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| I gruppi degli omosessuali credenti |
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| Sono decine in tutta Italia, un fenomeno quasi sconosciuto: chi sono e che cosa pensano di Dico e protesta gay |
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| Venerdì 09 Marzo 2007 |
| di la Repubblica |
| in Religione |
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di MARCO POLITI
ROMA - «Noi ci saremo domani a piazza Farnese. Portando il nostro striscione: Nuova Proposta-Uomini e donne omosessuali cristiani di Roma». Fabio Perrone, presidente del gruppo, è amareggiato come migliaia di altri cattolici gay per l´atteggiamento della Chiesa ufficiale, ma anche per l´opportunismo dei politici che ripetono slogan pieni di pregiudizi. «E´ tanto pesante sentirsi dire continuamente - prosegue - che i nostri rapporti sono sterili, non duraturi, senza progettualità». C´è qualcosa di cattivo nel ripetere che gli omosessuali non sono fecondi. «Forse che non si parla anche della fecondità spirituale dei sacerdoti? Io non mi sentirei mai di dire ad una persona consacrata che non è feconda. Si può donare vita in molti modi: con le relazioni amicali, l´accoglienza, l´apertura all´altro».
I gay cattolici si sentono discriminati due volte. Perché lo Stato nega loro i Pacs e perché la Chiesa è tornata a demonizzarli. Negli ultimi vent´anni sono sorti in Italia parecchi gruppi di credenti gay. Da Torino a Catania, da Rimini a Caserta, da Milano a Napoli. Ora sono circa venticinque: una piccola avanguardia visibile, che vuole testimoniare la fede senza cancellare il proprio orientamento sessuale. Hanno nomi poetici i gruppi cattolici omosessuali: Narciso e Boccadoro, Il Guado, La Sorgente, In Cammino, La Tenda dell´Incontro, Ponti sospesi, Fratelli dell´Elpis. Ogni anno, in varie parti d´Italia, si riuniscono per incontri di studio.
Molti verranno a Roma domani per la grande manifestazione sui diritti. «C´è un malessere crescente tra di noi - dice Mauro Ortelli di Rimini - per la nuova ondata di pregiudizi, che ci scaricano addosso». Mentre la società ha ormai generalmente accettato gli omosessuali, «fa male una Chiesa che riprende a fare discorsi di discriminazione». Ortelli, come molti altri credenti, si sente personalmente colpito: «Non credo che la nostra testimonianza cristiana sia senza significato?». In realtà, sotto la cappa delle dichiarazioni ufficiali, molto è cambiato nell´ultimo decennio. Nelle parrocchie e nell´associazionismo i rapporti sono spesso del tutto normali e cordiali, senza le dure emarginazioni del passato. Purchè non se ne parli. Il parroco non dice niente, l´importante è che la dottrina ufficiale della Chiesa non venga messa in discussione. Ci sono anche, in certe diocesi, sacerdoti o a volte vescovi ausiliari che incontrano periodicamente gruppi di fedeli gay per pregare o meditare insieme. Ma tutto si svolge in un clima quasi segreto.
Da Napoli verrà a Roma anche Antonio De Chiara, del gruppo napoletano Ponti sospesi: «Ho una relazione di coppia da dieci anni. Mi sento parte in causa. Chiedo allo Stato una buona legge, che regolamenti la nostra vita familiare. E mi dispiace che dalla Chiesa non sento mai in questi mesi parole evangeliche di rispetto, amore e carità». Gianni Geraci di Milano, già portavoce del coordinamento nazionale dei gruppi cattolici gay, si chiede perché la Chiesa non riesca a leggere in positivo la questione dei Dico come bisogno dei partner omosessuali di «avere un riconoscimento per un´unione stabile, solidale, responsabile».
Ciò che colpisce maggiormente è l´atteggiamento dei politici cattolici alla Binetti. «Parlare di devianza, ripetere che siamo strani, sbagliati, diversi è quanto di più lontano dal Vangelo», commenta Andrea Ambrogetti, animatore dei passati convegni nazionali dei gruppi credenti gay. «Dov´è finita la fratellanza di noi figli di Dio?». Questo articolo ha ricevuto 226 visite.
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