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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Roma. Fini AN: Veltroni inciamperà sul voto cattolico
Roma. Fini AN: Veltroni inciamperà sul voto cattolico
«Sui temi importanti - osserva il presidente di An - le sensibilità dei cattolici sono più difese dal centro-destra che dal centro-sinistra. Diritto alla vita, lotta alla droga, fecondazione assistita
Domenica 07 Gennaio 2001
di Il Messaggero
in Religione

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Il leader di An esclude una sua candidatura per il Campidoglio: «Non c’è bisogno di me, il Polo ha altri nomi. D’Antoni? Per fare An ce ne vogliono dieci»

«Riforme chiuse, collaboriamo sugli italiani all’estero. Se vinciamo, sulle presidenze imiteremo l’Ulivo» di MARIO AJELLO

SUBIACO — «La corsa di Veltroni a sindaco di Roma sarà molto, ma molto in salita». Gianfranco Fini si sente sicuro. Forse anche perchè la candidatura del leader Ds non sembra entusiasmare gli ambienti ecclesiali? «Sui temi importanti - osserva il presidente di An - le sensibilità dei cattolici sono più difese dal centro-destra che dal centro-sinistra. Diritto alla vita, lotta alla droga, fecondazione assistita, Gay Pride, libertà nella scuola: su questioni così rilevanti Veltroni o qualsiasi altro candidato della sinistra non può che incontrare difficoltà per la conquista dei voti cattolici». Fini - che è venuto a Subiaco per dare i regali ai bambini nella tradizionale Befana Tricolore di An - si ferma un attimo nel ragionamento. Poi fa l’aria di chi scorge dell’autolesionismo nell’Ulivo a Roma: «Un candidato come Veltroni a noi ci aiuta. E’ troppo caratterizzato a sinistra». Se poi scendesse in campo Fini, come qualcuno gli continua a chiedere a dispetto dei suoi niet ribaditi da tempo... «Non servo io. Il centro-destra a Roma può trovare il candidato giusto per la vittoria». Domenico Fisichella? «Sarebbe perfetto. Ma gli ho chiesto personalmente la disponibilità, che mi ha dato, per un incarico di altra natura». Fini non specifica quale. Probabilmente si tratta della presidenza del Senato. Il nome più circolante come candidato sindaco continua ad essere Sergio D’Antoni. «Sono abituato a ragionare sui dati di fatto. Nelle sue dichiarazioni, l’ex segretario della Cisl ha detto di essere contro la sinistra. Questo mi sembra un ottimo punto di partenza». Ovviamente c’è un ma. «Ma se crede di poter andare avanti da solo, senza schierarsi, allora dico a D’Antoni che è un velleitario. Se invece sceglie di entrare nella Casa delle Libertà, gli dico benvenuto. D’Antoni non avrà mai il nostro consenso, se crede di schierarsi in modo autonomo contro le sinistre. Essere contro di loro è un merito. Ma va accompagnato con una limpida scelta di campo». Se D’Antoni la farà, il rischio - come si auspica in certi ambienti, come Cossiga non fa mistero di augurarsi - è che a fare le spese della saldatura fra il mondo ex-Dc e Forza Italia sarà proprio An. «Davvero? Vaghezze da politologi. Berlusconi tutto quello che c’era da prendere nell’area dei voti un tempo Dc già lo ha preso. Il centro è lui, come sa bene il Ppe e con buona pace di Castagnetti. E poi, servono dieci movimenti alla D’Antoni per pareggiare e e eventualmente sostituire il nostro 15 per cento di voti». Sulla possibilità di fare le riforme in questa legislatura, Fini è categorico. «La maggioranza sostiene di poter cambiare da sola la legge elettorale e di riuscire a modificare la Costituzione in senso federalistico? Facciano pure. Questo la dice lunga sulla loro arroganza. Noi siamo pronti a impegnarci soltanto per la legge sul voto agli italiani all’estero. Per il resto, appuntamento all’Assemblea Costituente». E qui cominciano i discorsi di prospettiva, ad uso dell’immediato futuro post-elettorale. Va bene, Fini al Viminale non ci pensa proprio, come ha annunciato subito. Non è da scartare però almeno nelle ipotesi forti un ruolo di vice-ministro degli interni - nuova carica in via di istituzione - per Alfredo Mantovano di An. E poi, la Lega non fa che proporre organigrammi e prenotare dicasteri. «Prima si vince, poi si parla del ruolo di Bossi e di tutte queste altre cose», taglia corto Fini. Nel caso di trionfo elettorale, darete almeno la presidenza di una delle due Camere all’opposizione? «Le sembra che loro, in questi anni, abbiano fatto così con noi? C’è un rappresentante di An o di Forza Italia al vertice di Montecitorio o di palazzo Madama? Nicola Mancino e Luciano Violante non sono forse del Polo? Anche per noi, nel caso davvero vincessimo, dovrà valere il fatto che la maggioranza parlamentare ha tutto il diritto di fare le nomine istituzionali in piena autonomia. Ritengo che il senso di responsabilità istituzionale dovrà dimostrarsi attraverso le modalità scelte, e qui mi riferisco all’Assemblea Costituente, per fare le riforme e non attraverso altre strade». Come un accordo bipartisan per scegliere i successori di Mancino e Violante. Quello proprio no.

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