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| Sul rapporto tra fede, omosessualità e movimento gay |
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| Quale rapporto può esserci tra un omosessuale credente e la propria religione? |
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| Venerdì 29 Dicembre 2000 |
| di Aurelio Mancuso |
| in Religione |
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Quale rapporto può esserci tra un omosessuale credente e la propria religione? Per alcuni versi un omosessuale può oggi essere sufficientemente soddisfatto perché in quasi tutte le confessioni religiose si può vivere la propria fede con serenità: dall’ebraismo al buddismo si possono trovare organizzazioni religiose moderne, accoglienti rispetto alla persona omosessuale. Naturalmente permangono, in diverse religioni, ostilità e condanna verso i gay e le lesbiche: nell’Islam, nell’Ortodossia, in alcune confessioni protestanti e nella Chiesa cattolica. In particolare la Chiesa cattolica, di cui ci occupiamo in questo articolo, continua ad essere governata da una gerontocrazia che interpreta il ruolo della Tradizione come esclusivo strumento di coerenza per vivere la fede. Per un cristiano italiano le vie di fuga sono molteplici, prima fra tutte abbandonare il cattolicesimo e abbracciare il protestantesimo (i più consigliabili sono i Valdesi, robusti nella fede e nell’accoglienza, sicuri nella difesa della laicità dello Stato e delle libertà individuali). Se fosse così semplice già molti di noi avrebbero compiuto il grande passo. In verità essere cattolico significa molte cose. E’ una chiamata al messaggio cristiano assai intensa, che insiste anche su una adesione secolare di un intero popolo di cui ha nutrito la cultura, i costumi, le usanze. Il cattolicesimo è forse, per richiamo mistico e realtà storica, la religione più attigua al sentimento omosessuale italiano. Punisce, ma riabilita, condanna, ma comprende, è intrisa di pessimismo sessuale e allo stesso tempo si preoccupa in ogni sua articolazione di regolare il comportamento sensuale e affettivo. Naturalmente parliamo dell’oggi, perché il passato è talmente macchiato di sangue di innocenti, da rendere impossibile una serena analisi. Ma anche l’oggi è consequenziale a un passato dove, alla feroce repressione si accompagnava una libertà di costumi e di pratiche consolidate, che molto coinvolgevano (e coinvolgono tuttora) i consacrati. Ora, la fuga degli omosessuali dalla Chiesa cattolica non è avvenuta in passato e difficilmente avverrà in futuro. E niente e nessuno potrà convincerli altrimenti, neppure i tanti gay autorevoli atei o agnostici che giustamente evidenziano, con diversità di toni, le colpe della gerarchia cattolica. D’altronde la doppia morale di cui è portatrice la Chiesa dei poteri (altra cosa è l’Ecclesia) permette a milioni di omosessuali italiani di utilizzare una pratica vecchia di secoli: il nicodenismo. A poco servono gli appelli (e un lavoro meritevole che va riconosciuto e sostenuto) dei gruppi degli omosessuali credenti, che vivono una doppia emarginazione: da una parte una malcelata sopportazione da parte delle gerarchie che tentano in tutti i modi di limitarne il messaggio e di condizionarne le potenzialità, dall’altra la diffidenza della stragrande maggioranza dei cattolici omosessuali che li reputano dei gruppetti dannosi o perlomeno fastidiosi. All’interno della Chiesa la delazione al fine di distruggere la carriera (laica o religiosa che sia) è abitudine consolidata nei secoli, e non concede la possibilità di avvicinarsi, seppur in modo carbonaro, a associazioni bollate dall’infamia. L’unica possibilità, almeno per ora, in attesa che passi ancora molta acqua sotto i ponti, è l’autoesclusione, la vita ai margini di una Chiesa lontana dal suo messaggio evangelico e di speranza. Appurato però che quasi nessuno seguirà questo consiglio, bisogna porsi, come movimento gay, al di là degli urli e delle dichiarazioni (a volte sguaite e dannose) se questa gran massa di omosessuali è da lasciare ai margini anche della supposta comunità omosessuale italiana. Per i gay e le lesbiche non credenti gli omosessuali cattolici sono un peso, un fastidioso fardello, gente strana, ambigua, in continuo bilico tra la propria essenza corporea e le proprie convinzioni religiose. L’ipocrisia degli omosessuali cattolici è fonte di dileggio, da parte di tanti. Finché ci si fermerà a questo lo stesso movimento omosessuale italiano non maturerà. Finché non si faranno i conti fino in fondo con le proprie e altrui contraddizioni, il carattere ambiguo e vivacchiante delle organizzazioni gay italiane non sarà superato. Il cattolicesimo non è un corpo estraneo del movimento, né può essere trattato come un nemico da abbattere. I pregiudizi, le incrostazioni da Santa Inquisizione, le discriminazioni, le intrusioni nell’organizzazione laica dello Stato, vanno combattute, non una fede che ha come essenza un messaggio salvifico di grande portata. Questo articolo ha ricevuto 186 visite.
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