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| L'omosessualità raccontata da un prete - |
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| La confessione (sottotitolo "Un prete gay racconta la sua storia", Editori Riuniti L.18000) è la testimonianza aspra, sincera ed appassionata di un sacerdote omosessuale, raccolta dal giornalista di Repubblica Marco Politi, esperto di problemi politici e religiosi del Vaticano. Da Web Magazine |
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| Martedì 26 Dicembre 2000 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Alle soglie del terzo millennio l'omosessualità resta un argomento tabù per la Chiesa cattolica, stretta tra spinte contrastanti riflesse nei documenti ecclesiastici ufficiali, che stigmatizzano formalmente ogni tipo di intolleranza, ma ribadiscono al tempo stesso la ferma condanna di una condizione definita "intrinsecamente ed oggettivamente disordinata", che nel catechismo della Conferenza episcopale italiana viene catalogata insieme alla prostituzione, all'incesto, allo stupro.
Il sacerdote (di cui si tace il nome per comprensibili ragioni) parla in prima persona, anche se il lettore si accorgerà della mediazione letteraria di un giornalista sensibile e misurato come Politi, che ci guida lungo un itinerario lacerante, una storia sofferta che ha per protagonista un uomo continuamente in bilico tra la sete di sacro e il richiamo incoercibile della sessualità. Un uomo che non rivendica il diritto di peccare, ma chiede solo di non sentirsi delegittimato nella sua missione sacerdotale. Non è un contestatore, ma un sacerdote dilacerato che rifiuta l'ipocrisia e la rigidità moralistica, chiedendo comprensione, rispetto, dialogo. Ha conosciuto l'emarginazione e la sofferenza, ha cercato di reprimersi e di trovare un equilibrio interiore; sa che molti suoi confratelli si trovano nella medesima condizione. Ecco cosa dice a pag.51: "Il grande passo è riconoscersi di fronte a se stessi e agli altri. Riconoscere la propria omosessualità è una liberazione. Conosco altri preti come me (...), preti che fanno il gioco sporco, si lasciano andare in pubblico ad infuocate proclamazioni di moralità, difendono la linea ufficiale della Chiesa e poi hanno storie personali squallide. Sono casi psicanalitici. La doppia vita è una sofferenza continua. Al peggio, la gente si suicida. Io per tre anni ho rischiato di farlo (...) Ero lacerato, strattonato, scisso tra il desiderio di una vita da prete perfetto e la corsa agli incontri (...) Peccavo e volevo tornare immacolato". Il libro è estremamente prezioso, perché il protagonista ripercorre con grande sincerità i drammatici passaggi della sua vicenda: i primi incontri "proibiti", la sofferta richiesta di lasciare temporaneamente il ministero sacerdotale, la lunga convivenza con un compagno, l'ipocrisia, ma anche la comprensione che ha trovato nell'istituzione ecclesiastica, il raggiungimento, infine, di un'armonia con se stesso e l'aiuto prestato ai confratelli in difficoltà, chiusi nella triste condizione di essere per la Chiesa doppiamente peccatori, quando abbiano rotto il sacro impegno del celibato.
Pur nel contesto di una fede incrollabile e di un amore costante per la Chiesa, egli non può non auspicare una evoluzione progressiva, ma necessaria della dottrina cattolica in materia di etica sessuale, senza rivendicazioni rumorose ed inutili ostentazioni, perché "i tempi non sono maturi per un coming out sistematico, per un rivelarsi generale dei preti (e dei vescovi) omosessuali". "L'omosessualità è un nodo irrisolto della Chiesa cattolica. Coinvolge tanti aspetti delicati. Esige una visione diversa del sesso, una sua rivalutazione, una concezione differente della crescita della persona umana. Quando alcuni episcopati, negli Stati Uniti, in Francia e in Olanda, hanno tentato di elaborare una posizione più articolata, il Vaticano è subito intervenuto". Il libro è di facile lettura, anche se restituisce tutta l'intensità del dramma vissuto dal sacerdote, un continuo cadere e rialzarsi descritto con dovizia di particolari, senza reticenze, ma al tempo stesso senza scadere nello scandalistico e nel segno di una vocazione autentica e sincera. Per questo un vescovo moderno, "scomodo" e progressista come Luigi Bettazzi ha accettato di scrivere un'illuminante e bellissima prefazione. "La verità rende liberi", si legge nelle Sacre Scritture e forse, tra qualche decennio, il Vaticano chiederà perdono e farà autocritica per le sofferenze inflitte nei secoli agli omosessuali. E' l'auspicio di Politi e, senza dubbio, di tutti coloro che rifiutano l'ipocrisia della Chiesa e le becere strumentalizzazioni politiche degli anatemi vaticani, a prescindere dalle proprie inclinazioni sessuali. Questo articolo ha ricevuto 124 visite.
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