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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Cara Chiesa, ora basta!
Cara Chiesa, ora basta!
"Il Posto dell'Altro", ovvero i gay dopo il Pride e il Giubileo. Luigi Manconi, don Ciotti, Gianni Geraci, Marco Politi e altri illustri relatori: bilancio amaro e dura linea d'azione.
Mercoledì 24 Gennaio 2001
di Fabio Perroni
in Religione

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Nell’accogliente cornice della libreria “Bibli” di Roma, è stato presentato ieri il volume degli atti del convegno tenuto a Milano nell’ottobre 1999: “Le persone omosessuali nelle chiese: problemi, percorsi, prospettive”. La scelta di presentarlo a Roma non è casuale, come confida Gianni Geraci, portavoce del Coordinamento dei gruppi di gay credenti. Roma è il luogo in cui quel sistema di ipocrisie incapaci di comprendere la realtà omosessuale ha il suo punto di massima espressione e, non a caso, è a Roma che una persona come Alfredo Ormando ha deciso di darsi fuoco per protestare contro quello stesso sistema. Presenti oltre lo stesso Geraci, Luigi Manconi, parlamentare dei Verdi, Pietro Prini, professore emerito di Storia della Filosofia, Luigi de Paoli, portavoce di “Noi siamo Chiesa”, coorganizzatore del convegno milanese, don Luigi Ciotti, prete torinese fondatore del Gruppo Abele, da sempre sulle strade, sulle strade di frontiera della società e della Chiesa. A Marco Politi, vaticanista de “La Repubblica”, l’impegnativo compito di moderare la serata e presentare i punti salienti del libro edito da La Meridiana. Parte subito all’attacco Politi, raccontando di come il World Pride del luglio scorso ha provocato, per la prima volta, una svolta nel millenario mondo delle gerarchie vaticane. Tutti, compresi loro, hanno dovuto dibattere. E questo ha portato allarmi, paure, disperazioni. Disperazioni. Questa la chiave di lettura che Politi ci ricorda più volte. La disperazione porta la gerarchia a rispondere solo con formulazioni giuridiche, di divieto. Si inserisce subito Manconi che sottolinea come la condanna giuridica è una condanna contro la “naturalità”. Il libro partendo da argomenti teologici è un contributo prezioso che può essere l’inizio di una breccia. Clicca per ingrandire...Puntuale il contributo del prof. Prini che pone l’accento sulla reciprocità oblativa contro quel “personalismo” proprio di Maritain, tanto caro ai cattolici del novecento, primo fra tutti Paolo VI. Un noi contrapposto all’io, come modalità di dialogo, di confronto, di libertà. Che porta ad essere l’UMANO, un essere insieme nell’amore, contro ogni giuridismo. Un amore che diventa reciprocità creativa. La platea è conquistata. Il microfono passa a Geraci che illustra l’esperienza da cui sono nati i gruppi di gay credenti. La ricerca di risposte nella fatica quotidiana, nello studio, nel tentativo di comunicazione, non offrendo mai risposte scontate. Sempre nell’attenzione continua alle persone, alle loro storie, al loro vissuto. E la Chiesa? Per Geraci la Chiesa Cattolica rimarrà emarginata se non saprà cogliere il germe di novità che oggi le si offre. Se non saprà riconciliarsi, se non saprà aprire spazi di dialogo. Perché ormai le diversità sono presenti nelle nostre strade, nelle nostre città. Ci sono, vengono a noi. Unica soluzione percorribile è la strada aperta dal Concilio, subito però richiusa. A don Ciotti l’intervento finale. Il “timido” ed energico prete torinese racconta due storie di emarginazioni di “diversi” nella Chiesa che lo hanno trasformato. Due persone: Ferruccio e don Carlo. Ferruccio licenziato per la sua identità e per il suo impegno per una cittadinanza nella Chiesa dalla sua scuola ……..gestita da preti. Don Carlo “licenziato” dalla sua Chiesa per la sua identità. Due vite accomunate dalla tragicità della morte. Ciotti confida che questi due incontri lo hanno spinto alla consapevolezza che l’ottica ecclesiale va capovolta. Bisogna partire dall’uomo, dai suoi bisogni. Come intraprendere allora questo percorso? Ecco le soluzione proposte. La formazione-informazione per coloro che hanno compiti di responsabilità nella Chiesa, perché la gerarchia rende invisibili i diversi. Clicca per ingrandire...La semplificazione del giudizio. Basta con una società e una Chiesa che giudica e classifica le persone, tra alcolisti, prostitute, carcerati, tossicodipendenti, o su condanne morali, omosessuali, transessuali. Basta con una società e una chiesa che dimentica di incontrare l’altro, un altro che non minaccia la mia cultura, il mio credo, ma anzi è necessario, fondamentale perché ne aumenta il senso, il valore. E la Chiesa oggi ha perso questo spirito, ha perso la radicalità del Regno, mettendo troppa enfasi sulla castità a scapito della giustizia. Questo libro, ricorda Ciotti, ci aiuta a ritrovare tutto questo, perché permette il dialogo, il confronto, ponendo delle prospettive, offrendo delle proposte. Un libro che ci richiama alla pedagogia del Cristo che incontrava sulle strade le persone, e affrontava i problemi, nel coraggio della denuncia dove non c’è spazio per le parole che dividono, che creano dolore e sofferenza, parole che creano ingiustizia. Inutile segnalare lo scrosciante e caldo applauso che le oltre 100 persone tributano al fondatore del Gruppo Abele, da sempre accanto ai diversi dai mille volti e storie. Non possiamo concludere senza ricordare tre interventi aggiuntivi: la prefazione a cura di mons. Bettazzi, vescovo enmerito di Ivrea; l’intervento di don Franco Barbero tenuto durante la settimana del World Pride a roma dello scorso luglio; e da ultimo il testo del gruppo di lavoro della diocesi austriaca di Innsbruck, che offre la testimonianza che la possibilità di aprire strade di dialogo è possibile.

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