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| Chiesa e omosessualita': una "rete" per aiutare i preti gay |
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| Da qualche anno e' sorta in Italia una rete di preti omosessuali, un mutuo soccorso quasi catacombale, "per aiutarsi, per non stare soli, per riflettere insieme". |
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| Lunedì 08 Gennaio 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Agli incontri partecipano anche sacerdoti eterosessuali che vogliono aiutare i loro confratelli e, all'inizio, vi ha preso parte pure uno dei vescovi ausiliari di Roma. Lo rivela un sacerdote gay, recentemente tornato al ministero dopo sei anni di "autosospensione". La sua storia, e' caratterizzata da un sofferto desiderio di fedelta' al celibato. Ma anche da "cadute" che si sono fatte meno frequenti e meno drammatiche mano mano che il protagonista "accettava" la sua condizione. A raccogliere questa testimonianza e' stato il giornalista Marco Politi nel libro "La confessione", pubblicato dagli "Editori Riuniti" con la prefazione del vescovo Luigi Bettazzi. "L'obiettivo e' quello di non lasciare soli i preti omosessuali", spiega il sacerdote sottolineando che "la rete e' diffusa specialmente al Nord, ma ha propaggini anche nell'Italia centro-meridionale. E' nata spontaneamente, per necessita', ed e' stato evitato volutamente ogni tipo di legame organizzativo, per non crere un ghetto e non suscitare paure". Infatti, sottolinea la fonte, "c'e' sempre chi teme di essere scoperto dai superiori e venire etichettato come socio di una cooperazione omosessuale", cosi' "alle riunioni alcuni sacerdoti hanno taciuto per anni la loro identita', non rivelando nemmeno il loro nome di battesimo". Il principale animatore e' "un prete lombardo, professore universitario, che ha deciso di dedicarsi alla cura dei credenti omosessuali dopo il suicidio di un suo amico, un cattolico praticante umiliato e angosciato per la propria omosessualita' che alla fine si e' tolto la vita". La "formula" e' molto semplice: "nelle citta' dove ci si riunisce - confida il sacerdote - non si e' mai piu' di dieci, a volte appena cinque o sei: si mangia un boccone a casa di uno di noi e poi si discute dei nostri problemi. Due, tre volte l'anno c'e' un incontro di preti omosessuali di tutta Italia, anche li' i partecipanti arrivano appena alla ventina. Si sta insieme una giornata per approfondire un tema, qualche volta si invita un teologo, uno studioso, un uomo di Chiesa". Secondo il sacredote, reintegrato dal suo vescovo e che attualmente lavora in una istituzione ecclesiastica della Capitale, "la rete e' soprattutto un modo di offrire attenzione e solidarieta', e' uno sforzo di carita' cristiana. Il rapporto personale - scandisce - e' decisivo: chi puo' sta vicino al sacerdote allo sbando; se c'e' bisogno di soldi si interviene fraternamente; a volte il prete ha bisogno di cambiare ambiente, e allora si contatta un parroco che possa ospitarlo. Se gli serve un periodo di convalescenza si cerca un monastero di campagna e si parla con l'abate". In altri casi, rivela ancora la fonte, "ci si impegna per trovargli un incarico contattando il Vicario generale di una diocesi che ha un buon vescovo", oppure "gli si sta semplicemente accanto, telefonandogli di tanto in tanto. Cose minimali che hanno un valore psicologico enorme per chi si sente abbandonato o reietto". Nel libro di Politi, per la prima volta il tema dell'omosessualita' di alcuni sacerdoti e' affrontata con rispetto e grande serenita', senza pregiudizi ma anche senza la rivendicazione di un "orgoglio gay" che e' di fatto molto lontano dal sentire di questi sacerdoti. Le loro aspirazioni sono infatti molto "semplici": vivere il ministero a servizio dell'intera comunita' senza sentirsi esclusi dalla diversita' della loro inclinazione sessuale, che essi si sforzano di non tradurre in comportamenti, magari cadendo e ricadendo ma sempre ricercando la fedelta' ai loro impegni. Incoraggiati dalla consapevolezza che, come ricorda il libro citando i pronunciamenti del Magistero, questa condizione non e' una "colpa". "E' necessario - conclude il sacerdote intervistato da Politi - che nelle varie diocesi vi siano punti di appoggio, a cui possano rivolgersi se sono in difficolta'. Serve un piccolo pronto intervento per aiutarli a rasserenarsi e ritrovarsi. Perche' arrivino al traguardo di vivere positivamente il loro sacerdozio, integrando la propria condizione esistenziale".
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