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| Chiesa cattolica e giubileo: l'ossessione degli omosessuali |
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| "Ossessionato dal gay pride e dall'embrione, perdente su debito estero, pena di morte e amnistia". Dal manifesto di sabato 6 gennaio 2001 |
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| Lunedì 08 Gennaio 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Tutte le feste porta via Chiude l'anno santo, si spengono i riflettori sul 2000 cattolico. ROBERTA CARLINI
E'stato l'anno in cui il papa ha svelato il terzo segreto di Fatima - il debutto di un nuovo genere, la profezia sul passato - e ottenuto la grazia per il suo attentatore. L'anno in cui ha accolto centinaia di migliaia di giovani e respinto centinaia di migliaia di gay. L'anno in cui ha chiesto scusa agli ebrei e ha ricevuto Haider. L'anno in cui ha aperto le giornate del dialogo e ha beatificato Pio IX. Mentre i contabili si affrettano a tracciare il bilancio economico del Giubileo e gli ultimi pellegrini corrono per infilare la Porta santa prima che si chiuda, ripercorriamo qui le voci di un altro bilancio, senza cifre.
Debito e carceri Su scala planetaria, i temi politici portanti del Giubileo riguardavano i poveri del mondo e i detenuti, dentro e fuori i bracci della morte. Ma le remissione del debito dei paesi in via di sviluppo, la clemenza per i detenuti e la moratoria della pena di morte sono i tre grandi insuccessi dell'anno santo. La prima e la terza domanda hanno ricevuto consacrazione formale nel Giubileo dei politici - il 3 e 4 novembre 2000 -, nella "mozione" approvata dal similparlamento convocato nella sala Paolo VI per l'occasione. Ma oltre la forma non si è andati. La pena di morte è stata condannata solo dai pesi che già la condannavano, l'amnistia persino in Italia - paese con il più alto tasso di subalternità politica ai messaggi giubilari - si è bloccata alle soglie della campagna elettorale. Alla fine, l'unico "graziato" del Giubileo è il Lupo grigio Ali Agca, liberato il 13 giugno dal laico Ciampi a un mese dalla "rivelazione" del terzo segreto di Fatima: in maggio il Vaticano aveva annunciato urbi et orbi, con grande kermesse mediatica e con un certo imbarazzo delle gerarchie ecclesiatiche, che il contenuto del segreto di suor Lucia non riguardava la fine del mondo ma la caduta di una spada di fuoco sul vescovo di Roma. Se calcoli elettorali e mancanza di volontà politica hanno rimandato al Giubileo del 2025 ogni decisione su detenuti e condannati e morte, ancora più pressanti calcoli economici hanno bloccato qualsiasi decisione sul debito. E' vero, la tematica ha conquistato il palco di Sanremo grazie al rap di Jovanotti, ma è difficile che con quella musica qualche africano si sfami.
Orgoglio e pregiudizi All'oscuramento delle tematiche "planetarie" ha contribuito la stessa chiesa cattolica, enfatizzando a dismisura le sue posizioni di chiusura sui diritti civili e scavalcando a più riprese la sponda destra del Tevere per esigere dallo stato italiano obbedienza in materia. A gennaio - subito dopo il debutto dell'anno santo, con un Giubileo dei bambini organizzativamente disastroso - già usciva dal Vaticano ufficiosamente il primo "altolà" alla prevista celebrazione della Gay pride a Roma. Esplicitato il 26 maggio dal cardinal Ruini: la parata degli omosessuali a Roma nell'anno santo non si deve fare, diceva l'altissimo prelato. "La nostra richiesta è questa e rimane questa. Saremmo dispiaciuti e adombrati se non venisse accolta". La cronaca del successivo tira e molla dei nostri politici è tristemente nota: dal "purtroppo c'è la Costituzione" di Giuliano Amato, al ritiro del patrocinio del comune di Roma alla manifestazione. Risultato: la prima grande manifestazione dell'orgoglio gay in Italia, aperta e popolata anche da tantissimi eterosessuali. Per il Vaticano, un boomerang. Per rimuovere l'immagine oscurantista mostrata in occasione del Gay Pride, la chiesa cattolica ha potuto però contare su centinaia di migliaia di giovani arrivati a Roma per il loro Giubileo. Siamo a Ferragosto, e la chiesa mostra tutta la sua potenza mediatica ma anche la sua capacità di attrazione. Evitando intelligentemente di inoltrarsi troppo, in quei giorni, sul terreno delle scelte sessuali e sui costumi sociali. Temi che ritornano prepotentemente subito dopo: davanti ai medici, ai chirurghi, ai politici (nei rispettivi giubilei) il principio unico affermato è la tutela dell'embrione. Di qui la scomunica per la gran parte delle pratiche di fecondazione assistita, per la "pillola del giorno dopo", per la ricerca sulle cellule staminali a scopo terapeutico, per il preservativo. Un terreno su cui la cultura laica rivela - a livello politico - tutta la sua debolezza, con la sola eccezione del ministro della sanità Veronesi che tiene fermamente la sua posizione di fronte alle ingerenze che da Ruini in giù tutta la chiesa pratica. Ma anche un terreno sul quale - forse - il bilancio politico del Giubileo non può dirsi in attivo: difficile affermare che in Italia, al termine dell'anno della propaganda giubilare, a livello diffuso si rimetta in discussione la legge sull'aborto o l'uso della pillola.
Scuse e beati Su un piano più strettamente religioso, evento clou del Giubileo è stato il "mea culpa" del papa. Domenica 12 marzo, Giovanni Paolo II ha chiesto perdono "per i peccati passati e presenti dei figli della chiesa". Ma le colpe dei figli (inquisitori, antisemiti e quant'altro) non si sono allungate sui (santi) padri né sulla storia presente. E' nel presente dell'anno giubilare che viene beatificato Pio IX, il papa re che aveva benedetto il "furto" del piccolo Mortara, ebreo battezzato e sottratto alla sua famiglia. E' nel presente dell'anno giubilare che il cardinale Ratzinger ripropone dottrinariamente la superiorità del cattolicesimo: non c'è posto per i non cattolici in paradiso. Così, la prevista Giornata del dialogo con gli ebrei viene annullata dalle comunità ebraiche.
Il fattore Roma Pullman, treni, stazioni, parcheggi, cessi pubblici, vigili, spazzatura, pasti caldi, ambulanze... Ogni progetto amministrativo è stato piegato in funzione dell'arrivo dei pellegrini, ogni mattone è stato posto per chi veniva a chiedere indulgenza. Gli albergatori e i commercianti non hanno fatto un ricco bottino, le agenzie viaggi (vaticane) sì, i romani e le romane hanno sopportato. E' andata, e tutto sommato la città ha retto. A gloria del sindaco e candidato premier Francesco Rutelli, che si dimetterà lunedì subito dopo la chiusura della Porta Santa.
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