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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
UN CREDENTE SI INTERROGA SU CONTRACCEZIONE, OMOSESSUALITÀ, EMBRIONE, EUTANASIA
UN CREDENTE SI INTERROGA SU CONTRACCEZIONE, OMOSESSUALITÀ, EMBRIONE, EUTANASIA
Ciò che deforma lo specchio della nostra intelligenza sono i pregiudizi, le precomprensioni, ma spesso anche le passioni, la cultura dominante, la moda oppure il contesto sociale.
Mercoledì 29 Novembre 2006
di Famiglia Cristiana
in Religione

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Caro padre, sono un credente, ma metto in discussione molte delle cose che vivo ogni giorno. Le faccio qualche esempio: la questione del preservativo. Premesso che la sessualità è un linguaggio d’amore, quante persone in preda alla solitudine o solo per riempire un vuoto si tuffano tra le braccia di chi riesce a dargli un po’ di calore? Non mi sento di condannarle e credo che la Chiesa dovrebbe essere più realistica e ammettere quei mezzi che tutelano da malattie e gravidanze indesiderate.

Altra questione, un ragazzo di 14 anni mi ha chiesto: «Perché a me, che il Signore ha voluto omosessuale, dev’essere proibito trovare una persona da amare e realizzare con lei un progetto d’amore? Perché, mentre tanti miei coetanei si trovano la ragazzina e si scambiano effusioni, io non posso farlo? Ti sembra giusto?». Il sacerdote sceglie di seguire Cristo e in virtù di questa scelta accetta tante rinunce. «Ma io», prosegue questo ragazzo, «non voglio scegliere qualcosa che non sento come mio! Io voglio amare una persona. Chiedo tanto?».

Perché, padre, queste domande – a mio avviso legittime – se le pone un ragazzino di 14 anni e non se le pongono invece le schiere di prelati, filosofi e teologi che affollano le poltrone ecclesiastiche? Perché scagliarsi contro Zapatero e le sue leggi a favore degli omosessuali e non, invece, contro quei capi di Stato che alimentano l’odio razziale e curano i propri interessi petroliferi a costo di milioni di vite innocenti? Il Dio che conosco io ha le braccia tese, non conserte. È un Dio che vuole un’esistenza dignitosa anche per le minoranze e gli indigenti.

Ancora. Perché non possiamo partire da valori comuni a tutti, credenti e non, per costruire un futuro migliore? Perché dobbiamo dare per scontato che la religione cattolica sia l’unica da abbracciare, in barba all’ecumenismo o allo Stato multiconfessionale? Perché devo credere che poche cellule embrionali siano già configurabili come persona? E non mi si risponda trincerandosi dietro ai dogmi di fede. Perché devo tutelare e rispettare chi, costretto immobile in un letto, decide di continuare a vivere mentre non posso tutelare e rispettare chi nella medesima posizione non vuole continuare a "vegetare"? Dove finisce il libero arbitrio?

Pasquale

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Sarebbero necessarie molte pagine per rispondere alle sue numerose domande. La natura della rubrica non lo consente (sono però temi che abbiamo trattato in più occasioni). Possiamo affrontare un problema che ritroviamo nei suoi quesiti, ed è l’atteggiamento del cristiano di fronte a problemi di interesse vitale. C’è tanta gente che vive senza pensare e senza porsi mai degli interrogativi. Non è il suo caso. Lei, infatti, si interroga su contraccezione, omosessualità, natura dell’embrione, eutanasia. E avendo coscienza dei suoi limiti, si rivolge a chi ritiene possa aiutarla.



Ma a chi chiede aiuto? A questa rubrica. La ringraziamo per la fiducia che ci accorda. Ma rimaniamo perplessi quando abbiamo l’impressione che si rivolga a noi perché ritiene di non potersi fidare delle «schiere di prelati, filosofi e teologi che affollano le poltrone ecclesiastiche». È un atteggiamento che si sta diffondendo sempre più. Molti cristiani pensano che la Chiesa affidi la soluzione dei problemi che angosciano l’umanità a persone che non hanno altro titolo che quello di occupare le poltrone del potere.



Sappiamo che questo stereotipo è diffuso e induce molti cristiani a rifiutare l’insegnamento della Chiesa, specialmente quando si tratta di problemi riguardanti l’amore, la sessualità, la procreazione, la vita. L’accusa ricorrente è: «vivono lontani dalla vita reale e non capiscono i problemi dell’uomo d’oggi». Oppure: «sono più preoccupati di difendere i princìpi che di salvare l’uomo».



Ma se le cose stanno così, dovremmo allora concludere che Gesù ci ha ingannati quando ha promesso che sarebbe stato con noi fino alla fine dei tempi e che avrebbe inviato il suo Spirito per portarci alla comprensione di tutta la verità.



Coloro che lavorano all’elaborazione dei documenti ecclesiali sono persone che, per dottrina ed esperienza, offrono la garanzia di proporre soluzioni studiate e sofferte, che non danno le risposte facili che molti si aspettano, ma cercano quella risposta che metta in armonia il bene del singolo con il bene della comunità e col bene proposto dal Maestro divino. E come cristiano so che chi dà la risposta finale a problemi di carattere dogmatico e morale gode dell’assistenza dello Spirito, che con la sua presenza offre al popolo di Dio la sicurezza di camminare nella via della salvezza.



Però, quanti di questi documenti arrivano nelle mani dei cristiani e vengono letti? Lei stesso, quante volte ha avuto l’occasione di farne oggetto di studio e di riflessione? Il dubbio nasce proprio dal fatto che a ogni domanda che lei pone, la Chiesa ha dato una risposta nel recente passato in altrettante Lettere, Esortazioni apostoliche, Encicliche. Purtroppo dobbiamo constatare che gli scritti che la Chiesa invia ai suoi fedeli per aiutarli a vivere nella verità spesso cadono nel vuoto. C’è desiderio sincero di capire, ma non si fa lo sforzo di leggere, e soprattutto di accettare quanto il Magistero propone. È vero che, talora, questi documenti hanno bisogno d’essere approfonditi e spiegati, come avviene in molte parrocchie con sussidi e incontri. Ma anche in questo caso rimane aperta la domanda: quanti frequentano questi incontri? E specialmente: quanti credono che la Chiesa abbia veramente l’assistenza dello Spirito quando si pronuncia in modo ufficiale su problemi di fede e di morale? Ormai la fonte che informa e presenta questi documenti sono i mass media, che sono i meno qualificati per cogliere la sostanza di questi interventi della Chiesa e per aiutare i fedeli a capirli.



Non è raro che molti credenti, basandosi su quanto raccontano i quotidiani, rifiutino il messaggio della Chiesa, senza preoccuparsi di verificare se quanto scrivono i giornali corrisponde veramente ai contenuti dei documenti ecclesiali. Se poi si è anche condizionati dal pregiudizio che la Chiesa affida il compito di illuminare i suoi fedeli a persone "senza competenza" su alcune materie, tutti gli interventi della Chiesa diventano inutili.



San Tommaso dice che la nostra intelligenza è come uno specchio. Se è terso e limpido riflette la realtà come realmente è. Se, invece, è deformato riflette la realtà deformandola. Ciò che deforma lo specchio della nostra intelligenza sono i pregiudizi, le precomprensioni, ma anche le passioni, la cultura dominante, la moda, il contesto sociale. Chi vuole giungere veramente alla verità dovrebbe prima di tutto esaminare sé stesso per vedere se nella sua ragione esistono elementi che condizionano la sua ricerca e la guidano in una particolare direzione.



È un lavoro che pochi fanno. Il fatto di avere la ragione per ragionare non sempre garantisce che si ragioni bene. Per questo il singolo diffida in una certa misura di sé stesso e si confronta con chi può aiutarlo nella ricerca della verità. E per il cristiano un grande aiuto viene proprio dal Magistero, al quale è assicurato l’assistenza dello Spirito, che è Spirito di sapienza, scienza, intelletto, consiglio.







D.A.

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