento delle coppie gay" |
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| Inaccettabile stando al Talmud |
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| Lunedì 07 Maggio 2007 |
| di Ansa |
| in Religione |
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ROMA, 7 MAG - ''Non è tutto moralmente accettabile come nel caso dell'omosessualita' maschile''.
Ad intervenire sulle problematiche dei Dico, nella settimana in cui si svolgera' il Family Day, e' il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e lo fa su Shalom, il mensile della Comunita' ebraica romana, che ne ha diffuso un'anticipazione.
Di Segni, in apertura del suo lungo articolo, lamenta lo ''strano silenzio dei diversi esponenti dell'ebraismo italiano su un tema che e' stato tanto dibattuto in Italia negli ultimi mesi''.
Un silenzio - aggiunge - che contrasta ''da una parte con il fortissimo intervento della Chiesa Cattolica su questo tema e dall'altra con la ormai abituale loquacita' ebraica su tanti temi disparati, dalla politica alla bioetica''.
Eppure - spiega ancora - ''ci sono due buoni motivi perché questo silenzio debba essere rotto, anche se l'esposizione di questi motivi non trovera' consenso nel pubblico prima di tutto ebraico e sollevera' grosse discussioni.
Ma e' giusto che queste discussioni ci siano. Il primo dei due buoni motivi e' esterno, nel senso che coinvolge la responsabilita' dell ebraismo verso la societa' esterna, l altro e' interno, riguarda la struttura e il futuro della nostra comunita'''.
Dopo aver osservato che quanto contenuto nei Dico sugli omosessuali ''e' una prima forma di riconoscimento legale'' di queste unioni, Di Segni ritiene che questo (''non le convivenze in generale, quanto specificamente le coppie omosessuali maschili'') rientri ''in limiti ritenuti insuperabili''.
Disegni ricorda quindi un passaggio del Talmud Babilonese (Chulin 92b) nel quale ''si dice che tra i pochi limiti che le nazioni del mondo non hanno superato c'e' quello che non hanno ancora consentito di scrivere la Ketubba' (il contratto nuziale nel quale la sposa si impegna con lo sposo, ndr) ai maschi, anche se non stanno certo attenti a rispettare il divieto delle pratiche omosessuali''.
''Scrivere la Ketubba' ai maschi', significa - sottolinea Di Segni - sancire l'omosessualita' con un regime di garanzie giuridiche ed economiche. Insomma, anche se questo atteggiamento potra' essere considerato poco
politically correct secondo la sensibilita' attuale,
non dobbiamo ignorare che secondo la nostra tradizione la
societa' che sta per compiere queste scelte supera
abbondantemente limiti illeciti e nostro dovere e' opporsi a
queste scelte, non rimanere indifferenti''.
Il rabbino capo di Roma interviene poi sui problemi piu'
generali della famiglia e osserva che ''la societa' cambia e la
legge ne deve tenere conto''. Quindi, eccetto la riserva sugli
omosessuali,''se il problema e' la difesa dei deboli dobbiamo
essere favorevoli; ma bisogna vedere se questo e' veramente il
problema,e se la legge proposta sia in grado di risolverlo''.
''Ma il problema per noi - aggiunge - e' un altro, perché il
dibattito generale in corso ha deformato le prospettive,
riducendo la questione all opposizione tra i difensori delle
liberta' civili e i difensori (come la Chiesa Cattolica) del
modello tradizionale di famiglia''. Il vero problema - aggiunge
- e' che la societa' ebraica italiana facendo suoi i modelli di
organizzazione della societa' non ebraica ha pagato un prezzo
che ''e' l'evoluzione verso la drastica contrazione numerica, in
alcuni luoghi quasi l'estinzione''. Dopo aver ricordato i dati
su quanti erano gli ebrei italiani 30 anni fa e quanti sono oggi
e anche il problema dei matrimoni misti, Di Segni nota: questo
''per noi significa modificazione (o crisi) del modello
tradizionale della famiglia. Forse la societa' circostante si
puo' permettere (fino a un certo punto) di rimodellarsi secondo
le modificate condizioni economiche e sociali. Noi no''.
''E allora deve essere chiaro che se facciamo del dibattito
sui DICO una bella questione di diritti civili non abbiamo
ancora capito niente dei nostri veri problemi. E' urgente -
conclude il rabbino capo di Roma - una presa di coscienza di
tutti e della leadership in particolare e l inizio di una
politica seria sul tema della famiglia''.(ANSA).
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