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| Cantalamessa e gli ex omosessuali |
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| Sabato 30 dicembre su Rai 1 padre Cantalamessa ha ospitato un ex omosessuale e la sua nuova famiglia eterosessuale |
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| Mercoledì 03 Gennaio 2007 |
| di Enzo Cucco |
| in Religione |
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Padre Raniero Cantalamessa è uno dei frati cappuccini più famosi d'Italia. Commenta il Vangelo su RAI 1 ogni sabato pomeriggio alle 17,30, e sabato 30 dicembre scorso (tema: la famiglia) ha ospitato nella sua trasmissione un ex omosessuale e la sua nuova famiglia eterosessuale.
Nessun impatto veramente significativo in verità: basti confrontare l'audience di trasmissioni come questa con quella di programmi molto più popolari dove l'omosessualià è stata trattata di recente (Banfi in prima serata su RAI 1, per esempio). Il caso, però, è degno di nota soprattutto perché credo che si tratti del primo esempio di omosessuale convertito all'eterosessualità trasmesso dalla televisione pubblica italiana. E soprattutto perchè il "taglio" comunicativo scelto è un vero e proprio format (scusate il tecnicismo) molto diffuso in quella parte di chiesa cattolica cosiddetta dialogante, o che perlomeno vuole apparire tale.
Padre Cantalamessa ha introdotto il tema della famiglia, ed i pericoli che essa affronta nel mondo moderno. Si è soffermato molto brevemente sulle unioni tra persone dello stesso sesso (e credo di ricordare che non ci fosse alcuna condanna particolarmente dura delle stesse), mentre molto più a lungo ha stigmatizzato la possibilità di adozioni da parte di coppie omosessuali. E su questo tema ha presentato l'intervista. Non ricordo il nome della persona intervistata, un uomo di circa 30 anni, visibilmente emozionato ma molto chiaro nella sua esposizione, che ha raccontato di essere stato omosessuale, di aver sofferto moltissimo per questo, e di aver ritrovato una vita vera (non ricordo se ha usato questo termine ma il senso era questo) grazie alla preghiera ed all'aiuto di un gruppo di amici. Poi la scena cambia ed appare sua moglie e il loro bambino. Altre parole sulla bellezza della loro relazione e sul dono ricevuto. Lacrime di entrambi.
Sia Cantalamessa che l'intervistato hanno sottolineato che il caso non era generalizzabile, che si trattava di una storia singola. Ma il frate ha poi concluso dicendo che si trattata di una testimonianza significativa su come sia possibile cambiare.
Ripeto, le parole usate potrebbero essere altre (cercherò di recuperarle …) ma il tono generale, il montaggio dell'intervista, l'atteggiamento tutto sommato accogliente del cappuccino nei confronti delle persone omosessuali, l'ampio uso di emozioni (commozione, speranza, vittoria sul dolore, futuro…) costruiscono un cocktail comunicativamente molto efficace e sicuramente confezionato per i grandi pubblici televisivi, non certo per la nicchia di ascoltatori del programma del sabato pomeriggio (tra cui c'era il sottoscritto che cucinava…).
Che dire? Certo con un paio di battute possiamo archiviare il caso continuando con le nostre contumelie contro la chiesa matrigna e violenta, o contro l'uso strumentale e manipolatorio di singoli casi (che nessuno mette in dubbio, sia ben chiaro, anche perché ben conosciamo le migliaia e migliaia di "conversioni" nell'altro senso che ogni giorno avvengono in tutto il mondo…).
Ma la sostanza è un'altra: la gerachia cattolica "dialogante" (padre Cantalamessa è senza dubbio la voce più conosciuta di questa gerarchia) indicando una "via d'uscita gentile" dall'omosessualità, una via favorita dalla "preghiera e con l'aiuto di un gruppo di amici", continua a ritenere il comportamento omosessuale innaturale e inaccettabile, in linea con alcune retroguardie della scienza contemporanea. Infatti nel caso dell'omosessualità, ma anche in altri, la Chiesa ha sempre goduto di una sponda scientifica, ancorchè minoritaria, per sostenere le proprie tesi di tipo morale: il caso del preservativo nelle campagne di prevenzione dell'Aids è uno degli esempi più eclatanti..
In altre parole il comportamento omosessuale è una patologia, a volte curabile a volte no, per la quale è necessaria comprensione, accoglienza, ma nessun riconoscimento di particolari diritti che ne possano legittimare l'esistenza ed il valore, sia individuale che sociale. La stessa visibilità è sommamente perniciosa, perché ogni tipo di visibilità porta con se, nel breve o nel lungo periodo, conoscenza, quindi superamento dei pregiudizi ed accettazione autentica della diversità.
Tutto questo è noto, ed è comune a molte chiese protestanti diffuse nel mondo occidentale, mancava l'elemento nuovo, di tipo comunicativo, che la trasmissione condotta da Cantalamessa rappresenta. Non so se sarà una strategia vincente (la Chiesa è maestra anche in strategie comunicative, non bisogna dimenticarlo), certamente è una novità, che bisogna segnalare e seguire da vicino, magari anche per cambiare il modo di comunicare che il movimento italiano ha avuto in questi ultimi anni.
Come ho detto la sostanza del messaggio di Cantalamessa non è una novità: il 15 aprile del 1971 su La Stampa apparve un articolo firmato dal neurologo Romero che fu la miccia che diede fuoco al Fuori!
Nell'articolo si citava il libro uscito da Feltrinelli di Giacomo Dacquino, "Diario di un omosessuale", in cui si narra proprio di un omosessuale che diventa eterosessuale. L'autore del libro, ancora vivo, è un noto psichiatra e terapeuta, che ha pubblicato numersissimi testi anche di grande successo, esercita a Torino ed ha insegnato all'Università di Pavia e alla Pontificia Università Salesiana: ma guarda le coincidenze!
Enzo Cucco
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