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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Quelle prediche in favore dei pacs
Quelle prediche in favore dei pacs
I vescovi emeriti di Ivrea e Foggia Luigi Bettazzi e Giuseppe Casale prendono posizione a difesa dei Pacs. Bettazzi: «Non è certo introducendo i pacs che si lacera inaccettabilmente la famiglia»
Venerdì 19 Gennaio 2007
di Il Riformista
in Religione

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DI PAOLO RODARI



Nelle ore in cui sono state presentate al governo da deputati dell'opposizione e dell'Udeur le mozioni per chiedere che non vi sia alcuna parificazione tra unioni di fatto e matrimonio, è il movimento internazionale We Are Church, da sempre impegnato, si legge sul sito ufficiale, «nel rinnovamento della Chiesa cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Vaticano II», a riportare due voci fuori dal coro intorno al riconoscimento giuridico della convivenza fra due persone legate da vincoli affettivi ed economici che non accedono volontariamente all'istituto del matrimonio. Si tratta delle parole pronunciate da monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, e da monsignor Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia. «Non è certo introducendo i pacs - sono le parole di Bettazzi riportate da We Are Church - che si lacera inaccettabilmente la famiglia», la quale è molto più colpita «se stronco le possibilità di spesa dei comuni, tartassandoli economicamente», e «metto in crisi servizi fondamentali come gli asili nido». Per Casale, «è fuori luogo parlare di attacco alla famiglia, come se lo scardinamento della famiglia oggi dipendesse dalla sua situazione giuridica e non fosse invece un problema educativo, etico, di coscienza».

Una posizione, quella dei due presuli, che We Are Church ritiene simile a quanto aveva detto tempo addietro il cardinale Francesco Pompedda, scomparso lo scorso ottobre. «Le unioni di fatto - aveva spiegato - sono un fatto e dai fatti nascono diritti e doveri reciproci. Perciò è giusto e doveroso che lo Stato li regoli: ignorarli non mi sembra opportuno né concepibile secondo diritto». Pompedda, tuttavia, aveva spiegato che «la regolamentazione non deve creare equivoci» e «fare assomigliare le unioni di fatto ai matrimoni o essere un primo passo per un'equiparazione».

Così, ancora, Bettazzi: «I pacs riconoscono una situazione di fatto che per molti - la maggior parte di queste coppie sono giovani in attesa di sposarsi - è una sorta di preparazione al matrimonio che oggi non ha più senso condannare. E consentono alcuni strumenti di tutela a persone che soffrono per non potere vivere appieno la propria vita. Non si tratta di legalizzare i matrimoni gay, anzi, è un modo per disciplinare altrimenti una materia così vasta d'implicazioni».

Con ben altri toni aveva parlato dell'argomento Benedetto XVI lo scorso 9 gennaio, ricevendo in Vaticano i diplomatici accreditati presso la Santa Sede: occorre guardarsi - aveva spiegato - dalle «minacce» contro «la struttura naturale della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna». Ancora più esplicito era stato lo stesso pontefice due giorni dopo, l'11 gennaio, ricevendo gli amministratori locali del Lazio, il sindaco di Roma Walter Veltroni e i presidenti della Provincia Enrico Gasbarra e della Regione Piero Marrazzo: i progetti per attribuire «impropri riconoscimenti giuridici» a «forme di unione» diverse dal matrimonio - aveva detto Ratzinger - sono «pericolosi e controproducenti» e finiscono «inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio».

Una posizione, quella del papa, che traduce quanto la dottrina della Chiesa ha sempre sostenuto in merito al matrimonio e alla sua fondamentale importanza per la società. Un convincimento rammentato più volte esplicitamente dalla leadership della Cei, cardinale Ruini in testa, il quale, proprio lunedì prossimo, aprirà con una prolusione i lavori del consiglio permanente dei vescovi italiani e alla difesa del matrimonio potrebbe dedicare qualche parola.

La maggioranza dell'episcopato italiano ritiene che sia giusto adoperarsi per mettere in campo politiche che tutelino le famiglie fondate sul matrimonio e che aiutino i giovani a crearne di nuove. Il modello Zapatero è visto come una deriva inaccettabile perché, oltre a equiparare le unioni civili alle famiglie, rende il patto matrimoniale evanescente e facilmente reversibile, sminuendone, quindi, il valore e rendendo, nei fatti, sempre meno decisiva la responsabilità dei coniugi. E questa irresponsabilità è vista come una minaccia che può portare a effetti devastanti per l'intera società.

Tra i cattolici, l'associazione più attiva nel tentativo di bloccare sul nascere «ogni ipotesi legislativa di riconoscimento» delle unioni di fatto è il Forum delle Associazioni Familiari che proprio domani prova a tornare sul campo presentando un documento dal titolo eloquente: “Sì alla famiglia, la vera priorità sociale”. La speranza del Forum è di innescare una mobilitazione della base che abbia la stessa forza - almeno quanto ad effetti - che si era manifestata in occasione del referendum per l'abolizione della legge sulla fecondazione assistita. Ai lavori parlamentari spetta la risposta. La battaglia, insomma, è appena cominciata.



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