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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
"Liberi di benedire le coppie gay"
Tomassone: spero che la chiesa evangelica decida in questo senso
Sabato 17 Marzo 2007
di la Repubblica
in Religione

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Teologa, pastora di Carrara e La Spezia, spiega la sua posizione sui Dico e le unioni omosessuali

La legge colmerebbe la lacuna:darebbe valenza esterna alla cerimonia vissuta come fede



MARIA CRISTINA CARRATU



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maria cristina carratù

«Di fronte a Dio un gay non ha niente di più da farsi perdonare di un eterosessuale. Tutti hanno bisogno di conversione, e la grazia di Dio accoglie tutti e tutte le diverse possibilità che l´amore può esprimere». Sul terreno bollente del riconoscimento delle unioni gay, c´è una frontiera che è ancora più frontiera dei Dico, giunti alla prova del parlamento e della piazza. E su cui, prima ancora dei gay, si attesta nientemeno una chiesa cristiana. E´ la Chiesa evangelica, di cui Letizia Tomassone, teologa, pastora di Carrara e La Spezia, rappresenta una delle voci più autorevoli. E che lo dice chiaro: «Il nostro sinodo non si è ancora pronunciato (un parere dovrebbe arrivare però entro l´estate prossima, ndr), ma la speranza», sua e della commissione delle chiese Metodista, Valdese a Battista, da tempo al lavoro sul tema, «è che sulle unioni omosessuali le chiese locali possano decidere caso per caso, liberamente». In altre parole, che «siano lasciate libere di benedire anche le coppie gay durante la cerimonia della domenica di fronte alla comunità». Il che (sebbene per le chiese protestanti il matrimonio non costituisca sacramento) rappresenterebbe l´esatto analogo del matrimonio cattolico. Lo stesso che già si celebra per le coppie eterosessuali, purché già unite in matrimonio civile, e che in chiesa quindi ricevono solo la benedizione spirituale o per le quali, altrimenti, si celebra il cosiddetto matrimonio concordatario, previsto dall´intesa con lo Stato italiano, insieme religioso e civile. La pastora Tomassone è fra quelli che, con discrezione, già ora benedicono anche le unioni omosessuali, e tuttavia soltanto di fronte a cerchie ristrette di persone, amici e parenti delle coppie, garantendo una sorta di «pari opportunità» sia pure soltanto sul piano spirituale. Ma con l´arrivo dei Dico, dice, «si colmerebbe la lacuna: con un riconoscimento civile dell´unione omosessuale», in quanto «garanzia di durata e di fedeltà di un rapporto d´amore», che sarebbe la premessa della benedizione coram populo.

Il passaggio, grazie ai Dico, dalla cerimonia evangelica già celebrata «nella sola dimensione della fede», a quella dotata di una «valenza anche esterna», aprirà dunque agli omosessuali che vi ricorreranno una nuova frontiera del diritto. Ferme restando, sottolinea comunque Tomassone, le prerogative «delle chiese locali» riguardo alla decisione finale. La necessità di un discernimento, insomma, deve restare, anche perché, nota la pastora, «non è che, a quel punto, tutti gli omosessuali di qualunque tendenza religiosa, o non credenti, potranno sentirsi autorizzati a rivolgersi a noi».

La benedizione davanti a tutti è possibile, infatti, «solo se almeno uno dei due è evangelico, altrimenti non ha alcun senso». Del resto, aggiunge Tomassone, quello in direzione di un riconoscimento dell´unione di due persone dello stesso sesso «è un cammino intrapreso da tempo dalla nostra Chiesa», a partire «dalla presa d´atto della presenza e dalle richieste dei gay credenti» ma, prima ancora, dall´esame delle stesse Scritture: «In nessun passo delle quali» sostiene la pastora «si propone un modello unico di famiglia. Dio, al contrario, incontra sempre delle persone, sia nell´Antico Testamento, che nel Nuovo, come dimostra la `strana´ famiglia di Gesù». E adesso, «l´idea che essere omosessuali e credenti sia possibile» è ormai arrivata a maturazione.

Giusto in tempo per raccordarsi con i Dico.

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