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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
L´INTERVENTO. La crisi del celibato e la
L´INTERVENTO. La crisi del celibato e la "bolla" contro i gay
Malgrado l´ampio clero celibatario l´Italia è stata (ed è) una grande nazione cattolica afflitta come poche altre dalla piaga del clientelismo e dei privilegi ereditari
Mercoledì 01 Novembre 2006
di l'Unità
in Religione

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FAUSTO ANDERLINI



La Salara di Bologna come l´Atrio di Minerva. Infatti la bolla dell´Avvenire ha un precedente curioso. Sembra che proprio all´inizio, nel lontano 390 d.C., la condanna ecclesiastica dell´omosessualità sia cominciata con l´affissione di un decreto imperiale nell´Atrio di Minerva a Roma, un luogo conosciuto come ritrovo di attori, scrittori ed artisti. Nonostante non manchino precedenti, fa impressione riudire questo accostamento criminalistico fra "arte degenerata" e "scostumatezza" sessuale. Proprio ora, in una società democratica che si vorrebbe evoluta, sicura di sé, con cittadini capaci di discernimento. Ma perché presso una così larga parte della gerarchia riemerge un astio verso le problematiche omosessuali di misura incomparabile rispetto allo scandalo suscitato dalla volgarità televisiva dilagante? Perché questo zelo così assiduo che porta autorevoli prelati ad assomigliare alla Gardini sorpresa in bagno? A mio parere esso sembra davvero aver poco da spartire con lo sforzo di ri-evengelizzazione della società. E persino con la rinormazione cattolica (come nei desiderata degli "atei devoti") della cultura nazionale. La mia tesi è che bisogna piuttosto scavare nella crisi del celibato, quale manifesta in modo clamoroso nello scandalo della pedofilia in Usa, e in forma endemica nella diaspora dei preti sposati. L´impressione è che la Chiesa, ben lungi da riacquistare il monopolio sui costumi sessuali e riproduttivi, stia perdendo il controllo su uno degli istituti cruciali ai fini del suo ordinamento istituzionale: il clero celibatario. La scelta totalizzante della continenza sessuale, cioè l´autocastrazione simbolica della propria ufficialità (il clero), è stato il modo, specie dopo il Concilio di Trento, con cui la Chiesa ha affrontato il nodo della propria unità sintetica di fronte alle spinte centrifughe della società. Una scelta sublime, ascetica ed élitaria (cioè esclusa ai laici), imposta al proprio nucleo "dirigente" sia per combattere al meglio la lotta per la cristianizzazione sia per evitare gli incidenti connessi ai privilegi legati alla parentela. Il risultato è stato un sistema sessualmente chiuso (per quanto socialmente aperto), misogino, che fa della sterilità una virtù, e nel contempo "virile": una solidarietà sacra ed élitaria di castrati posti a servizio della gente comune.

Una cerchia in abito talare che proprio per essere credibile deve allontanare disperatamente da sé, con l´omofobia, quel sospetto di omosessualità che ricade sui comuni androcei, come navi e caserme. Di qui una vera e propria estroflessione freudiana dell´insicurezza, che prima (come nell´età dei lumi) si abbatte contro il libertinismo, cioè il piacere sessuale come tale, e poi, come adesso, quasi solo contro l´omosessualità (infatti molti ferventi clericali laici, specie di destra, si vantano d´essere gaudenti fallocrati "sciupafemmine" senza che su di loro ricada alcun anatema). Ma quanto più l´ostracismo diventa ossessivo tanto più aumentano le contraddizioni del messaggio. Già fortemente problematico nella vecchia società agraria, il controllo normativo della sessualità è diventato patetico in una società di individui acculturati ed avvertiti sui dispositivi neuro-biologici, perciò capaci di auto-controllo pulsionale. Come potere trarre insegnamenti da una casta sacrale avulsa dalla vita reale, vieppiù anacronistica anche dal punto di vista anagrafico (tanto che le vocazioni sono ridotte al lumicino) portata a stigmatizzare anzichè comprendere, e che in più mostra serie difficoltà nel self-control celibatario di sé stessa? In questa battaglia, in questa difesa disperata di un istituto così contro-senso e inattuale, beninteso, c´è anche dell´eroismo. Ma esso risulterebbe ben più apprezzabile se non cercasse capri espiatori da dare in pasto al più vile senso comune, e soprattutto se avesse mostrato la coerenza necessaria. Malgrado l´ampio clero celibatario l´Italia è stata (ed è) una grande nazione cattolica afflitta come poche altre dalla piaga del clientelismo e dei privilegi ereditari, con una sfera pubblica letteralmente inquinata dal più vieto "stallonismo" e dagli appannaggi familistici. Insomma tanta fatica ed astinenza, per trovarsi, alla fine, un paese meschino come i personaggi di Alberto Sordi… Siamo dunque nel regno della comicità…

fausto anderlini



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