ROMA. E’ bastato l’annuncio di una Nota pastorale per distrarre gli osservatori di cose cattoliche dalla successione alla Presidenza della Cei. Il cardinale Camillo Ruini, prossimo a festeggiare il 9 marzo i 16 anni di governo dei vescovi italiani, vuole andarsene in bellezza. Portando a termine la missione che, si dice, il papa gli ha affidato: impedire l’approvazione di una legge che riconosca in Italia diritti alle coppie di fatto. Chi gli succederà, in pole position il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, dovrà trovare il lavoro fatto per potersi meglio dedicare al lavoro di ricucitura. Non a caso Scola, in questi mesi, ha detto pochissimo sui Pacs e finora niente sui Dico. Si è limitato, alla fine di gennaio, a un generico appello all’educazione alla differenza fra i sessi.
La macchina della Cei, intanto, avanza a pieni giri. Ieri l’Avvenire, con un editoriale. Il quotidiano dei vescovi ha espresso un fermo «no» al disegno di legge Bindi-Pollastrini, suggerendo l’esistenza di un’altra via, «quella dell’applicazione, con eventuali ritocchi, del Codice Civile». Secondo Avvenire, in Italia «già oggi è possibile regolare la libera unione di due persone con strumenti giuridici utili ed efficaci». Per farlo, «c’è bisogno assoluto di rimettere i piedi in terra e le questioni al loro posto».
Non ci sono divisioni di sostanza nelle gerarchie ecclesiastiche. Per dirla con il cardinale Carlo Maria Martini, che ieri ha celebrato una messa in provincia di Roma per i suoi 80 anni, «la famiglia va difesa e promossa. Promossa più che difesa». Su questo sono tutti d’accordo. Sul metodo, si avvertono le divergenze, più che altro sfumature ma non insignificanto.
C’è il metodo Tettamenzi, arcivescovo di Milano. Il cardinale Dionigi Tettamanzi non perde occasione per ricordare che bisogna ascoltare tutti, dialogare con tutti. E c’è il metodo del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che sceglie l’affondo: «Chi indebolisce l’istituto familiare, insidia gravemente il bene comune»,
E ancora. C’è il metodo di monsignor Alessandro Plotti, vescovo di Pisa e numero due della Conferenza episcopale italiana. A Plotti sta a cuore la democrazia all’interno della Chiesa cattolica. Lo preoccupa la diffusione di una Nota imposta e non condivisa. «Mi auguro - ha detto l’altro giorno in una intervista all’Ansa - che la Nota non la faccia la presidenza della Cei. Mi auguro che prima venga discussa con tutti i vescovi. Sarebbe opportuno che tutti la conoscessero per potere così fare osservazioni». Sul contenuto, anche Plotti rivendica alla Chiesa il diritto a dire la propria su famiglie e coppie. «Si è parlato di ingerenza ma che la Conferenza episcopale non possa fare una nota pastorale, e sottolineo l’aggettivo pastorale, è semplicemente assurdo».
Dal fronte dei fedeli, intanto, continuano a manifestarsi dubbi sulla rigidità delle gerarchie. Aumenta, di ora in ora, il numero delle forme sotto la supplica per fermare la Nota pastolare pubblicata nel sito web febbraio2007.it. Nella giornata di ieri sono comparse quelle di Paolo Prodi, fratello del premier, di Mario Primicerio, presidente della Fondazione La Pira, di Aldo Maria Valli, vaticanista del TG3, e di David Sassoli, vicedirettore del Tg1. (l.v.)
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